Messico: bloccata carovana di migranti diretta negli USA

Pubblicato il 7 aprile 2018 alle 12:28 in Messico USA e Canada

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Una carovana di migranti proveniente dall’America Centrale è infine entrata in Messico, nella giornata di venerdì 6 aprile, dopo essere stata bloccata su un prato per una settimana a causa delle pressioni esercitate sul governo messicano dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

In partenza, la carovana era composta da circa 1500 migranti. Tuttavia, il numero si è pressoché dimezzato in seguito all’intervento delle autorità per l’immigrazione messicane, le quali hanno ostacolato il passaggio dei migranti e hanno bloccato la carovana per una settimana nella cittadina meridionale di Matias Romero, sottoponendo i membri del gruppo a screening e test per via di pressioni esercitate dal presidente Trump. Da quel momento, molte persone hanno iniziato a lasciare il gruppo e disperdersi. A rendere nota la vicenda è stato Irineo Mujica, il direttore di Pueblo Sin Fronteras, gruppo umanitario attivo nella sensibilizzazione delle traversate migratorie il quale, dal 2010, si occupa di organizzare annualmente carovane adibite al trasporto in sicurezza dei migranti. Secondo Mujica, sono rimasti a malapena in 800 i migranti rimasti sulla carovana in seguito ai controlli eseguiti sull’improvvisato posto di blocco messicano. A causa di tali tensioni politiche, gli organizzatori dell’evento hanno deciso di cambiare programma e far terminare il viaggio della carovana in questione a Città del Messico, e non più al confine con la frontiera statunitense come era stato originariamente preventivato.

Venerdì 6 aprile, durante un’intervista per un’emittente radiofonica messicana, il direttore di Pueblo Sin Fronteras ha affermato di essere, insieme a circa 150 migranti della carovana, in attesa di imbarcarsi su un treno. Circa altri 600 migranti, ha affermato Mujica, provenienti in gran parte da El Salvador, Guatemala e Honduras, sono riusciti ad arrivare già nella città centrale di Puebla per una conferenza con avvocati messicani e statunitensi, i quali dovranno impartire istruzioni sulle modalità di richiesta dell’asilo politico. Sebbene non tutti i migranti del gruppo che hanno parlato con i giornalisti dell’agenzia di stampa Reuters si siano detti intenzionati a richiedere asilo politico negli Stati Uniti o in Messico, oltre una decina di loro hanno descritto le minacce mortali a cui erano sottoposti quotidianamente da gruppi e bande locali o dalle autorità stesse, nei loro Paesi di provenienza.

Commentando la lunga traversata sulla carovana, Carlos Francisco Portillo, un ex soldato originario di El Salvado, ha affermato che il gruppo ha patito grandemente il freddo e le avversità atmosferiche, e che a confronto il treno non era di gran lunga più sicuro; i viandanti dovevano legarsi sul tetto del mezzo locomotore per evitare di scivolare giù durante il sonno. Un altro migrante, proveniente dal Nicaragua, ha aggiunto che in quelle condizioni era pressoché impossibile spostarsi ad andatura costante e rapida. A suo dire, le possibili opzioni percorribili che aveva erano tre: salire clandestinamente su un treno merci, camminare a piedi tutta la notte, o tornare in patria, dove lo avrebbe atteso morte quasi certa per mano di una delle gang locali.

Nella medesima giornata di venerdì 6 aprile, la Casa Bianca ha rilasciato una dichiarazione in cui rende noto che invierà oltre 4mila truppe delle Guardie Nazionali americane al confine con il Messico. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, già in un memorandum pubblicato dalla Casa Bianca nella serata di mercoledì 4 aprile, aveva ordinato al Dipartimento della Difesa di sostenere la Sicurezza Nazionale nella protezione del confine degli Stati Uniti con il Messico attraverso l’intervento della Guardia Nazionale.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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