Marocco chiede ritiro del Fronte Polisario dalla zona cuscinetto

Pubblicato il 10 aprile 2018 alle 13:04 in Marocco Sahara Occidentale

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I leader dei partiti politici marocchini hanno chiesto alla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO), la missione di pace dell’ONU nel Sahara Occidentale, di adottare misure urgenti per costringere il Fronte Polisario a ritirarsi dalla zona cuscinetto del Sahara occidentale, ribadendo che l’unica soluzione al conflitto in merito al territorio conteso tra le due parti è costituita dal progetto di autonomia presentato dal Marocco.

Secondo quanto si legge in un comunicato congiunto, emanato dai leader dei partiti marocchini dopo la riunione che si è tenuta lunedì 9 aprile a El-Aaiun, la principale città del Sahara occidentale, il Marocco continua a essere impegnato nel trovare una soluzione politica e pacifica per porre fine al conflitto nel Sahara. In questo contesto, Rabat ha ribadito che l’unica soluzione possibile terminare la controversia è il progetto di autonomia che il Marocco aveva proposto alle Nazioni Unite nel 2007.

La proposta d’autonomia per il Sahara occidentale è un’iniziativa proposta dal Marocco nel 2006 come soluzione al conflitto nel territorio e presentata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’11 aprile 2007, con l’appoggio di Stati Uniti e Francia. Tale proposta ha sostituito il precedente Piano Baker, un’iniziativa promossa dall’ONU al fine di garantire l’autodeterminazione del Sahara Occidentale, che era stata respinta dal Marocco e successivamente abbandonata dall’organizzazione internazionale. Il 10 aprile 2007, il giorno precedente alla proposta di Rabat, anche il Fronte Polisario aveva avanzato una proposta alle Nazioni Unite, nella quale chiedeva l’organizzazione di un referendum per l’auto-determinazione. Il 30 aprile 2007, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato la Risoluzione 1754, che esortava le due parti a negoziare. Tale decisione aveva dato il via a quattro round dei negoziati di pace tra il Marocco e il Fronte Polisario.

Durante la conferenza, i leader marocchini hanno esortato la comunità internazionale ad “adottare misure ferme, risolute e dissuasive per costringere il Fronte Polisario a ritirarsi da quelle aree e ad abbandonare i suoi tentativi di creare nuove realtà sul territorio”. Alla riunione è intervenuto anche il primo ministro marocchino, Saadeddine Othmani, il quale ha dichiarato che il popolo del Marocco ha respinto la possibilità che il Fronte Polisario rimanga nella zona cuscinetto, che separa il Paese dal territorio conteso del Sahara occidentale. In tale occasione, Othmani ha riferito che gli incontri con i rappresentanti locali a El-Aaiun costituiscono “un messaggio diretto alla comunità internazionale, secondo il quale il Sahara Occidentale rimane una questione di grande preoccupazione per i marocchini” e ha aggiunto che le autorità sono pronte ad agire “in maniera ferma” in risposta a qualsiasi provocazione da parte del Fronte Polisario nel territorio.

Qualche giorno prima della riunione di El-Aaiun, il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, aveva dichiarato di stare valutando tutte le opzioni in merito alla disputa territoriale nel Sahara occidentale, tra le quali l’azione militare, nel caso in cui le Nazioni Unite non avessero agito contro la costruzione di postazioni militari nelle zone cuscinetto controllate dall’ONU. Le dichiarazioni di Bourita erano giunte dopo che Rabat aveva accusato formalmente il Fronte Polisario di aver fatto incursione nella zona cuscinetto situata nei pressi del villaggio Guerguerat, situato nel sud-ovest del Sahara occidentale, al confine con la Mauritania, e aveva chiesto alle Nazioni Unite di prendere provvedimenti. Il Marocco aveva definito l’accaduto un “atto provocatorio che potrebbe portare a una guerra”. Da parte sua, il rappresentante del Fronte Polisario presso le Nazioni Unite, Ahmed Boukhari, aveva respinto le accuse del Marocco, definendole “infondate e false”, sottolineando che le forze di peacekeeping dell’ONU nel Sahara occidentale non avrebbero registrato alcuna violazione del cessate-il-fuoco da parte del Fronte. Al contrario, Boukhari aveva accusato il Marocco di tentare di cambiare lo status del territorio, attraverso la costruzione di una strada nell’area di Guerguerat e aveva definito le ultime dichiarazioni di Rabat “una cortina di fumo”, mirata a distogliere l’attenzione del Consiglio di Sicurezza.

La disputa territoriale che concerne il Sahara occidentale risale agli anni 1975-76, quando il Marocco, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, aveva preso il controllo di due terzi dell’area, che si trova sulla costa nord-occidentale dell’Africa, al confine con il Marocco, la Mauritania e l’Algeria. Negli stessi anni, il Fronte Polisario aveva annunciato la nascita della Sahara Arab Democratic Republic (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria, dove erano fuggiti migliaia di rifugiati. Ancora oggi, le autorità di Rabat sostengono che l’area del Sahara Occidentale, la quale ospita vaste riserve di fosfato, sia parte del Regno. Il Fronte Polisario, invece, continua a battersi per l’indipendenza e vorrebbe indire un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove vivono circa mezzo milione di individui. Forti tensioni sono scoppiate nell’agosto 2016, quando il Marocco invase la zona indipendente del Sahara Occidentale, violando il cessate il fuoco imposto dalle Nazioni Unite. Attualmente, tale territorio è diviso in diverse zone, alcune autonome altre occupate dalle truppe marocchine. Il primo febbraio 2017, dopo 33 anni di assenza, il Marocco è rientrato a fare parte dell’Unione Africana.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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