Libia: accordo con Niger, Ciad e Sudan per controllare i confini

Pubblicato il 6 aprile 2018 alle 8:35 in Immigrazione Libia

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La Libia ha concluso un accordo con il Sudan, il Niger e il Ciad per stabilire un meccanismo di cooperazione volto ad aumentare i controlli dei confini e combattere la criminalità organizzata transnazionale.

Il patto è stato firmato il 4 aprile al termine di due giorni di consultazioni avvenute a Niamey, in Niger. La delegazione libica comprendeva i ministri dell’Interno e degli interni e anche il capo dell’intelligence nazionale. In base all’accordo, i quattro Paesi impiegheranno le proprie forze armate per combattere il crimine ed i traffici illegali nella regione a cavallo tra il Sahara e il Sahel, soprattutto in prossimità del sud della Libia, considerato luogo sensibile per le attività dei trafficanti e dei gruppi terroristici. È previsto che il 3 maggio le delegazioni dei quattro Paesi intrattengano un secondo meeting presso la capitale del Ciad, N’Djamena per stilare un protocollo di sicurezza.

Da quando il regime del dittatore libico Muammar Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre del 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governo. Il primo ha sede a Tripoli, è guidato dal premier Fayez Serraj, ed è sostenuto dall’Onu e dall’Italia. Il secondo ha sede a Tobruk ed è sostenuto da Russia ed Egitto; la sua figura di spicco è rappresentata dal generale Khalifa Haftar, comandante della Libyan National Army. I trafficanti di esseri umani, ormai da anni, si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. 

La mancanza di una solida unità politica comporta altresì che i confini libici siano scarsamente controllati, permettendo non solo il passaggio dei flussi migratori gestiti dai trafficanti, ma anche di gruppi criminali e terroristici.

Alla luce di tale situazione, il 31 marzo scorso, in occasione di una riunione al Viminale con 60 leader tribali libici, il ministro dell’Interno italiano, marco Minniti, spiegò che, ormai, i confini meridionali della Libia costituiscono i confini meridionali anche dell’Europa. Successivamente, il 15 settembre 2017, in occasione della riunione del Comitato Misto Italo-Libico, presieduto da Minniti, l’Italia rese noto che avrebbe organizzato una missione presso i confini meridionali della Libia, con l’obiettivo di creare una base logistica per gli agenti che controllano le frontiere e di facilitare la presenza delle organizzazioni dell’Onu. Il 24 dicembre 2017 il premier Paolo Gentiloni ha annunciato il trasferimento di 470 soldati italiani posizionati in Iraq, in Niger per contribuire alla lotta contro il terrorismo e il traffico di esseri umani nella regione del Sahel. La missione è stata approvata dal Parlamento italiano il 17 gennaio e, nonostante Gentiloni avesse sottolineato che il governo nigerino aveva richiesto l’invio di soldati italiani all’inizio del mese di dicembre 2017, a marzo, il ministro dell’Interno nigerino, Mohamed Bazoum, ha bloccato 40 tecnici italiani, affermando di rifiutare il trasferimento dei soldati.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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