Etiopia: Abiy Ahmed confermato premier anche dal Parlamento

Pubblicato il 3 aprile 2018 alle 10:32 in Africa Etiopia

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Abiy Ahmed è stato eletto primo ministro dal Parlamento etiope, che ha confermato la nomina dalla coalizione di governo, effettuata il 27 marzo. Ahmed ha prestato giuramento lunedì 3 aprile, divenendo il primo leader dell’etnia Oromia e il 16esimo premier a governare l’Etiopia.

Nell’occasione, il primo ministro ha promesso di voler avviare riforme democratiche per porre fine alle proteste che hanno caratterizzato il Paese negli ultimi tre anni, scaturite nella regione Oromia. Secondo quanto riportato da Reuters, nonostante nel discorso inaugurale Ahmed abbia utilizzato un tono pacato e conciliatorio, non ha fatto alcun riferimento alla possibilità di porre fine allo stato di emergenza, in vigore dal 16 febbraio e dalla durata di 6 mesi. “Oggi è un giorno storico, siamo testimoni di un trasferimento di poteri pacifico. La democrazia non può essere realizzata in assenza di diritti civili ed economici”, ha affermato Ahmed nel corso del discorso in diretta nazionale, durato circa 40 minuti. Il nuovo premier ha altresì riferito al popolo etiope le prime mosse del suo governo, il quale:

  • Si impegnerà a rispettare e a far rispettare la legge;
  • Negozierà con il governo eritreo per cercare di risolvere i problemi che sussistono tra i due Paesi;
  • Cercherà di eliminare la profonda corruzione che caratterizza la società etiope;
  • Darà la priorità al miglioramento dell’educazione, adottando le politiche giuste;
  • Creerà nuovi posti di lavoro, soprattutto per i giovani, soprattutto nel campo dell’imprenditoria;
  • Ha promesso di far rientrare tutti i cittadini etiopi in esilio;
  • Si è scusato per le vittime civili uccise dalle forze di sicurezza etiopi nel corso degli scontri recenti;
  • Cecherà di far sì che l’opposizione di governo sia vista più come un gruppo di “competitors”, in quanto i suoi membri non sono nemici, ma “fratelli e sorelle che hanno soltanto punti di vista politici differenti”.

Ad avviso degli analisti, tra cui il ricercatore della University of London’s School of Oriental and African Studies (SOAS), Ahmed Adam, si tratta di un momento davvero importante per l’Etiopia e per la coalizione governativa, Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (EPRDF), in quanto il nuovo premier potrebbe davvero riportare l’Etiopia alla stabilità e all’unità.

L’Etiopia, secondo Paese più popoloso del continente africano, è uno degli attori principali del Corno d’Africa, sia sul piano economico, sia sul piano della sicurezza. È previsto che lo Stato africano diventi il primo esportatore di energia dell’area e anche il Paese più importante per la produzione di energia rinnovabile di tutto continente. Le tensioni politiche in Etiopia sono emerse novembre 2015 per via del Master Plan, un piano adottato dalle autorità di Addis Abeba, che mirava a espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione di Oromo, la più grande e la più popolosa del Paese. Nonostante il progetto fosse stato cancellato nel mese di gennaio 2016, le proteste sono continuate, diffondendosi anche nella regione di Amhara e, gradualmente, nel resto del Paese. I cittadini hanno cominciato altresì a chiedere la liberazione dei prigionieri e il riconoscimento di maggiori diritti per gli abitanti di Oromo e Amhara così che, dal 3 gennaio, il governo di Addis Abeba ha rilasciato più di 7.000 prigionieri per cercare di sedare le tensioni, senza tuttavia riuscirvi. Lo stato di emergenza è stato imposto in seguito alle dimissioni del premier Hailemariam Desalegn, in carica dall’agosto 2012, il quale si era detto intenzionato a cedere il potere per permettere l’avvio di riforme democratiche. Lo stato di emergenza, che avrà una durata di 6 mesi, prevede una serie di restrizioni alla popolazione per mantenere l’ordine pubblico e garantire la sicurezza, tra cui il divieto di sciopero, di manifestare e di organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate. Non è la prima volta che l’Etiopia affronta la dichiarazione di uno stato di emergenza, in quanto dal novembre 2016 all’agosto 2017, il governo di Addis Abeba, per cercare di fronteggiare le proteste, aveva bandito qualsiasi forma di manifestazione. In quel periodo, le autorità sono state accusate altresì di aver violato i diritti umani e di aver commesso abusi nei confronti dei cittadini.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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