L’India e il terrorismo

Pubblicato il 8 aprile 2018 alle 6:01 in Approfondimenti India

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Secondo quanto affermato da Bruce Riedel in un report pubblicato per Brookings, il terrorismo in india è un fenomeno molto complesso, che ha come protagonisti diversi gruppi ed organizzazioni. Tra questi, i più pericolosi appartengono alla rete del jihadismo globale che fa capo ad al-Qaeda e ai suoi alleati nel panorama pakistano. Tra il 26 e il 29 novembre 2008, Mumbai è stata teatro di un vero e proprio assedio terroristico, subendo 12 attacchi in diverse zone della città, che hanno causato la morte di quasi 200 persone ed il ferimento di più di 200. Il mondo ha puntato il dito contro il gruppo Lashkar-e-Taiba, fondato in Afghanistan nel 1987 da Hafiz Saeed, Abdullah Azzam e Zafar Iqbal, grazie anche al sostegno finanziario di Osama Bin Laden. Si vocifera che il suo quartier generale sia a Muridke, vicino Lahore, nella provincia del Punjab in Pakistan. Lashkar-e-Taiba gestisce anche alcuni campi di addestramento nella parte del Kashmir che ricade sotto l’amministrazione del Pakistan. Il suo scopo principale è l’instaurazione di uno Stato Islamico per imporre il suo dominio su tutto il sud-est asiatico. Il Pakistan la considera un’organizzazione terroristica dal 2002, anche se ha sempre negato il suo coinvolgimento negli attentati di Mumbai.

Secondo le stime del governo americano, nel 2016, l’India è stato il terzo Paese al mondo per numero di attentati terroristici. Ai primi due posti sono stati inseriti l’Iraq e l’Afghanistan. Rispetto all’anno precedente, il numero di attacchi è aumentato del 16%, così come il numero dei decessi, cresciuto del 17% nel 2016. Nonostante ciò, il Dipartimento di Stato americano ritiene che la mortalità degli attacchi subiti dall’India sia stata relativamente più bassa rispetto a quella degli altri Paesi teatri delle violenze terroristiche. La maggior parte degli incidenti ha visto l’uso di bombe e altri ordigni esplosivi, pari al 47%, e di armi da assalto, pari al 18%. I rapimenti, in particolare, sono stati una pratica molto utilizzata, insieme agli attacchi contro le infrastrutture. Per quanto riguarda i luoghi più colpiti, più della metà degli attentati sono avvenuti in quattro Stati, quali Jammu e Kashmir, Chhattisgarh, Manipur e Jharkhand.

Il Kashmir merita particolare attenzione, in quanto costituisce una delle questioni più calde nel panorama della sicurezza indiano. Tale area copre un’ampia zona che si estende tra l’India e il Pakistan, che è suddivisa in tre regioni oggetto di dispute territoriali. La parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India. Lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan. La zona nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale divisione amministrativa, tuttavia, non è riconosciuta formalmente dai Paesi coinvolti. Nuova Delhi e Islamabad continuano a rivendicare il controllo sulle aree dall’altro Stato. La linea di controllo dei confini tra i due Paesi è stata stabilita dalle Nazioni Unite. Nell’area Jammu e Kashmir, sotto il controllo dell’India, vi sono diversi gruppi separatisti che favoriscono l’annessione della zona al Pakistan e altri che ricercano l’indipendenza della regione, con insurrezioni contro il governo indiano.

La cooperazione nell’ambito antiterroristico tra USA e India sta continuando a crescere, in quanto entrambe le parti si sono impegnate a approfondire i legami bilaterali per affrontare diverse questioni legate alla sicurezza. In particolare, i due Paesi hanno concordato di unire gli sforzi nella lotta contro al-Qaeda, ISIS, Jaish-e-Mohammad (JeM), Lashkar-e-Taiba e D-Company. I leader indiani ed americani hanno ordinato ai loro ufficiali di identificare nuove aree di cooperazione in occasione dello US-Counterterrorism Joint Working Group, tenutosi nel luglio 2016, durante il quale è stata concordata la condivisione di informazioni chiave di intelligence e militari. Funzionari del Dipartimento di Giustizia americano hanno lavorato con interlocutori indiani, anche presso l’Agenzia Nazionale per le Indagini (NIA), per migliore l’uso di Internet a scopi terroristici e per assistere le indagini indiane legate al terrorismo. Funzionari statunitensi e indiani hanno altresì continuato a rafforzare la cooperazione sulle designazioni terroristiche nazionali, inclusa l’attuazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSCR) 1373 (2001), e sulle designazioni internazionali, in base al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) ISIL (Da’esh) e al regime delle sanzioni di al-Qaeda. Il Dipartimento della Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti ha continuato a collaborare con le controparti indiane per contrastare le minacce di IED.

