Iraq: 6 donne turche condannate a morte per legami con l’ISIS

Pubblicato il 4 aprile 2018 alle 6:03 in Iraq Medio Oriente

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Sei donne turche sono state condannate a morte da un tribunale iracheno e una all’ergastolo con l’accusa di essere state membri dello Stato Islamico, secondo quanto riferito da una fonte giudiziaria.

Stando a quanto riferito dalla fonte, le donne si erano arrese ai Peshmerga curdi dopo aver abbandonato la città di Tal Afar, una delle ultime grandi roccaforti dello Stato Islamico nella provincia di Ninive, nel nord dell’Iraq, che era stata liberata il 27 agosto 2017. Le sospettate avrebbero confessato di essere state membri dell’ISIS e di essere entrate nell’organizzazione terroristica per unirsi ai propri mariti.

La sentenza, emessa lunedì 2 aprile dal tribunale iracheno, si tratta dell’ultima di questo genere emanata dalle corti di Baghdad contro coloro che si sospetta avere legami con lo Stato Islamico, tra i quali anche donne e bambini. L’ultimo episodio di questo genere si era verificato il 25 febbraio, quando 16 donne turche erano state condannate a morte, dopo che il tribunale aveva “provato la loro appartenenza al gruppo terroristico ISIS e dopo che le donne avevano confessato di aver sposato membri dell’ISIS e di aver fornito agli elementi dell’organizzazione aiuto logistico o supporto nel condurre gli attacchi terroristici. Precedentemente, tra gennaio e febbraio 2018, la Corte penale di Baghdad aveva condannato a morte due donne, una tedesca e una turca, a causa della loro appartenenza all’ISIS. Domenica 18 febbraio, la stessa Corte aveva condannato all’ergastolo 9 donne turche e una azera, nonostante queste cercassero di difendersi affermando di essere state ingannate o costrette dai mariti a unirsi all’organizzazione terroristica.

Secondo quanto riferito dal quotidiano turco Hurriyet Daily News, almeno 20.000 persone sarebbero state incarcerate nelle prigioni irachene con l’accusa di essere membri dello Stato Islamico, anche se non sarebbero disponibili dati ufficiali. Tra queste vi sarebbero almeno 560 donne e 600 bambini, accusati di essere jihadisti o parenti dei combattenti dell’ISIS.

Dall’agosto 2017, l’Iraq è impegnato nell’eseguire processi nei confronti di centinaia di donne straniere e dei loro figli, arrestati dalle autorità irachene e accusati di avere legami con l’organizzazione terroristica. A partire dal 2014, migliaia di stranieri hanno combattuto in nome dello Stato Islamico in Iraq e in Siria. Tra questi vi erano anche numerose donne, le quali erano giunte o erano state portate nei territori del califfato per unirsi ai jihadisti. Nell’agosto 2017, dopo la liberazione della città di Tal Afar, situata nel nord dell’Iraq, da parte dell’esercito iracheno, avvenuta il 27 agosto 2017, più di 1.300 donne e bambini si sono arresi ai Peshmerga curdi.

In seguito alla liberazione del Paese dallo Stato Islamico, annunciata ufficialmente dal primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, il 9 dicembre 2017, dopo circa 3 anni di occupazione, le autorità irachene hanno iniziato a condurre indagini nei confronti dei combattenti stranieri e delle loro famiglie, che sono accusate di aver cospirato con l’organizzazione terroristica. Secondo la legge antiterrorismo irachena, il sostegno o l’appartenenza allo Stato Islamico ha come conseguenza la pena di morte o l’ergastolo.

In Iraq, le autorità perseguirebbero i presunti membri dell’ISIS soltanto sulla base dei principi della legge antiterrorismo, dal momento che, in questo caso, il tribunale è tenuto soltanto a dimostrare l’appartenenza all’ISIS. Nel caso di applicazione delle norme previste dal codice penale, invece, la corte sarebbe chiamata ad accertare che le singole azioni compiute dai sospettati abbiano violato la legge. In questo contesto, dunque, coloro che lavoravano come medici o cuochi all’interno dello Stato Islamico possono essere condannati dalle autorità irachene alle stesse pene severe, tra le quali la morte, a cui vengono condannati i membri dello Stato Islamico che hanno commesso atti violenti.

Il 5 dicembre 2017, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch aveva pubblicato un report nel quale denunciava le violazioni dei diritti a cui sono sottoposti coloro che sono sospettati di avere legami con lo Stato Islamico. Stando ai dati del documento,  più di 20.000 persone, tra le quali anche donne e bambini, sarebbero tenute in custodia dalle autorità irachene e vivrebbero  in condizioni inumane all’interno dei centri di detenzione iracheni, senza mai essere stati sottoposti a giusto processo.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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