Reazioni internazionali all’attacco americano, inglese e francese in Siria

Pubblicato il 14 aprile 2018 alle 13:10 in Medio Oriente Siria

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Le reazioni della Russia, della Siria, dell’Iran, di Israele, della Turchia e della Germania in seguito all’offensiva militare condotta dalle forze americane, francesi e britanniche in Siria nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 aprile.

Sabato 14 aprile, il vicepresidente del comitato per gli Affari Esteri russo, Vladimir Dzhabarov, ha affermato che la Russia si è appellata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per fissare un vertice e discutere circa i raid aerei condotti in Siria nella notte tra venerdì e sabato dagli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia. Il presidente del comitato per gli Affari Internazionali della  camera alta del Parlamento russo, Konstantin Kosachev, ha affermato che l’offensiva occidentale in Siria costituisce una aperta violazione del diritto internazionale, ed è stata probabilmente organizzata per impedire le indagini del team di esperti dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC), i quali si erano recati sul luogo tra giovedì 12 e venerdì 13 aprile e avrebbe dovuto iniziare le proprie ricerche sull’attacco chimico del 7 aprile a Douma nella giornata di sabato 14 aprile. Inoltre, il ministero della Difesa russo ha fatto sapere che la maggior parte dei missili lanciati dalle tre potenze occidentali sono stati intercettati dal sistema di difesa aerea del governo siriano. Sia il ministero della Difesa sia le agenzie di stampa russe hanno altresì reso noto che nessuno degli attacchi condotti ha colpito le zone siriane in cui sono situate le basi russe di Tartus e Hmeimim.

In Siria, durante una dichiarazione andata in onda nella mattina di sabato 14 aprile sull’emittente nazionale, l’esercito del Paese ha affermato che l’offensiva occidentale nel Paese non minerà la volontà delle forze militari siriane di continuare la propria battaglia contro tutti i rimanenti militanti del Paese e contro i gruppi terroristici armati. Il ministero degli Esteri siriano ha altresì reso noto che l’offensiva a guida americana porterà solamente all’acuirsi delle tensioni nella regione e nel mondo, minacciando di fatto la sicurezza internazionale. Il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha riferito al suo omologo iraniano, Hassan Rouhani, che l’attacco americano aumenterà la determinazione del suo governo a combattere e sconfiggere il terrorismo, sradicandolo da ogni angolo del Paese. Rouhani ha risposto ad Assad che Teheran continuerà a dimostrare la sua lealtà alla Siria, e che è fiducioso che l’aggressione dei tre Paesi occidentali non indebolirà la determinazione siriana nella battaglia contro il terrorismo.
Il governo siriano, insieme alla Russia e all’Iran, suoi alleati, ha respinto le accuse che lo vedono responsabile dell’attacco chimico alla città siriana di Douma, e Mosca ha accusato Londra di aver contribuito a inscenare l’incidente di Douma con il fine di sobillare sentimenti anti-russi nella popolazione occidentale.

Il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha reso noto che, a suo avviso, l’attacco occidentale in Siria costituisce un crimine a tutti gli effetti, e inoltre non otterrà il suo obiettivo di deterrenza, proprio come non è stato ottenuto dagli attacchi degli anni passati in Iraq, in Siria e in Afghanistan. L’Ayatollah ha poi pubblicamente affermato che dichiara il presidente degli Stati Uniti, il presidente francese e il primo ministro britannico tre criminali. Dal canto suo, il ministro della Difesa iraniano, Hossein Dehghan, ha affermato che il popolo siriano risponderà senz’altro a questi attacchi, e che l’opinione pubblica mondiale dovrebbe condannare una simile aggressione a guida statunitense. Yadollah Javani, a capo delle Guardie della Rivoluzione iraniane, ha affermato che il fronte di resistenza – espressione con la quale egli ha spesso definito le forze mediorientali che si oppongono a Israele e a Washington – sarà rafforzato da tale azione occidentale, e avrà più libertà di agire contro gli Stati Uniti. Gli americani si dovranno aspettare le conseguenze di tale azione, ha concluso Javani. Quanto al ministero degli Esteri iraniano, l’organo ha comunicato che indubbiamente, gli Stati Uniti e i loro alleati, i quali hanno intrapreso azioni militari contro la Siria nonostante l’assenza di prove evidenti dell’attacco chimico, si dovranno assumere la responsabilità del loro atteggiamento, e saranno colpevoli tanto delle conseguenze regionali quanto di quelle internazionali che esso susciterà. Il ministero ha infine ricordato che l’Iran si oppone all’utilizzo di armi chimiche sulla base di precisi standard religiosi, legali ed etici, ma al contempo condanna l’uso dello stesso come pretesto per compiere aggressioni a uno Stato sovrano. L’analista iraniano Hossein Sheikholeslam, un ex ambasciatore di Teheran presso Damasco, ha reso noto che, a suo avviso, l’offensiva americana, francese e inglese provocherà una rinnovata coesione del popolo siriano sotto il governo di Assad.

