ONU: contrasti tra USA e Russia sulla Siria

Pubblicato il 11 aprile 2018 alle 10:58 in Medio Oriente Siria

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Gli Stati Uniti e la Russia hanno bloccato le reciproche proposte sull’avvio di indagini internazionali in merito al presunto attacco chimico, che, nella notte tra sabato 7 e domenica 8 aprile, aveva colpito la città di Douma, situata nel territorio del Ghouta orientale.

Martedì 10 aprile, durante una riunione di emergenza, convocata in seguito all’attacco chimico in Siria, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è riuscito ad approvare nessuna delle tre bozze di Risoluzione che erano state proposte, dal momento che la Russia ha posto il veto sul testo degli Stati Uniti, mentre due progetti redatti da Mosca non hanno ottenuto i 9 voti necessari per poter passare.

Lunedì 9 aprile, gli Stati Uniti avevano proposto una bozza di Risoluzione, sostenuta da 15 membri delle Nazioni Unite, tra i quali Francia e Gran Bretagna, che prevedeva l’istituzione di un nuovo comitato d’indagine con il compito di far luce su quanto è accaduto nella città di Douma. Tale commissione avrebbe sostituito il Joint Investigative Mechanism (JIM), che era stato creato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 7 agosto 2015 con la risoluzione numero 2235 “al fine di identificare gli individui, le entità, i gruppi o i governi che hanno organizzato, sponsorizzato o sono stati in altro modo coinvolti nell’uso di armi chimiche nella Repubblica Araba di Siria”. Il 25 ottobre 2017, la Russia aveva posto il veto sul progetto di risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che mirava ad estendere le indagini in merito all’utilizzo di armi chimiche negli attacchi in Siria. Di conseguenza, il mandato del Joint Investigative Mechanism (JIM) era scaduto il 17 novembre 2017.

Da parte sua, la Russia ha imposto il veto sulla proposta americana, per la 12esima volta dall’inizio della guerra civile, avvenuto il 15 marzo 2011. Mosca si è altresì opposta alla possibilità di colpire le forze governative siriane, fedeli al governo del presidente Bashar Al-Assad, in risposta al presunto attacchi chimico. In questo contesto, l’ambasciatore russo presso le Nazioni Unite, Vassily Nebenzia, ha accusato Washington di utilizzare la Risoluzione come pretesto per giustificare un’azione militare in Siria e ha aggiunto: “Ricorriamo al veto per proteggere lo stato di diritto internazionale, la pace e la sicurezza, al fine di evitare che gli Stati Uniti trascinino il Consiglio di Sicurezza nelle loro avventure”.

Le dichiarazioni di Nebenzia sono giunte i risposta alle affermazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale, lunedì 9 aprile, aveva promesso che avrebbe preso una decisione entro la notte di lunedì o “poco più tardi” in merito alla risposta degli Stati Uniti all’ultimo attacco chimico che ha colpito la Siria e ha dichiarato che Washington avrebbe risposto in maniera “forte e veloce” e che avrebbe preso in considerazione la possibilità di un intervento militare.

Martedì 10 aprile, prima dell’inizio della riunione dell’ONU, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, aveva annunciato che Mosca avrebbe proposto una bozza di Risoluzione “trasparente e onesta”, mirata a indagare quanto accaduto a Douma, in collaborazione con l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC). In tale occasione, la Russia si è impegnata a garantire la sicurezza degli esperti dell’Organizzazione, nel caso in cui si recassero sul posto per condurre le indagini. In questo senso, Lavrov ha dichiarato: “Se, con il pretesto della mancanza di garanzie di sicurezza, coloro che adducono argomenti contro la Russia per alimentare il sentimento russofobico non permettono agli esperti di venire, ciò costituirà la prova dei loro veri piani e dimostrerà che non hanno interesse a trovare la verità”. Il giorno precedente, lunedì 9 aprile, il Ministero della Difesa russo aveva dichiarato che i pazienti esaminati in un ospedale di Douma non avevano mostrato sintomi di avvelenamento da gas chimico.

In merito alla questione, anche il governo siriano ha invitato l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) a recarsi a Douma e ha riferito di essere pronto a collaborare con il comitato per scoprire la verità sull’attacco chimico. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa nazionale siriana SANA, “il Ministro degli Esteri ha inviato un invito formale all’ Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) affinché mandi una squadra a visitare Douma e a indagare in merito al presunto attacco chimico. La Siria è pronta a fornire tutta l’assistenza necessaria alla missione”.

Nella notte tra sabato 7 e domenica 8 aprile, la Syrian American Medical Society (SAMS), una organizzazione di soccorso medico operante in territorio siriano, aveva riferito che due attacchi chimici avevano colpito il territorio del Ghouta orientale. In un primo momento, una bomba al cloro aveva colpito la città di Douma, subito dopo, un secondo attacco con “agenti misti”, tra i quali gas nervino, era stato lanciato contro un edificio poco distante, causando la morte di 60 persone e il ferimento di altre 1.000. Il governo siriano aveva immediatamente negato la responsabilità dell’attacco.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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