L’Etiopia respinge una risoluzione degli USA contro lo stato di emergenza

Pubblicato il 13 aprile 2018 alle 6:01 in Africa Etiopia

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Il governo etiope ha respinto una decisione del Congresso americano H.R. 128, adottata martedì 10 aprile, contro il governo di Addis Abeba, accusato di violare i diritti umani e non stare attuando le riforme democratiche necessarie. Il Ministero degli Esteri etiope ha definito la mossa americana “inappropriata e distorta”. “La risoluzione è contro produttiva e nociva per i rapporti tra USA ed Etiopia”, afferma il comunicato del Ministero etiope.

Con tale decisione il Congresso americano ha chiesto alle autorità di Addis Abeba di revocare lo stato di emergenza, di porre fine all’uso della forza, di rilasciare i prigionieri politici, gli attivisti, i giornalisti e di aumentare la trasparenza, esortando i gruppi dell’opposizione a discutere e protestare pacificamente, evitando la violenza. Dall’altra parte, il governo etiope sostiene che la risoluzione non tenga in considerazione i cambiamenti positivi attuati recentemente nell’ambito politico, volti a rafforzare la cultura democratica in tutto il paese del Corno d’Africa.

Lo stato di emergenza in Etiopia è stato proclamato il 16 febbraio, il giorno seguente alle dimissioni dell’ex premier Hailemariam Desalegn, in carica dall’agosto 2012, che ha deciso di lasciare il potere per permettere l’avvio di riforme democratiche. Occorre ricordare che le tensioni politiche in Etiopia sono emerse novembre 2015 per via del Master Plan, un piano adottato dalle autorità di Addis Abeba, che mirava a espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione di Oromo, la più grande e la più popolosa del Paese. Nonostante il progetto fosse stato cancellato nel mese di gennaio 2016, le proteste sono continuate, diffondendosi anche nella regione di Amhara e, gradualmente, nel resto del Paese. I cittadini hanno cominciato altresì a chiedere la liberazione dei prigionieri e il riconoscimento di maggiori diritti per gli abitanti di Oromo e Amhara così che, dal 3 gennaio, il governo di Addis Abeba ha rilasciato più di 7.000 prigionieri per cercare di sedare le tensioni, senza tuttavia riuscirvi. Lo stato di emergenza, imposto per una durata di 6 mesi, comporta una serie di restrizioni alla popolazione per mantenere l’ordine pubblico e garantire la sicurezza, tra cui il divieto di sciopero, di manifestare e di organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate.

Il 27 marzo, il 42enne Abiy Ahmed è stato nominato premier etiope, dopo essere stato eletto presidente della coalizione governativa, Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (EPRDF). Durante il discorso inaugurale, il nuovo primo ministro ha promesso di voler avviare riforme democratiche per porre fine alle proteste che hanno caratterizzato il Paese negli ultimi tre anni, senza tuttavia fare alcun riferimento alla fine dello stato di emergenza. Secondo quanto riportato da Al-Jazeera English, dall’inizio dello stato di emergenza le autorità etiopi avrebbero arrestato complessivamente più di 1.100 persone.

Le violazioni dei diritti umani, la carente libertà di espressione, le detenzioni arbitrarie insieme alle torture e al rapimento dei bambini sono state denunciate anche da Amnesty International, che ne rapporto 2017/2018 sottolinea che, nonostante il cambiamento della guida politica, la situazione , al momento, non è ancora cambiata rispetto agli anni passati.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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