Siria: Israele ha bombardato la base militare T-4

Pubblicato il 9 aprile 2018 alle 11:31 in Israele Siria

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La Russia e la Siria hanno accusato i jet da combattimento israeliani di aver condotto attacchi contro una base aerea siriana, situata nei pressi di Homs, nel territorio centro-occidentale della Siria, dopo aver inizialmente attribuito la responsabilità del raid agli Stati Uniti.

Lunedì 9 aprile, l’esercito russo, che sta combattendo in Siria al fianco del presidente Bashar Al-Assad, ha dichiarato che due jet da combattimento israeliani F15 avrebbero condotto raid aerei contro la base aerea T-4. Stando a quanto affermato dal Ministero della Difesa russa, gli attacchi sarebbero stati condotti dallo spazio aereo libanese e la difesa aerea siriana sarebbe riuscita ad abbattere 5 degli 8 missili sparati contro il territorio siriano. Poco dopo, anche l’agenzia di stampa nazionale siriana SANA, citando alcune fonti militari, ha dichiarato: “L’aggressione israeliana contro la base T-4 è stata condotta da aerei F-15, che hanno sparato alcuni missili dai cieli libanesi”. Al momento, Israele non avrebbe rilasciato alcun commento ufficiale in merito alla questione.

Precedentemente, la televisione di stato siriana aveva annunciato che, nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 aprile, le forze di difesa siriane avrebbero intercettato 8 missili sparati contro la base T-4, situata nel villaggio di Tiyas, nel governatorato di Homs. Il bilancio delle vittime dell’attacco, che era stato in un primo momento attribuito agli Stati Uniti, sarebbe di 14 morti, tra cui 3 iraniani, e numerosi feriti. In questo contesto, la televisione nazionale ha annunciato: “È stata perpetrata un’aggressione contro la base aerea T-4. Numerosi raid aerei, che probabilmente sono stati condotti dagli Stati Uniti, hanno colpito la struttura”.

T-4 è la più grande base militare che si trova nel territorio siriano. Da questa partono regolarmente le truppe russe per colpire le aree che si trovano sotto il controllo dei ribelli, secondo le informazioni fornite dall’agenzia di stampa Reuters. Oltre a ciò, la struttura è situata all’interno di un’area desertica di importanza strategica, dal momento che vi si trovano i principali giacimenti di gas.

Da parte sua, il Pentagono aveva respinto formalmente la responsabilità dell’accaduto, affermando che, in questo momento, non starebbe conducendo attacchi aerei in Siria. In questo contesto, il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva dichiarato in un comunicato ufficiale: “In questo momento, il Dipartimento della Difesa non sta conducendo attacchi aerei in Siria. Continuiamo a monitorare la situazione da vicino e a sostenere gli sforzi diplomatici in corso per attribuire la responsabilità a coloro che utilizzano le armi chimiche, in Siria e in qualsiasi altro luogo”.

L’attacco sarebbe avvenuto dopo che, il giorno precedente, domenica 8 aprile, gli Stati Uniti avevano ammonito il governo del presidente siriano, Bashar Al-Assad, affermando che avrebbe dovuto “pagare a caro prezzo” l’uccisione di decine di persone, nell’attacco chimico condotto contro la città di Douma sabato 7 aprile, se questo fosse stato confermato. In questo contesto, attraverso il suo account Twitter, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva dichiarato: “Numerosi morti, tra i quali donne e bambini, in un insensato attacco CHIMICO in Siria. L’area dell’atrocità è bloccata e circondata dall’esercito siriano, che la rende completamente inaccessibile al mondo esterno. Il presidente Putin, la Russia e l’Iran sono responsabili di sostenere l’animale Al-Assad. Ci sarà un caro prezzo da pagare”.

Nella notte tra sabato 7 e domenica 8 aprile, la Syrian American Medical Society (SAMS), una organizzazione di soccorso medico operante in territorio siriano, ave riferito che due attacchi chimici avevano colpito il territorio del Ghouta orientale. Una bomba al cloro aveva colpito la città di Douma, subito dopo, un secondo attacco con “agenti misti”, tra i quali gas nervino, era stato lanciato contro un edificio poco distante, causando la morte di 49 persone. Il governo siriano aveva immediatamente negato la responsabilità dell’attacco e il suo principale alleato, la Russia, aveva definito “falsi” i report sull’accaduto.

Se la responsabilità degli Stati Uniti nell’attacco del 9 aprile fosse confermata, si tratterebbe della seconda volta che Washington avrebbe colpito una base aera siriana in risposta a un attacco chimico. Il 6 aprile 2017, il presidente americano aveva riferito che il suo Paese aveva colpito la Siria, in risposta all’attacco chimico condotto dalle forze fedeli ad Al-Assad qualche giorno prima. In questo contesto, Trump aveva dichiarato: “Questa notte ho ordinato un attacco militare contro la base aerea siriana dalla quale è stato lanciato l’attacco chimico” e aveva aggiunto: “È nell’interesse per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti impedire e scoraggiare la diffusione dell’uso di armi chimiche mortali”.

Il 4 aprile 2017, le forze del regime siriano di Bashar Al-Assad avevano colpito la città di Khan Sheikhoun, situata nel governatorato di Idlib, nel nord-ovest della Siria, causando la morte di 90 civili. Durante l’attacco sarebbero state utilizzate armi chimiche, in particolare il gas sarin. Il 26 ottobre 2017, le Nazioni Unite avevano pubblicato un report nel quale attribuivano la responsabilità dell’attacco alle forze del regime siriano.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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