Immigrazione: i fatti più importanti del marzo 2018

Pubblicato il 2 aprile 2018 alle 6:01 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime del ministero dell’Interno, nel mese di marzo, sono sbarcati in Italia complessivamente 6.161 migranti, di cui 4.399 provenienti dalla Libia. Si tratta di una diminuzione significativa pari all’80% rispetto ai numeri registrati nel marzo 2016.

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha reso noto che il 3 marzo si sono verificati due naufragi al largo della Libia. Nel primo, un’imbarcazione con a bordo 51 migranti è affondata mentre cercava di raggiungere l’Italia In 23 sono morti, tra cui 2 neonati. Nel secondo incidente, invece, 132 persone che viaggiavano a bordo di un gommone sono state tutte salvate. Alcuni superstiti sono giunti nel porto di Pozzallo il 6 marzo, mentre altri sono stati riportati in Libia.

Nel frattempo, il 5 marzo, un peschereccio con a bordo 28 migranti tunisini diretto in Italia è stato fermato dalla Guardia nazionale di Tunisi, al largo di Sidi Mansour, a Sfax. Secondo quanto riferito dal Ministero dell’interno tunisino, tutti gli individui erano tunisini, originari delle regioni di Kairouan, Gasfa, Sousse, Tozeur e Mahdia. Lo stesso giorno, le autorità hanno fermato un 14enne in procinto di partire per l’Italia dalle isole Kerkennah. L’allarme è stato lanciato dalla famiglia, così che la polizia ha intercettato il ragazzo presso la stazione marittima di Sfax.

Successivamente, il 10 marzo, la Guardia Costiera libica e una nave di una Ong hanno salvato centinaia di migranti diretti verso l’Italia. Le imbarcazioni libiche hanno intercettato un gommone in difficoltà con 125 persone a bordo, al la rgo di Zawiya, a ovest di Tripoli, mentre una seconda nave, che trasportava 12 migranti, è stata localizzata a largo della città di Garabulli, ad est della capitale, ed è stata rimandata indietro verso le coste libiche. Le informazioni sono state fornite dal portavoce della guardia costiera libica, Ayoud Qassem. Lo stesso giorno, un’altra imbarcazione, con a bordo 110 persone, è riuscita ad arrivare a circa 21 miglia dalla costa di Tripoli, nell’area operativa di una nave di Medici Senza Frontiere. Più della metà dei migranti del barcone erano nigeriani, mentre le restanti persone provenivano dai Paesi dell’Africa sub-sahariana. A bordo c’erano anche 2 palestinesi. Infine, a Zuwara, la Guardia Costiera libica ha dichiarato di aver scoperto e impedito la partenza imminente di un’imbarcazione di migranti. Mentre alcuni sono stati arrestati, altri sono riusciti a fuggire. La città di Zuwara, fino al 2015, era stata una dei principali snodi per i trafficanti di esseri umani che operano nel Paese nordafricano. Nell’agosto di quell’anno, si verificò un naufragio che causò la morte di più di 200 persone.

Il 12 marzo, le Nazioni Unite hanno reso noto che il piano di emergenza attuato per far evacuare i rifugiati dalle prigioni libiche era in fase di stallo perché i Paesi europei stavano impiegando troppo tempo per i processi di ricollocamento. La UN Refugee Agency (UNHCR), dal novembre 2017 a ai primi di marzo, aveva evacuato dal Paese nordafricano quasi 2.000 migranti che si trovavano dei centri di detenzione, portandoli in Niger, in attesa di essere trasferiti negli Stati europei attraverso le procedure di ricollocamento. Tuttavia, nel corso di febbraio 2018, i voli tra la Libia e Niamey sono stati interrotti, in quanto soltanto 25 rifugiati sono stati accolti in Francia, mentre i restanti stanno ancora aspettando nella capitale nigerina di essere accettati da altri Stati dell’Unione Europea.

Il 15 marzo, le autorità di Tripoli hanno emesso mandati di arresto per più di 200 persone, sia libici sia stranieri, sospettati di essere coinvolti nel traffico di esseri umani legato ai migranti che partono alla volta dell’Europa, secondo quanto riferito dall’ufficio del procuratore generale di Tripoli, Saddiq Al-Sour. Le indagini sulle reti di trafficanti di esseri umani in Libia sono state condotte in stretta collaborazione con la procura generale italiana. Il procuratore generale di Tripoli ha altresì dichiarato che esisterebbe un legame diretto tra i trafficanti di esseri umani e i jihadisti dello Stato Islamico. L’organizzazione terroristica, in particolare, starebbe sfruttando le reti dei trafficanti per riuscire a spostarsi da un Paese all’altro, per trovare un rifugio o per ottenere cure mediche.

