Siria: attacco chimico nel Ghouta orientale, ribelli chiedono apertura negoziati

Pubblicato il 8 aprile 2018 alle 11:22 in Medio Oriente Siria

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La Syrian American Medical Society (SAMS), una organizzazione di soccorso medico operante in territorio siriano, ha dichiarato che 49 persone sono morte a causa di un attacco chimico nel Ghouta orientale, a Douma, una città che si trova ancora nelle mani dei ribelli, nella notte di sabato 7 aprile.

La SAMS ha spiegato che una bomba al cloro ha colpito l’ospedale della cittadina, uccidendo 6 persone, mentre un secondo attacco, perpetrato utilizzando “agenti misti”, incluso gas nervino, ha colpito un edificio poco distante. Il vicepresidente della Syrian American Medical Society, Basel Termanini, d’istanza negli Stati Uniti, ha dichiarato che 35 persone sono state uccise nel secondo attacco, la maggior parte dei quali donne e bambini.

L’organizzazione di supporto medico e la difesa civile hanno fatto sapere che i presidi ospedalieri hanno ricevuto più di 500 casi di persone con insufficienza respiratoria, schiuma alla bocca e odore di cloro addosso. I volontari della difesa civile hanno riportato che più di 42 persone morte presso le loro abitazioni presentavano gli stessi sintomi.

Secondo Reuters, gli attivisti hanno fatto circolare un video dove si vedono decine di corpi di uomini, donne e bambini senza vita, alcuni con schiuma alla bocca. Nel filmato, una voce afferma che nell’aria si avverte uno strano odore.

Il governo siriano ha affermato che le sue forze non hanno lanciato alcun attacco usando tali sostanze, sostenendo che i ribelli a Douma stanno diffondendo notizie false poiché vicini alla disfatta. L’agenzia di stampa siriana SANA ha riportato che il gruppo di ribelli che detiene il controllo di Douma, Jaish al-Islam, stava cercando di fabbricare armi chimiche in un tentativo, fallito, di ostacolare l’avanzata dell’esercito siriano.

Il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che i rapporti che hanno fatto seguito all’attacco di Douma sono spaventosi e che, se verranno confermati, Washington richiederà una risposta immediata da parte della comunità internazionale. La portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauret, ha ricordato l’attacco chimico del 4 aprile 2017 per mezzo di gas sarin, nella parte nordoccidentale della Siria. Nell’occasione, i Paesi occidentali e le Nazioni Unite avevano incolpato il governo di al-Assad. La Nauert ha richiesto alla Russia di porre fine al suo supporto alle forze del governo, suggerendo loro di lavorare con la comunità internazionale per prevenire ulteriori attacchi chimici.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha spiegato che non è in grado di confermare se nell’attacco di sabato siano state effettivamente impiegate armi chimiche. Il direttore dell’organizzazione, Rami Abdulrahman, ha dichiarato che 11 persone sono morte a Douma per soffocamento, a causa dei fumi provenienti dalle armi convenzionali utilizzate dal governo. L’uomo ha aggiunto che sono 70 le persone che hanno avuto difficoltà respiratorie.

Secondo l’agenzia di stampa siriana SANA, domenica 8 aprile i terroristi di Jaish al-Islam hanno chiesto di dare inizio ai negoziati con le autorità del governo della Siria, in seguito ai duri colpi ricevuti negli ultimi giorni. Una fonte ufficiale ha dichiarato che le trattative cominceranno in mattinata.

Dopo una tregua della durata di 10 giorni, venerdì 6 aprile gli aerei del governo del presidente siriano, Bashar al-Assad, avevano ricominciato a bombardare la città di Douma, in seguito al fallimento dei negoziati tra il gruppo di ribelli Jaish Al-Islam e le forze governative.

Al-Assad ha riconquistato il controllo di quasi tutto il Ghouta orientale grazie a una campagna militare supportata dalla Russia, cominciata a febbraio. L’offensiva nell’area è stata tra le più letali, nei 7 anni di conflitto siriano. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, in questa zona sono stati uccisi più di 1600 civili.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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