Afghanistan e Pakistan invitano i talebani afgani a partecipare al processo di pace del Paese

Pubblicato il 8 aprile 2018 alle 10:05 in Afghanistan Pakistan

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Il Pakistan e l’Afghanistan hanno richiesto ai talebani afgani di partecipare a un nuovo processo di pace, in seguito alla visita nel Paese da parte del primo ministro pakistano.

Venerdì 6 aprile, Shahid Khaqan Abbasi, il premier del Pakistan, e Ashraf Ghani, il presidente dell’Afghanistan, durante la visita ufficiale del primo a Kabul, hanno personalmente chiesto ai talebani di avallare la recente richiesta del governo afgano di prendere parte, senza ulteriori indugi, alle trattative dirette per la pace nel Paese. Secondo una dichiarazione rilasciata dall’ufficio del premier pakistano, i leader dei due Stati si sono trovati d’accordo nel riconoscere che non esiste alcuna soluzione militare al conflitto afgano e che una risoluzione politica è l’unico modo possibile per far progredire la situazione.

Durante la sua visita, il premier Abbasi ha annunciato che avrebbe regalato 40.000 tonnellate di grano al popolo afgano. Inoltre, le due parti si sono impegnate per portare avanti numerose iniziative economiche e riguardanti le infrastrutture, che aumenteranno i contatti ferroviari e stradali tra i due Paesi.

La visita di Abbasi era volta a ridurre le tensioni tra i due Paesi, che si accusano l’un l’altro di permettere a gruppi armati di utilizzare il proprio territorio per attaccare l’altro Stato. L’Afghanistan da tempo accusa il Pakistan di permettere ai talebani afgani e alla Rete Haqqani di rifugiarsi nel loro territorio. A loro volta, le autorità di Islamabad accusano Kabul di non fare abbastanza per contrastare i combattenti talebani pakistani, che ritengono siano stanziati nelle province afgane di Nangarhar e Kunar. Entrambe le parti negano le accuse.

Confinando per 2.500 km, il territorio di frontiera tra Afghanistan e Pakistan, per lo più montuoso e poco controllato, permette ai gruppi terroristici di operare attivamente tra i due Paesi. Le operazioni militari per eliminare la minaccia dei talebani in Pakistan, noti come Tehreek-e-Taliban (TTP), vanno avanti dal 2007 e interessano per lo più le aree tribali del Paese. L’11 dicembre 2017, l’agenzia di stampa afghana in lingua inglese, Khaama Press, aveva reso noto che le autorità pakistane avevano proposto la creazione di gruppi di lavoro congiunti con Kabul, al fine di cercare di riportare la stabilità nei due Paesi asiatici. Islamabad sostiene altresì che, nonostante in passato abbia avuto una certa influenza sulla leadership talebana in Afghanistan, oggi non ha più alcun tipo di legame con i combattenti.

Il 28 febbraio, Ghani si era offerto di riaprire i negoziati con i talebani afgani senza precondizioni, nonostante i continui attacchi. Il leader aveva proposto di riconoscere il gruppo come un partito politico, far entrare in vigore un cessate-il-fuoco e avanzare uno scambio di prigionieri, nel tentativo di cominciare il processo che avrebbe messo fine al conflitto nel Paese, che va avanti da 16 anni. In cambio, aveva richiesto che la controparte riconoscesse come legittimo l’attuale governo e ne rispettasse le leggi, incluse quelle riguardanti i diritti delle donne. I talebani non hanno ancora risposto a questa offerta.

Un altro tentativo di favorire negoziati diretti, supportati da Pakistan, Stati Uniti e Cina, tra il governo afgano e i talebani, era fallito nel 2015, dopo la notizia della morte dell’allora capo talebano, il Mullah Muhammad Omar.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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