Camerun: liberati 18 ostaggi, tra cui 5 italiani

Pubblicato il 5 aprile 2018 alle 12:21 in Africa Camerun

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L’esercito del Camerun ha liberato 18 ostaggi, tra cui 7 svizzeri e 5 italiani, rapiti dai separatisti anglofoni nella regione sud-orientale del Paese.

La notizia è stata divulgata dai portavoce del governo la sera di martedì 3 aprile, i quali hanno spiegato che gli ostaggi, catturati il giorno precedente sulla strada per il Twin Lakes, presso il Mount Manengouba National Park a circa 300 km dalla capitale Yaounde, sono stati liberati grazie all’intervento del Rapid Intervention Battallion. Il rapimento è avvenuto mentre il primo ministro, Philemon Yang, stava partecipando ad un meeting con il consiglio nazionale per il turismo, per promuovere iniziative nel Paese.

Il governo camerunense definisce i separatisti anglofoni “terroristi secessionisti” i quali, tuttavia, hanno negato il proprio coinvolgimento nel rapimento degli ostaggi stranieri.

Le tensioni in Cemerun sono scoppiate nel novembre 2016, quando insegnanti e avvocati anglofoni nelle regioni sud-occidentali e nord-occidentali del Paese hanno cominciato a protestare, poiché frustrati per essere obbligati a insegnare in lingua francese. I disordini hanno raggiunto il picco di violenza lo scorso primo ottobre, quando i separatisti hanno proclamato l’indipendenza dell’Ambazonia, conosciuta anche come Camerun britannico del Sud, zona che comprende le aree meridionali del Paese africano in cui la lingua europea prevalente è l’inglese. Le radici della divisione linguistica risalgono alla fine della Prima Guerra mondiale, quando la Società delle Nazioni decise di dividere il Camerun, ex colonia tedesca, tra i vincitori francesi e inglesi. In seguito all’indipendenza dalla Francia nel 1960, nel 1961, il Camerun del sud, sotto dominazione inglese, si è unito alla Repubblica del Camerun. Tuttavia, ancora oggi gli indipendentisti sostengono che alla fine del regime coloniale, all’Ambazonia non fu mai data la possibilità di scegliere l’indipendenza. Tali rivendicazioni sono state alimentate nel corso degli anni dalle politiche discriminatorie del governo di Yaounde nei confronti della minoranza anglofona, che costituisce circa il 20% della popolazione. Nel corso dei due anni passati, almeno 25 soldati sono morti in una serie di raid per cercare di ottenere l’indipendenza.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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