Gran Bretagna: risposta comune agli attacchi chimici in Siria

Pubblicato il 10 aprile 2018 alle 9:24 in Siria UK

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La Gran Bretagna sta lavorando con i suoi alleati per concordare una risposta comune all’attacco con gas sarin che è stato lanciato nella notte di sabato 7 aprile, contro la città di Douma, situata nel territorio del Ghouta orientale, secondo quanto annunciato dal portavoce del primo ministro britannico, Theresa May.

Lunedì 9 aprile, il portavoce della May ha dichiarato: “Se venisse confermato l’uso di armi chimiche e vi fosse una proposta di azione, nella quale la Gran Bretagna possa essere utile, considereremo tutte le opzioni”. In tale occasione, Londra ha altresì chiarito di non essere coinvolta nei raid aerei che hanno colpito la base aerea T-4, situata nel governatorato di Homs, nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 aprile.

Lo stesso giorno, lunedì 9 aprile, in occasione di un colloquio telefonico con il suo omologo francese, Jean-Yves Le Drian, anche il segretario di Stato per gli Affari Esteri britannico, Boris Johnson, ha esortato a intraprendere “una risposta internazionale forte”. In questo contesto, il Ministero degli Esteri britannico ha emanato un comunicato, nel quale ha “affermato la necessità urgente di indagare cosa sia successo a Douma e di assicurare una risposta internazionale forte” e ha sottolineato che “le indagini internazionali,ordinate dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, hanno rivelato che il governo di Al-Assad è responsabile di aver utilizzato gas tossici in almeno 4 diversi attacchi dal 2014”. Durante il colloquio telefonico, i due ministri degli Esteri “hanno concordato che i responsabili di questo attacco devono essere tenuti in considerazione” e hanno ribadito che la riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che si è tenuta lunedì 9 aprile per discutere della questione, “costituirà un passo avanti importante nel determinare la risposta internazionale e tutte le opzioni verranno messe sul tavolo”.

Nella notte tra sabato 7 e domenica 8 aprile, la Syrian American Medical Society (SAMS), una organizzazione di soccorso medico operante in territorio siriano, aveva riferito che due attacchi chimici avevano colpito il territorio del Ghouta orientale. In un primo momento, una bomba al cloro aveva colpito la città di Douma, subito dopo, un secondo attacco con “agenti misti”, tra i quali gas nervino, era stato lanciato contro un edificio poco distante, causando la morte di 60 persone. Il governo siriano aveva immediatamente negato la responsabilità dell’attacco. La notte successiva, tra domenica 8 e lunedì 9 aprile, le forze di difesa siriane avevano intercettato 8 missili sparati contro la base T-4, situata nel villaggio di Tiyas, nel governatorato di Homs. La responsabilità dell’attacco, che aveva causato la morte di 14 persone, era stata, in un primo momento, attribuita agli Stati Uniti e, successivamente, alla Russia.

La Gran Bretagna fa parte della coalizione internazionale a guida americana che combatte contro l’ISIS in Siria e in Iraq, anche se il governo inglese ha perso il sostegno del Parlamento nel 2013 sulla questione dei raid contro le forze del regime siriano. Londra aveva già minacciato che si sarebbe unita agli Stati Uniti nel bombardare le forze governative siriane, nel caso in cui fosse stata confermata la loro responsabilità nell’utilizzo di armi chimiche contro i civili. Il 27 febbraio, il segretario di Stato per gli Affari Esteri britannico, Boris Johnson, aveva dichiarato: “Se sappiamo che cosa è successo e lo riusciamo a dimostrare e se ci sarà una proposta di azione, nella quale la gran Bretagna potrà essere utile, penso che potremmo seriamente prendere in considerazione questa possibilità”. Le dichiarazioni di Johnson erano giunte dopo che l’esercito siriano aveva ripetutamente attaccato il Ghouta orientale e, il 25 febbraio, la Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons (OPCW) aveva aperto un’indagine per verificare se nel corso delle offensive, le truppe di Al-Assad avessero utilizzato armi chimiche. 

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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