Il 17 marzo, 15 persone, inclusi almeno 5 bambini, sono annegati nel mar Egeo, dopo che il barcone sul quale stavano viaggiando si è rovesciato. La Guardia Costiera greca è stata avvisata alle 8 del mattino, dopo che 3 sopravvissuti, 2 donne e 1 uomo, erano riusciti a raggiungere a nuoto l’isola di Giadaro, vicino la costa turca, al largo della quale è avvenuto l’incidente. L’identità e la nazionalità delle vittime sono ancora ignote. Secondo le autorità marittime, erano 22 le persone a bordo dell’imbarcazione, 3 delle quali sono state salvate, mentre almeno altre 4 sono disperse.

Il 19 marzo, l’ammiraglio Enrico Credendino, capo dell’Operazione Sophia, ha reso noto che l’Unione Europe vorrebbe espandere l’addestramento della Guardia Costiera libica per respingere i flussi migratori verso l’Italia e ridurre le morti in mare. L’Operazione Sophia è stata lanciata nel luglio 2015 dall’Unione Europea, con lo scopo di contrastare l’attività illegale dei trafficanti di esseri umani lungo il Mediterraneo centrale. Dall’ottobre 2016, gli ufficiali dell’Operazione Sophia sono impegnati nel sostegno e nell’addestramento della Guardia Costiera e della marina libica. Fino ad oggi, 136 ufficiali sono stati preparati dall’EUNAVFOR Med Creta, a Malta e a Roma.

Il giorno seguente, le autorità italiane hanno sequestrate un’imbarcazione della Ong spagnola Proactiva Open Arms, ormeggiata dal 17 marzo nel porto di Pozzallo, dove ha fatto sbarcare 218 migranti salvati al largo della Libia. Reuters ha riferito che la Procura di Catania ha accusato l’organizzazione umanitaria di aver aiutato gli stranieri a giungere illegalmente in Europa, rifiutandosi di far intervenire la Guardia Costiera libica. La mancata consegna costituisce il nodo dell’inchiesta, nell’ambito della quale la Procura di Catania ha ipotizzato il reato di associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. In poche parole, le autorità italiane hanno accusato la Proactiva Open Arms di aver portato volontariamente i migranti in Italia, rifiutandosi di cederli alla Guardia Costiera libica, violando così leggi e accordi internazionali. Per tali ragioni, sono indagati il capitano della nave, Marc Reig, capo della missione, Anabels Montes, insieme al responsabile dell’organizzazione umanitaria, in corso di identificazione.

Infine, il 27 marzo, il direttore esecutivo del World Food Program, David Beasley, ha lanciato un allarme, riferendo che il trasferimento dei jihadisti dell’ISIS dal Medio Oriente all’Africa potrebbe provocare una nuova crisi migratoria nel Mediterraneo. In particolare, Beasley ha spiegato che molti militanti fuggiti dalla Siria e dall’Iraq in seguito alla sconfitta militare dello Stato Islamico stanno raggiungendo la regione del Sahel per collaborare con i terroristi di Al-Qaeda, al-Shabaab e di Boko Haram. La crescita della minaccia terroristica è stata denunciata anche dal direttore esecutivo della Frontex, Fabrice Leggeri, a margine di un meeting con i membri del Parlamento europeo, in riferimento all’operazione Themis, lanciata dall’agenzia europea il primo febbraio 2018. Secondo quanto riferito da Leggeri, i velivoli della Frontex hanno rilevato flussi di migranti che le autorità algerine, tunisine ed europee non hanno ancora intercettato. Tali flussi, a suo dire, pongono una grave minaccia alla sicurezza. Nonostante ciò, per il momento, l’agenzia europea non ha previsto un aumento degli arrivi dalla Libia. Dal primo gennaio a fine marzo, sono stati circa 6.000 i migranti illegali che sono stati intercettati sulla rotta del Mediterraneo Centrale, una cifra che segna una diminuzione del 62% rispetto allo stesso periodo del 2017. Tuttavia, ha spiegato Leggeri, quest’anno soltanto il 71% di stranieri intercettati è partito dalle coste libiche, mentre il 20% è salpato dalla Tunisia. In merito alla nazionalità dei migranti giunti in Italia, la maggior parte sono eritrei, seguiti da tunisini, nigeriani, pachistani, libici, che stanno costituendo una nuova tendenza, e gli ivoriani.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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