Siria: Francia, UK e USA minacciano risposta militare

Pubblicato il 10 aprile 2018 alle 10:26 in Medio Oriente Siria

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha promesso una risposta “veloce e forte” nei confronti dell’attacco chimico che ha colpito la città di Douma, situata nel territorio del Ghouta orientale, nella notte tra sabato 7 e domenica 8 aprile, causando la morte di 60 persone.

Lunedì 9 aprile, durante un incontro con i capi militari e i consiglieri della sicurezza nazionale, il presidente americano ha annunciato che avrebbe preso una decisione entro la notte di lunedì o “poco più tardi” in merito alla risposta degli Stati Uniti all’attacco chimico che ha colpito la Siria e ha dichiarato che Washington ha “numerose opzioni militari” nel Paese. In questo contesto, Trump ha affermato: “Non possiamo permettere che si verifichino atrocità come quelle a cui tutti noi abbiamo assistito, non possiamo permettere che ciò succeda nel nostro mondo, soprattutto se possiamo impedirlo, grazie al potere degli Stati Uniti, al potere del nostro Paese”.

Nella notte tra sabato 7 e domenica 8 aprile, la Syrian American Medical Society (SAMS), una organizzazione di soccorso medico operante in territorio siriano, aveva riferito che due attacchi chimici avevano colpito il territorio del Ghouta orientale. In un primo momento, una bomba al cloro aveva colpito la città di Douma, subito dopo, un secondo attacco con “agenti misti”, tra i quali gas nervino, era stato lanciato contro un edificio poco distante, causando la morte di 60 persone e il ferimento di altre 1.000. Il governo siriano aveva immediatamente negato la responsabilità dell’attacco. Al momento, gli Stati Uniti starebbero “facendo chiarezza” su chi abbia condotto l’attacco chimico, secondo quanto affermato da Trump.

Lunedì 9 aprile, gli Stati Uniti hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di aprire una nuova indagine indipendente sull’ultimo attacco chimico che ha colpito la Siria, per identificare i responsabili dell’accaduto. Lo stesso giorno, si è tenuta una riunione di emergenza dell’organizzazione internazionale, richiesta da 9 Stati, mirata a discutere la risposta internazionale nei confronti dell’attacco chimico in Siria. Durante l’incontro, i membri del Consiglio di Sicurezza hanno espresso preoccupazione in merito all’uso delle armi chimiche nel paese del Medio Oriente e alla possibilità che tale pratica possa diventare normale, contribuendo all’aumento delle tensioni tra le potenze mondiali, per la prima volta dopo la fine della Guerra Fredda.

In merito alla risposta degli Stati Uniti all’attacco chimico del 7 aprile, alcuni funzionari americani hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters che Washington starebbe prendendo in considerazione la possibilità di una risposta militare multinazionale. In meno di 24 ore, Trump ha avuto due colloqui telefonici con il suo omologo francese, Emmanuel Macron, al fine di concordare una posizione comune. In questo contesto, secondo le informazioni diffuse dalla Casa Bianca, i due presidenti avrebbero ribadito il desiderio di una “reazione forte” da parte della comunità internazionale.

Da parte sua, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato: “Se la linea rossa è stata superata, ci sarà una risposta“. Già il 13 febbraio, il presidente francese, aveva dichiarato che la Francia avrebbe colpito “se le armi chimiche fossero state usate contro i civili nella guerra siriana, violando i trattati internazionali”. In tale occasione, Macron aveva dichiarato che “le armi chimiche costituiscono una linea rossa” per Parigi, ribadendo le affermazioni che aveva fatto nel maggio 2017, quando aveva definito l’utilizzo di armi chimiche una “linea rossa”.

Lunedì 9 aprile, anche la Gran Bretagna ha annunciato di stare collaborando con i suoi alleati per concordare una risposta comune all’attacco con gas sarin. Lo stesso giorno, in occasione di un colloquio telefonico con il suo omologo francese, Jean-Yves Le Drian, il segretario di Stato per gli Affari Esteri britannico, Boris Johnson, ha “affermato la necessità urgente di indagare cosa sia successo a Douma e di assicurare una risposta internazionale forte”.

Da parte loro, il governo siriano e il suo principale alleato, la Russia, hanno negato la responsabilità dell’attacco chimico che ha colpito la città di Douma. Martedì 10 aprile, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che la posizione degli Stati Uniti e degli altri Paesi sul presunto attacco chimico in Siria “non è costruittiva“. Già il giorno precedente, lunedì 9 aprile, il presidente russo, Vladimir Putin, in occasione di un colloquio telefonico con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, aveva definito “inammissibili le provocazioni e le speculazioni sulla questione” e aveva sottolineato l’importanza di continuare con gli sforzi internazionali, mirati a normalizzare la situazione umanitaria in tutto il territorio siriano, in linea con la Risoluzione n. 2401 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tale misura, adottata dall’organizzazione internazionale il 24 febbraio 2018, imponeva un cessate-il-fuoco della durata di 30 giorni in Siria, al fine di consentire la distribuzione degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche. Secondo quanto di legge in un comunicato del Cremlino: “I leader si sono scambiati punti di vista sulla situazione in Siria, anche alla luce delle accuse rivolte a Damasco da parte di numerosi Stati occidentali sull’uso di armi chimiche. La parte russa ha sottolineato l’inammissibilità delle provocazioni e delle speculazioni sulla questione”.

Le dichiarazioni di Putin giungono dopo che il segretario della Difesa americano, Jim Mattis, lunedì 9 aprile, aveva accusato Mosca di non essere in grado di adempiere ai suoi doveri nell’assicurarsi che la Siria abbandoni le sue capacità chimiche. Il governo siriano aveva rivelato per la prima volta di essere in possesso di armi chimiche nel luglio 2012, minacciando di utilizzarle in caso di operazioni militari da parte dei Paesi occidentali sul territorio siriano e non contro il proprio popolo. Nel settembre 2013, gli Stati Uniti e il regime siriano, sostenuto dalla Russia, avevano raggiunto un accordo per eliminare le armi chimiche in Siria entro il 2014, minacciando attacchi aerei da parte delle forze americane contro il regime, in caso l’accordo non fosse stato rispettato.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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