Siria: ribelli trovano accordo con il regime di al-Assad in seguito all’attacco chimico

Pubblicato il 8 aprile 2018 alle 19:02 in Medio Oriente Siria

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Domenica 8 aprile, la televisione di Stato siriana ha riportato che il gruppo Jaish al-Islam, in controllo della città di Douma, nel Ghouta orientale, ha raggiunto un accordo con le forze del governo. Il patto prevede il rilascio di tutti i prigionieri del regime da parte dei ribelli, che in cambio potranno abbandonare la città in sicurezza, senza rappresaglie da parte delle truppe del presidente siriano, Bashar Al-Assad.

Secondo quanto stabilito dal patto, il gruppo di combattenti Jaish al-Islam lascerà Douma per spostarsi nella cittadina settentrionale di Jarablus, nei pressi del confine con la Turchia, nel giro di 48 ore. Da quando è stata diffusa la notizia dell’accordo, decine di autobus sono entrati a Douma. I ribelli, da parte loro, non hanno commentato la notizia. L’agenzia di stampa russa RIA ha riportato che il gruppo lascerà l’area in due scaglioni nelle prossime ore. Per quanto riguarda i prigionieri, Jaish al-Islam dovrà rilasciare più di 3500 persone, secondo le stime di Rami Abdulrahman, il capo dell’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Le trattative tra i ribelli e le forze del governo di al-Assad erano cominciate nella mattinata di domenica 8 aprile, in seguito all’attacco chimico verificatosi nella notte di sabato 7 aprile nella città di Douma. Jaish al-Islam ha accusato le autorità siriane di essere responsabili di quanto accaduto, ma il governo ha negato tutte le accuse, sostenendo che i ribelli stanno diffondendo notizie false poiché vicini alla disfatta.

In seguito alla diffusione della notizia dell’attacco chimico, il Dipartimento di Stato americano aveva fatto appello alla Russia, chiedendole di interrompere il supporto alle forze di al-Assad e di unirsi alla comunità internazionale, così da prevenire futuri attacchi di questo genere. Domenica 8 aprile, il Ministero degli Esteri russo ha definito sciocchezze tutte le accuse relative all’uso di armi chimiche, promettendo che qualsiasi azione militare basata su tali “scuse inventate” avrà serie conseguenze. Inoltre, Yuri Yevtushenko, il capo del Russian Reconciliation of the Warring Sides in Syria, un’organizzazione che si preoccupa di promuovere il processo di pace nel Paese mediorientale, ha affermato che la Russia è pronta a inviare specialisti in difesa radioattiva, chimica e biologica a Douma, una volta che la città sarà liberata dai militanti, per confermare la falsità delle accuse.

Da parte sua, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che al-Assad dovrà pagare un prezzo molto alto per aver usato armi chimiche contro i civili. Il leader ha altresì incolpato l’Iran e il presidente russo, Vladimir Putin, di supportare “quell’animale di Assad”. Anche la Turchia ha condannato l’accaduto, affermando di avere forti sospetti che il responsabile sia il regime, poiché non è la prima volta che le forze dell’attuale presidente siriano utilizzano armi chimiche nella guerra contro i ribelli. Ankara ha sottolineato che, ancora una volta, la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro l’utilizzo delle armi chimiche in Siria è stata ignorata. Il Ministero degli Esteri turco ha altresì richiesto all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche di aprire un’indagine, aggiungendo che la comunità internazionale dovrebbe condannare l’accaduto.

Dopo una tregua della durata di 10 giorni, venerdì 6 aprile gli aerei del regime siriano avevano ricominciato a bombardare la città di Douma, in seguito al fallimento dei negoziati tra il gruppo di ribelli Jaish al-Islam e le forze governative. Al-Assad ha riconquistato il controllo di quasi tutto il Ghouta orientale grazie a una campagna militare supportata dalla Russia, cominciata a febbraio. L’offensiva nell’area è stata tra le più letali, nei 7 anni di conflitto siriano. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, in questa zona sono stati uccisi più di 1600 civili.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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