Yoav Gallant, un membro del gabinetto di sicurezza del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha pubblicato sul suo profilo Twitter un messaggio in cui afferma che l’offensiva occidentale a guida americana in Siria è a suo avviso un importante segnale per l’Iran, per la Siria, e per il gruppo militante libanese di Hezbollah, appoggiato da Teheran. Secondo Gallant, tale raid è di monito a questi Paesi e fazioni affinché capiscano che l’uso di armi chimiche oltrepassa il limite consentito, e l’umanità non può tollerarlo oltre. Inoltre, un ufficiale israeliano ha comunicato che il suo Paese era stato già allertato preventivamente circa le operazioni militari previste da Washington, con un anticipo tra le 12 e le 24 ore. Quando i reporter hanno chiesto a suddetta fonte se Israele abbia aiutato gli Stati Uniti a scegliere i bersagli da colpire, l’ufficiale, il quale ha parlato in condizioni di anonimità, ha risposto: “non che io sappia”.

Una fonte vicina al ministero degli Esteri della Turchia, nella mattina di sabato 14 aprile, ha fatto sapere che il Paese applaude l’iniziativa militare condotta in Siria da Washington, Londra e Parigi, e la considera una risposta “appropriata”. Anche Ankara era stata prevenuta circa le intenzioni americane, britanniche e francesi; a riferirlo, durante un’intervista andata in onda in televisione sul canale CNN Turk, è stato Mahir Unal, il portavoce del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), che è attualmente al potere in Turchia.

In Germania, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che pure non aveva voluto prendere parte all’attacco a guida statunitense in Siria, ha difeso tale offensiva e la ha definita “necessaria e appropriata”. Merkel ha poi aggiunto che la Germania ritiene che i suoi alleati americani, britannici e francesi abbiano agito assumendosi le proprie responsabilità in quanto membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

In un appello trasmesso dall’emittente televisiva nazionale americana, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato: “Siamo preparati a portare avanti questo tipo di risposta finché il regime siriano non smetterà di utilizzare agenti chimici illegali”.

In Francia, il ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian, in un discorso andato in onda sulla televisione nazionale, ha dichiarato: “Quest’azione è stata proporzionata e ha avuto bersagli mirati, non era volta a colpire né gli alleati di Assad né la popolazione civile”. Le Drian ha poi aggiunto che l’unico scopo dell’offensiva militare è stata la distruzione degli arsenali chimici in mano al regime siriano, affinché non possano essere compiuti “nuovi massacri”.

Anche a Londra, la premier, Theresa May, ha ribadito che si è trattato di un attacco mirato e ponderato. May ha altresì chiarito che non si è trattato di un’offensiva volta a intervenire nella guerra civile siriana – in corso nel Paese dal 15 marzo 2011 – né di un intervento volto al rovesciamento del regime di Assad. La ragione che motiva le azioni dei tre alleati occidentali è unicamente il ricorso del governo di Damasco alle armi chimiche illegali.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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