Crisi del Golfo: ultimatum di Trump ai Paesi dell’embargo

Pubblicato il 13 aprile 2018 alle 10:28 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha imposto un ultimatum a Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto, i Paesi che, il 5 giungo 2017, avevano imposto un embargo al Qatar, esortandoli a porre fine alla crisi del Golfo entro 3 settimane.

In occasione di un colloquio telefonico tra il presidente americano e il sovrano dell’Arabia Saudita, re Salman, che si è svolto il 2 aprile e di cui è stata data notizia dieci giorni dopo, giovedì 12 aprile, Trump ha chiesto a Riad di sollevare l’embargo e ripristinare le relazioni con il Qatar, al fine di creare un fronte combatto contro l’Iran. Stando a quanto riferito da alcuni funzionari americani, che hanno preferito rimanere anonimi, la richiesta di Trump sarebbe stata “enfatica”, ma non è noto cosa abbia risposto il sovrano saudita. Oltre a ciò, “il presidente si è sempre concentrato sull’Iran e sui suoi programmi nucleari e missilistici, che minacciano tutti i Paesi del Golfo, oltre a Israele, e ha sottolineato che la faida che i sauditi e gli emiratini stanno vivendo con il Qatar non ha alcun senso”.

Il 5 giugno 2017, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto avevano interrotto le relazioni diplomatiche con Doha, ritenendo il Paese colpevole di sostenere e finanziare le organizzazioni terroristiche. Da parte sua, il Qatar aveva respinto le accuse, dichiarandosi disponibile ad avviare un dialogo diretto per risolvere la crisi. Il 23 giugno, i quattro Paesi avevano inviato a Doha, attraverso la mediazione del Kuwait, una lista di 13 richieste che il Paese avrebbe dovuto accettare entro dieci giorni per porre fine all’embargo. Il Qatar aveva rifiutato le richieste, giudicandole in contrasto con il principio di sovranità nazionale, affermando, però, di essere pronto al dialogo per trovare una soluzione alla crisi. Tra le richieste presentate a Doha vi erano l’interruzione dei rapporti con l’Iran, la chiusura immediata della base militare turca in Qatar e la chiusura dei canali di Al Jazeera Media Network.

All’inizio della crisi del Golfo, il presidente americano aveva sostenuto la posizione di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, successivamente, aveva optato per una maggiore mediazione tra le due parti, mirata a risolvere il conflitto nel più breve tempo possibile. Gli Stati Uniti temono che la crisi del Golfo abbia come conseguenza il rafforzamento dei rapporti tra Qatar e Iran. L’Iran è considerato il principale nemico degli Stati Uniti in Medio Oriente. Il Paese è dotato di risorse economiche e militari di rilievo, soprattutto se paragonato ad altri Stati della regione. Inoltre, in tutti i conflitti mediorientali, l’Iran si contrappone agli Stati Uniti e ai suoi alleati. In Siria, combatte a fianco del presidente Bashar Al-Assad; in Libano, sostiene le milizie sciite di Hezbollah e in Yemen quelle degli Houthi; in Palestina sostiene Hamas contro Israele.

Un chiaro segnale di riavvicinamento tra Qatar e Iran era stata la riapertura della missione diplomatica del Qatar a Teheran, il 23 agosto 2017, dopo che, nel gennaio 2016, Doha aveva richiamato il proprio ambasciatore dall’Iran, in una mossa di solidarietà con l’Arabia Saudita. Quest’ultima, infatti, aveva tagliato i rapporti diplomatici con l’Iran, accusandolo di non aver protetto la propria ambasciata a Teheran, che era stata presa d’assalto dopo l’esecuzione in Arabia Saudita di 47 persone considerate terroristi, tra cui un importante leader religioso sciita, Nimr Al-Nimr.

Martedì 10 aprile, il presidente americano aveva discusso la crisi del Golfo con l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamid Al-Thani, che si era recato in visita di stato negli Stati Uniti. In tale occasione, Trump aveva dichiarato che i rapporti tra Washington e Doha sarebbero stati “molto positivi”.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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