Trump minaccia di imporre altre tariffe del valore di 100 miliardi di dollari sui prodotti cinesi

Pubblicato il 6 aprile 2018 alle 10:36 in Cina USA e Canada

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Il presidente Donald Trump ha annunciato che vorrebbe imporre ulteriori tariffe del valore di 100 miliardi di dollari sui prodotti cinesi. In un comunicato, Trump ha spiegato che le nuove misure sarebbero una risposta alla lista pubblicata dalla Cina mercoledì 4 aprile, la quale prevede 50 miliardi di dollari di tasse sui prodotti americani.

“Invece di rimediare alla propria condotta, la Cina ha deciso di colpire i nostri agricoltori e i nostri industriali”, ha tuonato il presidente, il quale ha ordinato agli ufficiali dell’amministrazione di individuare altri prodotti cinesi su cui imporre nuove tasse. I suoi consiglieri hanno tentato di calmare le acque affermando che la valutazione di nuovi dazi è soltanto uno step verso la negoziazione. Trump stesso ha dichiarato che tali mosse non precludono la possibilità di colloqui con Pechino. Secondo quanto riportato dal New York Times, le decisioni dell’amministrazione mirano a convincere la Cina ad assumere un comportamento più corretto nei confronti del commercio americano, anche se potrebbero portare a effetti indesiderati.

Il nuovo annuncio è stato immediatamente criticato da diversi politici, come il senatore repubblicano del Nebraska, Ben Sasse, secondo cui Trump sta minacciando di “bruciare l’agricoltura americana”. A suo avviso, le nove tariffe finiranno per punire non solo la Cina, ma anche gli Stati Uniti stessi. Il quotidiano americano spiega che una guerra commerciale potrebbe peggiorare l’attuale espansione economica globale e danneggiare gli affari statunitensi che dipendono dai legami con Pechino. Tale eventualità potrebbe altresì complicare altre priorità geopolitiche che l’amministrazione Trump ha stabilito per favorire gli storici colloqui tra la Cina e la Corea del Nord, previsti per il mese di maggio. Il consigliere commerciale di Trump, Robert Lighthizer, al contrario, sostiene che le mosse del presidente siano state appropriate, in quanto Pechino avrebbe dovuto cambiare il proprio comportamento invece di rispondere con l’imposizione di altre tariffe.

Il New York Times sottolinea che la Cina potrebbe avere diverse reazioni di fronte a nuovi dazi, tra cui la limitazione delle operazioni delle banche americane e di altri servizi, oppure il governo cinese potrebbe chiedere ai cittadini di non comprare le auto di produzione statunitense come le Chevrolets e le Fords. Qualsiasi sia la risposta, una delle domande più importanti, ad avviso del quotidiano americano, è chiedersi se la reazioni di Pechino avrà conseguenze geopolitiche. Ad esempio, la Cina potrebbe aumentare la pressione su Taiwan per ostacolare i suoi rapporti con Washington o potrebbe inviare un maggiore equipaggiamento militare nel Mar Cinese Meridionale per aumentare le tensioni nell’area.

È previsto che la prossima settimana il presidente cinese, Xi Jinping, tenga un discorso in occasione del Bo’ao Forum, presso l’isola di Hainan, durante il quale renderà nota la risposta cinese nei confronti degli Stati Uniti. Intanto, il 5 aprile, Pechino ha richiesto un round di consultazioni con la Casa Bianca, secondo quanto riportato dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). La notifica di tale richiesta comporta l’imposizione di un ultimatum ai due Stati i quali, se entro 60 giorni non perverranno ad un accordo, si troveranno ad affrontare un processo di fronte ad un panel di arbitri neutrali in seno al WTO.

Le tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti sono aumentate in seguito all’inizio del andato presidenziale di Trump, il 20 gennaio 2017, il quale ha attuato una politica di contenimento della potenza commerciale cinese. L’amministrazione Trump, inoltre, ha affermato che gli USA hanno incoraggiato, erroneamente, l’adesione della Cina al WTO nel 2001, sulla base di condizioni che non sono riuscite a far aprire l’economia di Pechino verso i mercati esteri.

Se Trump decidesse di attuare i nuovi dazi, si tratterebbe dell’ennesima mossa nell’ambito del confronto commerciale tra i due Paesi. Il 22 marzo, il presidente americano aveva annunciato nuove tariffe e sanzioni del valore complessivo di 60 miliardi di dollari verso i beni cinesi per punire il furto di segreti tecnologici e commerciali da parte di Pechino. Tali misure hanno interessato circa 100 categorie commerciali delle importazioni di Pechino, dalle calzature all’elettronica, e hanno previsto altresì restrizioni agli investimenti cinesi negli Stati Uniti. La mossa è avvenuta alla vigilia dell’entrata in vigore dei dazi del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio, che riguardano anche la Cina, ma che escludono invece Unione Europea, Canada, Messico, Australia, Brasile, Argentina e Corea del Sud, secondo quanto riferito dal rappresentante del commercio americano, Robert Lighthizer. Il 23 marzo, Pechino ha annunciato le proprie tariffe nei confronti di 128 prodotti americani, del valore di 3 miliardi di dollari, dichiarando che sono in risposta ai dazi sull’alluminio e sull’acciaio. Il 4 aprile, l’amministrazione Trump ha pubblicato una lista di circa 1.300 prodotti cinesi che saranno soggetti a nuovi dazi del valore complessivo di 50 miliardi di dollari.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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