Filippine: Duterte chiede scusa ad Aung San Suu Kyi

Pubblicato il 13 aprile 2018 alle 16:20 in Filippine Myanmar

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Il leader delle Filippine, Rodrigo Duterte, venerdì 13 aprile, ha chiesto scusa al premio Nobel Aung San Suu Kyi per aver affermato che in Myanmar sia in atto il genocidio della popolazione Rohingya. Ha aggiunto, inoltre, che il suo commento rappresentava una frecciatina satirica nei confronti dell’Occidente che non ha contribuito ad accogliere la minoranza musulmana.

Le Nazioni Unite sostengono che dal mese di agosto 2017 circa 700.000 Rohingya abbiano lasciato il Myanmar per trovare rifugio nel vicino Bangladesh, a seguito dei gravi scontri che hanno coinvolto i militanti della minoranza musulmana e le forze dell’ordine governative. Le Nazioni Unite hanno parlato di atti di genocidio nei confronti dei Rohingya ma il governo del Myanmar ha rifiutato l’accusa, sostenendo di stare effettuando solo operazioni legittime di contro-insurrezione in risposta ai militanti musulmani.

Il commento del presidente Duterte è stato effettuato durante un discorso, il 6 aprile, nel quale si proponeva di accogliere i rifugiati Rohingya che stavano fuggendo da atti di genocidio del Myanmar. “Chiedo formalmente scusa alla leader Aung San Suu Kyi per il mio commento ma era a sfondo satirico. Non è mia intenzione intervenire nelle questioni di politica interna del Myanmar, tantomeno nella guerra civile in atto”, ha affermato il presidente Duterte.

Le Filippine e il Myanmar fanno parte dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), la quale ha una rigida politica di non interferenza negli affari interni dei Paesi. Il presidente Duterte ha ribadito che il suo commento era indirizzato ai Paesi europei che, pur avendo aspramente criticato il governo del Myanmar di compiere violazioni dei diritti umani, non hanno contribuito a fornire un rifugio sicuro ai Rohingya in fuga.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Alice Barberis

di Redazione

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