Turchia: Erdogan contro Lavrov sul destino di Afrin

Pubblicato il 11 aprile 2018 alle 9:33 in Russia Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha definito “molto sbagliato” l’approccio del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, in merito al futuro del distretto siriano di Afrin.

Martedì 10 aprile, Erdogan ha dichiarato che la Turchia restituirà Afrin ai suoi abitanti “quando sarà il momento, ma saremo noi a stabilire la tempistica” e ha criticato la posizione del ministro russo, affermando: “Questo approccio è sbagliato. Sappiamo molto bene a chi restituiremo Afrin”.

Tali dichiarazioni costituiscono una risposta nei confronti delle affermazioni di Lavrov, il quale, il giorno precedente, lunedì 9 aprile, aveva affermato che il modo migliore per normalizzare la situazione nel territorio settentrionale della Siria sarebbe stato quello di trasferire il controllo del distretto di Afrin al governo siriano. In questo contesto, il ministro degli Esteri russo aveva dichiarato che il presidente turco “non ha mai detto che la Turchia volesse occupare Afrin” e aveva aggiunto che la Russia si aspetta che Ankara trasferisca l’area sotto il controllo del governo di Al-Assad.

In merito alla questione si è espresso anche il ministro della Difesa turco, Nurettin Canikli, il quale, martedì 10 aprile, ha dichiarato che la Turchia continuerà ad adottare le misure necessarie nella regione siriana, fino a quando tutti i rischi legati al terrorismo verranno eliminati. In questo contesto, Canikli ha aggiunto che Afrin verrà consegnata al governo centrale siriano, quando verrà formata una nuova amministrazione, grazie alle elezioni, una volta che le minacce terroristiche nella regione saranno state completamente eliminate.

Il 20 gennaio, Ankara aveva lanciato l’operazione Ramo d’Olivo nel distretto di Afrin, situato nel nord-ovest della Siria, al confine con la Turchia, con lo scopo di liberarlo dal terrorismo e di creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 km. Dopo la conquista della città di Afrin, avvenuta il 18 marzo, Ankara aveva annunciato che la campagna sarebbe continuata fino a quando il “corridoio del terrore” attraverso Manbij, Ayn Al-Arab, Tell Abyad, Ras Al-Ayn e Qamishli fosse stato annientato. Già il 6 febbraio, il presidente turco aveva dichiarato che l’operazione militare nel territorio siriano di Manbij avrebbe espulso le People’s Protection Units (YPG) dalla città e la avrebbe riconsegnata ai “proprietari arabi originari”. La Turchia considera i territori come Manbij un’area che originariamente era a maggioranza araba, il cui equilibrio etnico sarebbe stato sconvolto in favore dei curdi durante la guerra civile siriana, iniziata il 15 marzo 2011.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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