L’India non si è unita alla colazione internazionale a guida americana che combatte l’ISIS in Siria e in Iraq, ma ha riconosciuto pubblicamente la minaccia esercitata dall’organizzazione terroristica a livello globale. Nel 2016, il governo indiano ha reso noto di aver arrestato 68 seguaci dello Stato Islamico.

In merito alla legislazione antiterrorismo, nel 2016, l’India non ha apportato alcun cambiamento significativo, continuando a trattare i casi legati al terrorismo appellandosi alle leggi esistenti, quali l’Unlawful Activities Prevention Act (UAPA) del 1967, il South Asian Association for Regional Cooperation Convention on Suppression of Terrorism Act del 1993, e altre norme a livello statale. Nello specifico, l’UAPA prevede che gli accusati siano colpevoli se persistono prove che indicano il possesso di armi o di materiale esplosivo, o la presenza di impronte digitali sulla scena del crimine. Nel 2016, tuttavia,m sono state adottate misure per contrastare la minaccia terroristica, soprattutto relative allo scambio di informazioni di screening per migliorare la cooperazione delle forze di sicurezza. Dalla serie di attacchi del novembre 2008, le autorità indiane hanno voluto migliorare le loro capacità antiterrorismo, rafforzando la collaborazione tra le agenzie nazionali e le forze di polizia locali. I funzionari indiani hanno partecipato a corsi di sicurezza sponsorizzati dagli Stati Uniti per migliorare le capacità dell’India in materia di gestione degli incidenti critici, sicurezza delle infrastrutture, polizia orientata alla comunità, indagini sulla scena del crimine, rilevamento di ordigni esplosivi e contromisure, medicina legale, sicurezza informatica e altre aree. I poliziotti indiani e gli ufficiali della sicurezza civile a livello statale e federale hanno ricevuto 12 corsi di formazione per il rafforzamento delle capacità nell’ambito del programma di assistenza antiterrorismo del Dipartimento di Stato in settori tecnici relativi all’antiterrorismo e alle forze dell’ordine. Inoltre, il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, attraverso l’Immigrazione e l’Esecuzione delle Dogane, e l’Ufficio di Investigazione Federale degli Stati Uniti, ha condotto programmi di formazione e scambi con il personale delle forze dell’ordine indiano.

Per quanto riguarda il contrasto al finanziamento del terrorismo, l’India è un membro della Financial Action task Force (FATF) e altri organi simili, come l’Eurasian Group on Combating Money Laundering and Financing of Terrorism e l’Asia/Pacific Group on Money Laundering. L’unità di intelligence finanziaria indiana (FIU-IND) fa parte dell’Egmont Group of Financial Intelligence Units. Il governo di Nuova Delhi regola i servizi finanziari attraverso la collezione di dati e il controllo delle transazioni sospette. Nel novembre 2016, il premier Narendra Modi ha annunciato la demonetizzazione le banconote da 500 e 1.000 rupie, affermando che uno degli scopi dell’iniziativa era frenare l’attività terroristica finanziata dalle banconote contraffatte, dal denaro nero e dalle riserve di liquidità. Secondo il governo americano, nonostante le autorità indiane abbiano conformato il proprio regime di contrasto al finanziamento del terrorismo agli standard internazionali, deve ancora raggiungere l’efficienza. Riguardo al contrasto dell’estremismo violento, nel luglio 2015, l’India ha nominato un inviato speciale per l’antiterrorismo e, nel 2016, il Ministero dell’Interno ha nominato un ufficiale per gestire il contrasto della radicalizzazione online. Il governo indiano ha avanzato alcuni programmi diretti ai settori insoddisfatti della società indiana che sono stati fonte di insurrezione violenta. Funzionari del governo indiano hanno continuato a sollevare preoccupazioni sull’uso dei social media e di Internet per reclutare, radicalizzare e fomentare le tensioni inter-religiose. In particolare, i funzionari temono la capacità di ISIS di reclutare online. Infine, nell’ambito della cooperazione regionale e internazionale, l’India è uno dei membri fondatori del Global Counterterrorism Forum (GCTF) e partecipa puntualmente ad altri forum simili dell’Onu.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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