Mali: uccisi 14 jihadisti, gruppi umanitari protestano per l’aumento di violenze nel Paese

Pubblicato il 8 aprile 2018 alle 7:35 in Africa Mali

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Sabato 7 aprile, l’esercito del Mali ha dichiarato di aver ucciso 14 sospetti jihadisti che stavano cercando di scappare da un carcere, scatenando rimostranze da parte dei gruppi di diritti umani.

Le persone sospettate erano state arrestate nella città di Dioura il 5 aprile e sono state uccise il giorno seguente, venerdì 6. I gruppi dei diritti umani hanno accusato le forze di sicurezza del Mali di perpetrare esecuzioni sommarie durante la loro campagna per salvaguardare la parte centrale del Paese, che è testimone delle attività degli islamisti violenti e delle milizie etniche.

Questa settimana, Amnesty International ha lanciato l’allarme dopo aver scoperto che 6 persone trovate morte in una fossa comune nella regione di Mopti, a marzo, erano state arrestate dall’esercito 3 giorni prima. I gruppi dei diritti umani ritengono che l’ondata di uccisioni e rapimenti sia aumentata in vista delle elezioni presidenziali di luglio, poiché il governo sta cercando di eliminare tutti coloro sospettati di essere simpatizzanti dei gruppi jihadisti. Le autorità locali hanno respinto tutte le accuse al riguardo. Le violenze nel Paese hanno messo in dubbio la possibilità che il Mali possa essere in grado di tenere elezioni credibili in meno di 3 mesi.

Nell’ultima settimana, le violenze nel Paese hanno portato a numerose morti tra le file dei gruppi per i diritti umani. Mercoledì 4 aprile, un uomo ha ucciso una persona e ne ha ferite almeno altre 2 in un attacco contro un hotel nella città di Bandiagara, luogo frequentato regolarmente dallo staff delle Nazioni Unite e dagli impiegati delle agenzie umanitarie. Giovedì 5 aprile, 2 peacekeeper provenienti dal Ciad sono stati uccisi e almeno altri 10 sono stati feriti a causa di colpi di mortaio diretti contro un campo dell’Onu, nelle regione settentrionale di Kidal. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato che “questi atti rinforzano il nostro impegno nel supportare il popolo e il governo del Mali nella ricerca della pace”. Venerdì 6 aprile, un altro peacekeeper è stato ucciso da due uomini armati nella città settentrionale di Gao. Inoltre, Amnesty International ha dichiarato che almeno 65 persone sono state uccise nel 2018 a causa di dispositivi esplosivi improvvisati.

Nel 2017, Burkina Faso, Niger, Ciad, Mali e Mauritania avevano lanciato la task-force del G5 del Sahel per contrastare i militanti estremisti nella regione. La Francia, il maggiore sostenitore occidentale, spera che l’istituzione di questa autorità permetta loro di ritirare le circa 4000 truppe che si trovano in Mali dal 2013. In quell’anno, Parigi aveva stanziato le sue truppe per prevenire che i militanti islamisti prendessero il controllo del Paese. L’esercito francese ha dichiarato, giovedì 5 aprile, che le proprie truppe, insieme a quelle del Mali, hanno ucciso circa 30 insorgenti islamici durante uno scontro armato nei pressi del confine con il Niger, dove è attivo il gruppo Saharan, affiliato allo Stato Islamico.

Il Mali, posizionato nell’Africa occidentale, è teatro di continui scontri tra i gruppi armati. La sicurezza dello Stato è peggiorata da quando, nel 2013, le forze francesi locali hanno respinto i ribelli islamisti e, da allora, si verificano periodicamente attacchi. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel sud del Paese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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