Governo inglese pronto ad intervenire in Siria con USA e Francia

Pubblicato il 13 aprile 2018 alle 11:29 in Siria UK

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Il governo inglese ha dichiarato di essere pronto a sostenere gli Stati Uniti e la Francia nell’eventualità di un’azione militare contro il regime siriano del presidente Bashar al-Assad, accusato di aver utilizzato armi chimiche contro gli abitanti della città di Douma, situata nel territorio del Ghouta orientale, tra il 7 e l’8 aprile, causando la morte di più di 75 persone, tra cui diversi bambini.

Downing Street ha reso noto che la risposta internazionale sarà coordinata con Parigi e Washington per dimostrare che l’impiego di sostanze tossiche nell’ambito delle guerre civili del Medio Oriente non è tollerato. La decisione è stata presa a margine di un incontro tra i membri del governo, giovedì 12 aprile, durante il quale è stato concordato che è necessario intervenire per evitare che il regime siriano utilizzi le armi chimiche anche in futuro. Al momento, tuttavia, non sono ancora state rese note le azioni specifiche che verranno attuate dal Regno Unito. Secondo un comunicato, la premier Theresa May ha descritto l’attacco contro Douma “scioccante, barbaro e inumano”. La sera del 12 aprile la May ha colloquiato telefonicamente con Donald Trump, con cui ha concordato che il comportamento di al-Assad è molto pericoloso. Dall’altra parte, il regime siriano continua a negare la propria responsabilità, accusando le potenze occidentali di aver architettato le accuse contro Damasco.

Intanto, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato che la Francia ha le prove che la Siria è responsabile dell’attacco chimico a Douma, motivo per cui appoggerà l’eventuale intervento militare degli Stati Uniti. Subito dopo l’attacco, Trump ha dichiarato di attuare una risposta “veloce e forte” nei confronti di al-Assad, minacciando altresì la Russia, alleato chiave del regime siriano, sull’imminente arrivo dei missili americani contro la Siria. Tuttavia, nella giornata del 12 aprile, venendo accusato di aver rivelato le intenzioni statunitensi, il leader della Casa Bianca ha affermato che non rivelerà la data dell’eventuale attacco. “Non ho mai detto quanto avverrà, potrebbe essere tra poco tempo o potrebbe non verificarsi mai!”, ha tuonato il presidente americano.

Secondo quanto riportato dalla CNN, due navi da guerra americane con a bordo missili da crociera Tomahawk sono pronte all’azione. L’emittente riferisce che è possibile che anche sottomarini siano schierati nel Mediterraneo al largo delle coste siriane, mentre è certo che gli USA possiedono jet da guerra F-22 in Qatar che potrebbero essere utilizzati per colpire Assad. Intanto, i media inglesi hanno riportato che la May ha ordinato lo spostamento dei sottomarini militari in direzione della Siria. Dall’altra parte, il governo siriano ha annunciato di stare preparando le proprie forze, mentre la Russia ha reso noto che interverrà in sua difesa.

Ad avviso della cancelliera tedesca Angela Merkel, è ovvio che la Siria non è mai riuscita ad eliminare l’arsenale di armi chimiche, secondo quanto stabilito, invece, da un accordo con gli USA e la Russia risalente al 2013. Nonostante le continue negazioni da parte di al-Assad in merito all’uso di armi chimiche nell’ambito della guerra civile, secondo le indagini delle Nazioni Unite, il regime siriano avrebbe effettuato 33 attacchi chimici dallo scoppio del conflitto in Siria, il 15 marzo 2011 alla fine dell’ottobre 2017. Al di là di tali evidenze, la Merkel non è intenzionata a partecipare ad un eventuale intervento militare in Siria.

Le autorità egiziane hanno dichiarato di opporsi ad un attacco americano contro il regime siriano, ordinando ai propri soldati di ritirarsi dal Paese mediorientale. “Un bombardamento in Siria indebolità soltanto il regime e beneficerà i gruppi estremisti attivi nella regione”, ha riferito un ufficiale egiziano in condizioni di anonimità al quotidiano The New Arab.

Nel frattempo, una squadra della Organization for the Prohibition of Chemical Weapons iniziare le indagini a Douma per verificare l’uso di sostanze chimiche, sabato 14 aprile. Allo stesso modo, l’ambasciatore siriano alle Nazioni Unite, Bashar Jaafari, ha riferito ai giornalisti che gli investigatori dell’Onu arriveranno in Siria venerdì 13 aprile.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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