India: scontri tra esercito e separatisti nel Kashmir, 12 morti

Pubblicato il 1 aprile 2018 alle 15:01 in Asia India

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Almeno 12 persone, tra cui 8 militanti separatisti, 2 soldati e 2 civili, sono rimaste uccise in scontri a fuoco con le forze di sicurezza del Kashmir meridionale, in uno dei combattimenti più violenti scoppiati nella regione dall’inizio dell’anno.

Gli scontri sono scoppiati, nella giornata di domenica 1 aprile, quando centinaia di manifestanti separatisti hanno iniziato a lanciare pietre contro le forze di sicurezza locali, con lo scopo di bloccare le loro operazioni, volte a sedare le violenze dei separatisti nel distretto. A renderlo noto è stato il distaccamento di polizia della regione. Le truppe governative indiane hanno usato lacrimogeni e pistole ad aria compressa per disperdere la folla, e hanno in seguito aperto il fuoco. Oltre agli 8 militanti separatisti uccisi nel combattimento contro le forze dell’ordine, negli scontri sono morti anche due soldati indiani e due civili. Sono più di 30 le persone rimaste ferite nei combattimenti; tuttavia, secondo le testimonianze di alcuni residenti locali, il numero di feriti è superiore a 50.

Il direttore generale della polizia del Jammu e Kashmir, Shesh Paul Vaid, ha affermato che la maggior parte delle persone ferite sono state colpite dai proiettili ad aria compressa, mentre 6 di loro sono state trafitte da veri e propri colpi di armi da fuoco. Da quanto ha riferito Vaid, l’esercito indiano, nella notte tra sabato 31 marzo e domenica 1 aprile, ha ricevuto notizia di alcuni militanti nascosti in prossimità del villaggio Dragad, nel distretto di Shopian, che si trova approssimativamente 50 km a sud della capitale del Kashmir, Srinagar. Vaid ha spiegato che l’indomani, in seguito alla soffiata, sono stati rinvenuti nel villaggio di Dragad i corpi di 7 militanti separatisti, tra cui anche due comandanti dei movimenti indipendentisti Lashkar-e-Taiba e Hizbul Mujahideen. Secondo il direttore della polizia locale, i 7 militanti sono stati uccisi in uno scontro a fuoco. È stato rinvenuto, senza vita, anche il padrone della casa in cui i militanti erano nascosti. Un ottavo militante è stato ucciso nel medesimo villaggio, nel distretto di Anantnag, circa 60 km a sud di Srinagar. Vaid ha aggiunto che un nono militante è stato catturato vivo. Due soldati indiani e un secondo civile sono rimasti uccisi, invece, in una differente sparatoria nel villaggio di Kachdoora, che si trova anch’esso nel distretto di Shopian, dove, secondo Vaid, si stava svolgendo un terzo scontro con una ulteriore  fazione separatista che constava di 4 o 5 militanti.

In seguito agli scontri, sono state prese alcune misure di sicurezza nella regione; un ferroviere locale ha affermato che i servizi ferroviari sono stati sospesi nel Kashmir meridionale in via preventiva, e l’accesso a internet è stato bloccato in cinque distretti indiani. Per prevenire nuove violenze, l’amministrazione locale del distretto di Pulwama, nel Kashmir del sud, ha imposto restrizioni inerenti allo spostamento di individui e veicoli.

Fazioni di separatisti di religione musulmana, spesso affiliate a gruppi jihadisti o da essi o appoggiate, sono operative nella regione dalla fine degli anni Ottanta, e organizzano sommosse violente contro il governo indiano, nella porzione del Kashmir che si trova sotto l’amministrazione indiana. L’India, allo stato attuale, controlla circa metà del Kashmir, mentre il Pakistan controlla un terzo della regione, e la Cina il restante territorio. In particolare, la parte centro-meridionale del Kashmir, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India. I pakistani musulmani sono stati accusati più volte dalle autorità indiane di fornire materiali e armi ai ribelli separatisti del Kashmir indiano per aiutarli a insorgere. I pakistani hanno respinto tali accuse.

La linea di controllo dei confini tra i due Paesi è stata stabilita dalle Nazioni Unite al termine della guerra indo-pakistana del 1971, come linea del cessate il fuoco dietro cui dovevano attestarsi gli eserciti dei due Stati belligeranti. Prese poi il nome di “linea di controllo” con la firma dell’accordo di Simla, il 2 luglio 1972. Nonostante dal 2003 sia in vigore un cessate il fuoco tra Islamabad e Nuova Delhi, nelle zone di confine si verificano frequenti violazioni da entrambe le parti all’accordo. Nell’area Jammu e Kashmir, in particolare, operano diversi gruppi separatisti che desiderano l’annessione della zona al Pakistan, e altri che ricercano l’indipendenza assoluta della regione, con insurrezioni che mirano a colpire il governo indiano. Sono più di 70.000 le persone che hanno perso la vita negli scontri tra i ribelli e le forze armate di New Delhi. Sebbene molti gruppi ribelli d’opposizione siano stati soppressi, resta una forte opposizione pubblica al governo e all’esercito dell’India.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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