Etiopia: nuovo premier si appella all’unità del popolo

Pubblicato il 8 aprile 2018 alle 9:16 in Africa Etiopia

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Il neoeletto primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha fatto visita a una regione dell’Etiopia dove gli scontri hanno causato circa un milione di sfollati; si tratta della prima visita in qualità di premier dalla sua nomina, avvenuta cinque giorni prima.

Sabato 7 aprile, Abiy si è recato a Jijiga – capitale della regione dei Somali, nell’Etiopia sud-orientale – nel tentativo di affrontare i problemi soggiacenti nel distretto, abitato in larga parte da popolazioni somale. Durante il suo intervento, riportato dall’emittente statale etiope, il primo ministro – con riferimento all’esodo di sfollati causati dal perpetrarsi di violenze a livello locale – ha affermato che si è trattato di una tragedia che non sarebbe mai dovuta accadere. A cappello del discorso, Abij ha promesso di impegnarsi a trovare soluzioni durature nel minor tempo possibile, e a fornire aiuto e assistenza agli sfollati.
La coalizione politica al potere in Etiopia, Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (EPRDF), il 27 marzo ha scelto Abiy per sostituite il premier uscente, Hailemariam Desalegn, il quale si è dimesso per fare spazio a un percorso di ammodernamento e riforme nel Paese. In occasione della cerimonia di insediamento, avvenuta lunedì 3 aprile, Abiy, che è un ex tenente colonnello dell’esercito etiope, dopo aver prestato giuramento ha adottato un tono conciliatore, e si è rivolto alla platea sottolineando l’importanza e l’urgenza di un’unità etnica e nazionale per far fronte allo stato di emergenza in cui verte il Paese.

A partire dal mese di gennaio, Addis Abeba ha rilasciato migliaia di prigionieri, tra cui anche dissidenti politici e giornalisti, nel tentativo di sedare il malcontento della popolazione e calmare l’opinione pubblica, la quale, insieme alle organizzazioni umanitarie, ha più volte accusato il governo di ricorrere regolarmente a cosiddette inquietudini sulla sicurezza nazionale come scusa per mettere a tacere i media e imbavagliare la libertà di stampa. Nella giornata di venerdì 6 aprile, inoltre, le autorità hanno chiuso il centro di detenzione conosciuto come “Makelawi”, luogo dove, stando alle testimonianze, alcuni rappresentanti di gruppi umanitari sarebbero stati imprigionati e torturati. Il piano governativo prevede che tale struttura venga trasformata in un museo.

“Se il piano del governo di avviare un processo di riforme avrà successo o menom sarà solo il tempo a dircelo”, ha affermato Merera Gudina, presidente del gruppo di opposizione, l’Oromo Federalist Democratic Congress. Secondo Gudina, le sfide da affrontare sono immense.

L’Etiopia è il secondo Paese più popoloso del continente africano, e nel corso degli ultimi 3 anni è stato spesso teatro di scontri e di violenze. In particolare, in centinaia sono stati uccisi dalle forze di sicurezza a Oromia, regione dell’Etiopia centro-meridionale; in tale distretto, le violenze sono state innescate da dispute sui diritti di utilizzo del terreno, ma sono state anche alimentate grandemente dal senso di marginalizzazione politica ed economica sentito dai più giovani. I primi fenomeni di scontri violenti lungo la frontiera delle due province etiopi del Corno d’Africa, Somali e Oromia, risalgono a settembre 2017. In tale contesto, entrambe le regioni si incolpavano reciprocamente per i primi contrasti. Da settembre in poi, gli ufficiali di Oromia hanno ripetutamente additato i raid condotti da un gruppo paramilitare della provincia dei Somali come causa primaria delle violenze locali. La regione dei Somali respinge tali accuse e sostiene che i suoi abitanti siano stati ingiustamente presi nel mirino degli attacchi da parte dei residenti di Oromia. Già in precedenza, l’area è devastata da scontri, seppur sporadicamente, da decenni. Un referendum tenutosi nel 2004 per determinare lo stato dei territori contesi non è riuscito a spianare le forti tensioni. Nel 2015 e nel 2016, nella regione sono morte complessivamente 669 persone. L’Etiopia è, d’altro canto, anche uno degli attori principali del Corno d’Africa, sia sul piano economico, sia sul piano della sicurezza. È previsto che lo Stato africano diventi il primo esportatore di energia dell’area e anche il Paese più importante per la produzione di energia rinnovabile di tutto continente. Nonostante ciò, nel 2016, l’Etiopia ha subito il peggior periodo di siccità degli ultimi 50 anni, il quale provocato una crisi umanitaria che ha interessato circa 10 milioni di persone.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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