Brasile: respinto ricorso di Lula, l’ex presidente verso la galera

Pubblicato il 6 aprile 2018 alle 6:04 in America Latina Brasile

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L’ultimo ricorso di Lula contro la sentenza che lo condanna a 12 anni e 1 mese di carcere per corruzione e riciclaggio di denaro è stato respinto dal Tribunale Supremo Federale del Brasile. Il magistrati del massimo organismo giudiziario del paese hanno respinto la richiesta di habeas corpus presentata dai legali dell’ex presidente con 6 voti contro 5.

In base ad una legge d’iniziativa popolare denominata Ficha limpa (Fedina Pulita), approvata nel 2010, l’ex sindacalista non potrà essere rieletto per la terza volta presidente del Brasile alle elezioni previste per il prossimo novembre, come pronosticato da tutti i sondaggi.

La seduta del tribunale si è prolungata per tutta la notte, e il risultato del voto è giunto solo all’una del mattino di giovedì, le sei di mattina in Europa. L’ingresso in carcere di Lula sembra ormai inevitabile, e anche l’esercito, in un comunicato, pur senza citate l’ex presidente, ha chiesto mano dura contro la corruzione. Il Capo di stato Maggiore del Brasile Eduardo Villas-Boas aveva lanciato lo scorso martedì un appello “contro l’impunità”, interpretato come un’indebita pressione sui magistrati del Tribunale Supremo.

Fuori dal tribunale folle contrapposte hanno accolto la notizia con gioia o disperazione, mentre il Partito dei Lavoratori di Lula parlava di “giorno tragico per la democrazia” brasiliana.

Lula era stato condannato a 9 anni e mezzo e al sequestro di beni nel luglio 2017, sentenza confermata e inasprita lo scorso 12 gennaio dal Tribunale di seconda istanza di Porto Alegre. Il processo a Lula nasce da un’indagine sulla proprietà di un attico di 216 mq a Guaruja, località turistica di lusso sul litorale paulista. Secondo l’accusa accolta dalla magistratura, l’attico è stato regalato all’ex presidente dalla multinazionale edile OAS in cambio di importanti commesse con la compagnia petrolifera statale Petrobras. 

Dalle indagini sulla Petrobras è nata l’operazione Lava Jato, la mani pulite brasiliana. Da allora la magistratura ha assunto un ruolo da protagonista nella vita politica brasiliana. Tre anni sono passati dall’inizio del cosiddetto scandalo Petrobras, la rete di corruttele legata all’azienda petrolifera statale. Le indagini sulla Petrobras, che coinvolgevano la classe dirigente del Partito dei Lavoratori allora al governo, si sono allargate fino a coinvolgere un gran numero di grandi aziende brasiliane. Su tutte, la Odebrecht, impresa di costruzioni con filiali in tutto il continente e anche in Africa. L’operazione Lava Jato (letteralmente: operazione autolavaggio), si basa sulle confessioni dei dirigenti d’azienda, che hanno svelato una trama fittissima di corruzione, abuso di potere, riciclaggio di denaro estesa su tre continenti e coinvolge ormai centinaia di politici in Brasile e all’estero.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal portoghese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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