Brasile: ex presidente Lula si consegna alla polizia

Pubblicato il 8 aprile 2018 alle 12:17 in America Latina Brasile

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L’ex presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, si è consegnato alla polizia, nella sera di sabato 7 aprile, per scontare una pena pari a 12 anni di prigione, per corruzione e riciclaggio di denaro.

Nel pomeriggio di giovedì 5 aprile, il Tribunale Supremo Federale del Brasile aveva respinto l’ultimo ricorso di Lula contro la sentenza che lo condannava per corruzione e riciclaggio a una pena di 12 anni e 1 mese di carcere. L’ex presidente si era allora rifugiato nel quartiere generale del suo partito, il Partito dei Lavoratori, a San Paolo. La sera di giovedì, migliaia di sostenitori dell’ex presidente si erano raccolti all’esterno dell’edificio, dissuadendo la polizia dal cercare di prenderlo in custodia e alimentando tra le forze dell’ordine la preoccupazione della possibilità della nascita di scontri violenti.

Nel pomeriggio di sabato 7 aprile, Lula ha tenuto un discorso davanti a una folla di sostenitori. L’uomo ha ribadito la sua innocenza e ha definito la sua condanna per corruzione “un crimine politico”, affermando però che si sarebbe consegnato alla polizia. “Non sono al di sopra della legge. Se non credessi nella legge, non avrei fondato un partito politico. Avrei dato luogo a una rivoluzione” ha spiegato Lula. Prima di questo discorso, i sostenitori avevano bloccato il suo tentativo di lasciare l’edificio del partito, ma in serata hanno lasciato passare la sua macchina.

L’ex presidente è rimasto nella sede del suo partito per più di 24 ore, prima di consegnarsi alle forze dell’ordine, che l’hanno trasferito nella città di Curitiba, nel sud del Brasile, dove è stato affidato alla polizia federale per scontare la pena. Nella città, i sostenitori di Lula hanno scatenato una serie di proteste, che sono state sedate dagli agenti con granate stordenti, lacrimogeni e proiettili di gomma.

Lula era stato condannato a 9 anni e mezzo e al sequestro di beni nel luglio 2017, sentenza confermata e inasprita lo scorso 12 gennaio dal Tribunale di seconda istanza di Porto Alegre. Il processo a Lula nasce da un’indagine sulla proprietà di un attico di 216 mq a Guaruja, località turistica di lusso sul litorale paulista. Secondo l’accusa accolta dalla magistratura, l’attico è stato regalato all’ex presidente dalla multinazionale edile OAS, in cambio di importanti commesse con la compagnia petrolifera statale Petrobras.

Lula era stato eletto presidente del Paese per due mandati, dal 2003 al 2011, durante i quali aveva guidato il Brasile verso una robusta crescita economica e l’abbattimento dell’inuguaglianza. La sua incarcerazione rimuove ufficialmente la più influente figura politica del Paese dalla campagna elettorale per le presidenziali di quest’anno. Secondo la legge elettorale del Brasile, infatti, se un candidato è colpevole di un crimine, per 8 anni non potrà concorrere per la carica.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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