Commissione europea: nuovo fondo da 180 milioni euro alla Grecia per i rifugiati

Pubblicato il 4 aprile 2018 alle 10:31 in Grecia Immigrazione

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La Commissione europea ha annunciato un nuovo fondo del valore di 180 milioni di euro per progetti di aiuti in Grecia, al fine di rafforzare il programma Eemergency Support to Integration & Accomodation (ESTIA). Tale programma assiste i rifugiati nella ricerca di sistemazioni nei centri urbani, al di fuori dei campi profughi, e fornisce loro anche un regolare sostegno economico.

La nuova iniziativa è stata concordata il 2 aprile, in occasione di un incontro tra il commissario dell’Humanitarian and Crisis Management, Christos Stylianides, e il primo ministro greco, Alexis Tsiparas, ad Atene. L’ESTIA, lanciato nel luglio 2017 in collaborazione con la UN Refugee Agency (UNHCR), rappresenta la principale operazione che l’Unione Europea svolge in Grecia, ed è in linea con la politica del governo greco di svuotare gradualmente i campi profughi. Fino ad ora, sono stati creati più di 23.000 sistemazioni all’interno delle città, e sono stati attuati servizi che stanno assistendo più di 41.000 rifugiati e richiedenti asilo. Secondo Stylianides, il programma umanitario dell’UE in Grecia costituisce un chiaro segnale della solidarietà europea, in quanto fornisce aiuto ai rifugiati per farli vivere al sicuro e, allo stesso tempo, facilita la loro integrazione nella società e nell’economia locale.

Complessivamente, la Commissione europea ha mobilitato 1,5 miliardi di euro per assistere le autorità greche nella gestione della situazione umanitaria.

La chiusura della rotta balcanica, avvenuta con la firma di un accordo tra l’Unione Europea e la Turchia in ambito migratorio, il 18 marzo 2016, avrebbe dovuto arrestare il traffico di esseri umani e l’immigrazione illegale. Tale accordo, tuttavia, non ha prodotto gli effetti sperati in quanto, già il 14 febbraio 2017, Amnesty International aveva pubblicato un reclamo, in cui denunciava la situazione di migliaia di rifugiati, i quali, destinati a essere rimandati in Turchia, si trovavano ancora in un limbo nelle isole greche, in condizioni di grave disagio. A tale proposito, Gauri Gulik, vice-direttore di Amnesty International per l’Europa, definì l’accordo sull’immigrazione, firmato con Ankara, “un disastro”. I migranti che sono arrivati sulle isole greche in seguito all’accordo con la Turchia possono raggiungere il territorio della Grecia continentale soltanto dopo l’esame delle loro richieste asilo. Date i lunghi periodi di attesa, i campi di rifugiati delle isole sono sovraffollati a mal gestiti. L’8 marzo, Human Rights Watch (HRW) ha lanciato l’ennesimo appello per denunciare le condizioni dei migranti intrappolati sulle isole greche. Secondo le stime dell’organizzazione umanitaria, sarebbero 13.000 gli individui ancora bloccati in territorio greco, dove sono costretti a vivere in centri in condizioni precarie, senza avere accesso ai beni di prima necessità, alle cure mediche e all’assistenza. A febbraio, secondo quanto riferito dal comunicato dell’agenzia dell’Onu, più di 600.000 richiedenti asilo avevano vissuto episodi di molestie e violenza nel corso di tutto il 2017, nonostante gli sforzi del governo di Atene per migliorare le condizioni dei centri di accoglienza.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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