Iraq: due attacchi suicidi contro la sede del partito Al-Hal

Pubblicato il 9 aprile 2018 alle 14:29 in Iraq Medio Oriente

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Due attacchi suicidi hanno colpito la sede di uno dei partiti politici iracheni, situata nel territorio occidentale dell’Iraq, causando la morte di 4 persone e il ferimento di altre 7, tra le quali un candidato alle elezioni che si terranno nel Paese nel maggio 2018.

Secondo quanto riferito da alcuni ufficiali dell’esercito, nella serata di domenica 8 aprile, “due attentatori suicidi, vestiti con abiti militari, hanno fatto irruzione in una sede del partito Al-Hal”. Il Movimento nazionale per lo Sviluppo e la Riforma, conosciuto con il nome di Al-Hal, è uno dei principali partiti politici di ideologia sunnita, che parteciperà alle prossime elezioni parlamentari, che si terranno il 12 maggio.

Stando alle informazioni fornite dal capo delle operazioni militari nell’area, il generale Qassam Al-Mohammadi, il primo attentatore “ha detonato la sua cintura esplosiva, mentre i leader politici si erano riuniti per una riunione”, nella sede del partito, che si trova nella città di Hit, situata nel governatorato di Al-Anbar, a 200 km a ovest di Baghdad. Nell’attacco “3 membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi e 7 persone sono rimaste ferite, tra queste vi è anche un candidato alle elezioni, Zineb Abdel Hamid Al-Hiti”. A questi si aggiunga anche un dipendente municipale, morto a causa delle ferite riportate nell’attentato. Il secondo aggressore ha detonato la cintura esplosiva poco dopo il primo, ma non ha causato alcun danno.

Al momento, la responsabilità dell’attentato non è ancora stata rivendicata. Secondo il quotidiano Al-Arabiya, l’attacco potrebbe essere riconducibile alle cellule dell’ISIS che continuano a nascondersi nel territorio desertico del governatorato di Al-Anbar, liberato dal controllo dell’organizzazione terroristica nel settembre 2017.

Le truppe irachene sarebbero impegnate in operazioni mirate a combattere i militanti dell’organizzazione terroristica rimasti nel territorio. Il 7 febbraio, le forze irachene, sostenute dalla coalizione internazionale, a guida americana, avevano iniziato un’operazione contro i militanti dello Stato Islamico, che si erano rifugiati nella regione desertica situata nel nord-est del Paese. L’operazione era mirata a “distruggere le cellule dormienti” in una rotta utilizzata per il trasporto del petrolio, che collega il governatorato di Kirkuk all’Iran. Si tratta di un territorio montuoso, nel quale alcuni gruppi armati, tra i quali l’ISIS, si erano rifugiati per continuare le proprie attività.

In questo contesto, il 23 gennaio, il comandante del gruppo Kata’ib Al-Hamza di Al-Qaim, composto da forze sunnite che combattono contro l’organizzazione terroristica, Abu Aya, aveva dichiarato che “l’ISIS ha numerose basi sotterranee nel deserto di Al-Anbar. La più vicina ad Al-Qaim si trova a 93 km di distanza”. Precedentemente, martedì 30 gennaio, le forze dell’esercito iracheno hanno lanciato un’ampia operazione, della durata di 3 giorni, nel deserto meridionale, situato nei governatorati di Najaf, Muthana, Dhi Qar e Barra, mirata a combattere le cellule dormienti dello Stato Islamico che si annidano nel territorio.

Il primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, aveva annunciato che le forze irachene avevano scacciato gli ultimi combattenti dello Stato Islamico dal Paese, il 9 dicembre 2017,  dopo tre anni di occupazione.

L’attentato in Iraq è stato condotto pochi giorni dopo che, il 5 aprile, i membri dello Stato Islamico avevano giurato di nuovo la loro lealtà all’autoproclamatosi califfo Abu Bakr Al-Baghdadi. Si era trattato del primo giuramento di alleanza pubblico dalla caduta del califfato in Siria e in Iraq. In un comunicato, pubblicato attraverso i loro social media, i membri dell’ISIS avevano dichiarato: “Per esasperare e terrorizzare gli infedeli, rinnoviamo la nostra promessa di lealtà nei confronti del comandante dei credenti e califfo dei musulmani, il mujahid Abu Bakr Al-Baghdadi Al-Hussaini Al-Qurashi, possa Dio avere cura di lui”.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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