Egitto – Sudan – Eritrea: ancora nessuna soluzione per la questione della GERD

Pubblicato il 6 aprile 2018 alle 15:56 in Egitto Sudan

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Dopo 17 ore di meeting, la questione della Grand Ethiopian Rainassance Dam (GERD), il futuro sistema idro-elettrico più grande di tutto il continente africano, fonte di conflitto tra Egitto, Sudan ed Etiopia, non è stata risolta.

Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, il 5 aprile, si è recato in visita ufficiale in Sudan per discutere con gli ufficiali dell’intelligence e dei Ministeri degli esteri di Egitto, Etiopia e Sudan. L’incontro avrebbe dovuto tenersi due mesi fa, ma è stato posticipato per via della crisi politica etiope che ha seguito le dimissioni del premier Hailemariam Desalegn il 15 febbraio.

A margine del meeting, gli ufficiali dei tre Paesi hanno dichiarato di volersi impegnare a raggiungere un consenso sulla questione per porre fine alle tensioni. Nel corso della discussione, che si è svolta a porte chiuse, sono stati analizzati i mezzi per utilizzare le risorse idriche e rendere la GERD un mezzo di sviluppo anziché una fonte di conflitto. L’ultimo round di colloqui sulla diga si era concluso nel dicembre 2017, ma senza raggiungere alcun accordo. Nell’occasione, l’Egitto aveva proposto all’Etiopia di affidare la risoluzione della disputa alla World Bank, in quanto attore neutrale, ma Addis Abeba si era rifiutata. 

Al termine dell’incontro, il ministro degli esteri sudanese, Ibrahim Ghandour, ha affermato che non è stato raggiunto alcun accordo “per motivi tecnici”.

Il progetto della diga, avviato nel 2011 dall’Etiopia, ha generato forti tensioni tra i tre Paesi per via della gestione delle acque del fiume Nilo. La GERD dovrebbe attingere dal bacino del fiume Nilo Azzurro, il secondo principale affluente del Nilo, che attraversa il Sudan e l’Egitto. Sia il Cairo sia Kharotum temono che la diga possa danneggiare e limitare le rispettive risorse idriche. Addis Abeba, invece, sostiene che la GERD non avrà alcun effetto negativo sull’Egitto e sul Sudan e che, al contrario, costituisce un progetto necessario allo sviluppo economico dell’area. La situazione è complicata dal fatto che i due trattati che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, risalenti rispettivamente al 1929 e al 1959, e che attribuiscono all’Egitto una percentuale maggiore, vengono considerati ingiusti dall’Etiopia e dal Sudan. Inoltre, il Cairo accusa Khartoum di essersi schierata in favore di Addis Abeba, mentre le autorità sudanesi sostengono che l’Egitto appoggi gruppi di ribelli attivi all’interno dei territori etiopi. Sulla base di tale convinzione, il 4 gennaio, il governo sudanese ha ritirato i propri ambasciatori in Egitto per effettuare consultazioni in merito alla questione. Per cercare di sedare le tensioni, il 16 gennaio, al-Sisi ha dichiarato in diretta nazionale di non avere intenzione di iniziare una guerra con l’Etiopia e il Sudan. Il giorno seguente, il premier etiope si è recato in visita ufficiale al Cairo, per chiarirsi con il leader egiziano in merito alla questione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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