ONU: USA bloccano dichiarazione a favore del diritto di protesta pacifica dei palestinesi

Pubblicato il 7 aprile 2018 alle 10:14 in Israele Palestina

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Per la seconda settimana di fila, gli Stati Uniti hanno bloccato una dichiarazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che supporta il diritto dei palestinesi di “protestare in modo pacifico” e appoggia la richiesta del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, di aprire un’indagine indipendente su quanto accaduto recentemente a Gaza.

Venerdì 6 marzo, il Kuwait, che rappresenta i Paesi arabi presso l’Onu, ha fatto circolare una bozza di dichiarazione tra gli Stati membri che ha riaffermato il diritto dei palestinesi di protestare in modo pacifico, chiedendo un’indagine trasparente e indipendente riguardo gli avvenimenti a Gaza della settimana passata, appellandosi alla moderazione da parte di entrambi i popoli.

L’ambasciatore della Palestina presso le Nazioni Unite, Riyad Mansour, ha spiegato alla stampa, nella sera dello stesso giorno, che 14 dei 15 Stati membri del Consiglio di Sicurezza erano d’accordo per far passare la dichiarazione, ma gli Stati Uniti, il più vicino alleato di Israele, si erano opposti. È la seconda volta che Washington contrasta una richiesta del genere: venerdì 30 marzo, infatti, il segretario generale delle Nazioni Unite, durante un incontro di emergenza convocato dal Kuwait, aveva richiesto l’apertura di un’indagine indipendente per quanto riguardava gli avvenimenti nella Striscia di Gaza. Sabato 31 marzo, in occasione di un meeting del Consiglio di Sicurezza, gli Stati Uniti avevano respinto l’idea proposta da Guterres.

Mansour ha definito la reazione statunitense “irresponsabile”, affermando che quanto accaduto presso le Nazioni Unite darà a Israele “il via libera per continuare il massacro contro la popolazione civile a Gaza”. L’uomo ha nuovamente richiesto all’Onu di aprire un’indagine indipendente a riguardo.

Per tutta risposta, l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon, ha spiegato che il Consiglio di Sicurezza “dovrebbe condannare Hamas, che utilizza bambini come scudi umani rischiando le loro vite” nelle proteste nella Striscia di Gaza. Inoltre, secondo il funzionario, l’Onu dovrebbe porre fine a queste provocazioni, che aumentano solamente violenze e tensioni.

Venerdì 6 marzo, le Forze di Difesa Israeliane hanno dichiarato di aver sventato numerosi tentativi di sfondamento della recinzione di confine, aprendo il fuoco in alcuni casi, e hanno anche disinnescato bombe dirette contro le loro truppe.

Le proteste dei palestinesi erano iniziate al confine tra Gaza e Israele, in occasione del Giorno della Terra, che si commemora il 30 marzo per ricordare l’uccisione di 6 cittadini arabi di Israele da parte delle forze di sicurezza israeliane, avvenuta il 30 marzo 1976, durante le manifestazioni contro la confisca dei territori palestinesi nel nord di Israele. Durante la protesta, che durerà sei settimane, le famiglie palestinesi vivranno nelle tendopoli piantate in un territorio di confine tra la Striscia di Gaza e Israele, adiacente alla frontiera israeliana, considerato un’area sensibile dalle forze israeliane, alla quale non i palestinesi non potrebbero avere accesso. La manifestazione, il cui obiettivo sarebbe il ritorno dei rifugiati palestinesi nei territori in cui adesso sorge Israele, si concluderà con una marcia di protesta, che si terrà martedì 15 maggio, in occasione dello Yawm Al-Nakba, il Giorno della Nakba, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948, anno della creazione dello Stato di Israele, la cui indipendenza viene festeggiata il giorno precedente, il 14 maggio. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, la protesta sarebbe supportata da numerose fazioni palestinesi, tra le quali Hamas.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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