Marocco: accuse formali contro il Fronte Polisario

Pubblicato il 6 aprile 2018 alle 9:23 in Marocco Sahara Occidentale

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Il Ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, ha dichiarato di stare valutando tutte le opzioni in merito alla disputa territoriale nel Sahara occidentale, tra le quali l’azione militare, nel caso in cui le Nazioni Unite non agiscano contro la costruzione di postazioni militari nelle zone cuscinetto controllate dall’ONU.

In occasione di una conferenza stampa, che si è tenuta mercoledì 4 aprile, il ministro marocchino ha affermato che il cessate-il-fuoco, che era stato imposto nel territorio nel 1991, sarebbe minacciato dalle recenti azioni del Fronte Polisario. In questo contesto, Bourita ha dichiarato: “Il Marocco sta affermando molto chiaramente di stare considerando tutte le opzioni. Il Marocco non permetterà un cambiamento nel territorio. Se le Nazioni Unite, la comunità internazionale, non si assumeranno le proprie responsabilità, il Marocco si assumerà le sue”.

Le dichiarazioni di Bourita sono giunte qualche giorno dopo che Rabat aveva accusato formalmente il Fronte Polisario di aver fatto incursione nella zona cuscinetto situata nei pressi del villaggio Guerguerat, situato nel sud-ovest del Sahara occidentale, al confine con la Mauritania, e aveva chiesto alle Nazioni Unite di prendere provvedimenti. Il Marocco aveva definito l’accaduto un “atto provocatorio che potrebbe portare a una guerra”. In una lettera inviata al presidente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Gustavo Meza-Cuadra, domenica 1 aprile, il rappresentante permanente del Marocco presso le Nazioni Unite, Omar Hilal, aveva sottolineato che “tale azione illegale commessa dalle altre parti minaccia gravemente il processo politico internazionale che il segretario generale dell’ONU e il suo inviato speciale stanno cercando di rilanciare in modo instancabile” e aveva aggiunto: “Le violazioni degli accordi militari e del cessate-il-fuoco e l’aumento delle tensioni sul territorio sono contrarie al processo politico”. In questo contesto, Hilal ha chiesto “al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di esortare le altre parti a porre fine alle azioni che scuotono la pace, la stabilità e la sicurezza della regione”.

Per tutta risposta, il rappresentante del Fronte Polisario presso le Nazioni Unite, Ahmed Boukhari, aveva respinto le accuse del Marocco, definendole “infondate e false”. In una lettera, inviata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il giorno successivo, lunedì 2 aprile, Boukhari aveva riferito che le forze di peacekeeping dell’ONU nel Sahara occidentale non avrebbero registrato alcuna violazione del cessate-il-fuoco da parte del Fronte. Il rappresentante del Fronte Polisario aveva altresì accusato il Marocco di tentare di cambiare lo status del territorio, attraverso la costruzione di una strada nell’area di Guerguerat e aveva definito le ultime dichiarazioni di Rabat “una cortina di fumo”, mirata a distogliere l’attenzione del Consiglio di Sicurezza dalle questioni.

La disputa territoriale che concerne il Sahara occidentale risale agli anni 1975-76, quando il Marocco, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, aveva preso il controllo di due terzi dell’area, che si trova sulla costa nord-occidentale dell’Africa, al confine con il Marocco, la Mauritania e l’Algeria. Negli stessi anni, il Fronte Polisario aveva annunciato la nascita della Sahara Arab Democratic Republic (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria, dove erano fuggiti migliaia di rifugiati. Ancora oggi, le autorità di Rabat sostengono che l’area del Sahara Occidentale, la quale ospita vaste riserve di fosfato, sia parte del Regno. Il Fronte Polisario, invece, continua a battersi per l’indipendenza e vorrebbe indire un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove vivono circa mezzo milione di individui. Forti tensioni sono scoppiate nell’agosto 2016, quando il Marocco invase la zona indipendente del Sahara Occidentale, violando il cessate il fuoco imposto dalle Nazioni Unite. Attualmente, tale territorio è diviso in diverse zone, alcune autonome altre occupate dalle truppe marocchine. Il primo febbraio 2017, dopo 33 anni di assenza, il Marocco è rientrato a fare parte dell’Unione Africana.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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