Stati Uniti: “ritireremo truppe dalla Siria molto presto”

Pubblicato il 31 marzo 2018 alle 9:04 in Siria USA e Canada

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Il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato che gli oltre 2mila soldati dispiegati dagli Stati Uniti nella Siria orientale verranno richiamati in patria molto presto, e che saranno congelati parte dei fondi a suo dire sprecati da Washington nei conflitti in Medio Oriente.

Nella giornata di venerdì 30 marzo, due funzionari americani hanno riferito a The Wall Street Journal che il presidente Trump ha ordinato al Dipartimento di Stato di congelare oltre 200 milioni di dollari recentemente stanziati per le spese militari e logistiche necessarie ad assicurare una solida presenza americana sul territorio siriano. La mossa del presidente statunitense fa seguito a un rapporto in cui si rendeva conto che Washington aveva stanziato tali fondi supplementari per mettere in sicurezza le aree strappate ai militanti dell’ISIS. L’allocazione di tali risorse economiche era stata già confermata nel mese di febbraio dall’allora segretario di Stato americano, Rex Tillerson, durante un vertice tenutosi in Kuwait sulle strategie da mettere in campo contro lo Stato Islamico. In seguito alla decisione di Trump di tagliare i fondi stabiliti, è stata fissata una riunione del Consiglio per la Sicurezza nazionale, la quale avverrà nei primi giorni della prossima settimana. In tale occasione si discuterà circa la campagna americana contro l’ISIS in Siria.

Giovedì 29 marzo, rivolgendosi a un gruppo di lavoratori del settore industriale in Ohio, Stati Uniti, Trump ha affermato che le forze americane attualmente dispiegate in Siria saranno richiamate “molto presto”; così dicendo, il presidente americano ha criticato l’ingente somma di denaro spesa dal governo statunitense nel coinvolgimento in Medio Oriente – la cifra equivarrebbe a 7 mila miliardi di dollari americani. “Abbiamo speso 7 mila miliardi di dollari nel Medio Oriente. E sapete cosa ce ne viene? Niente” ha sentenziato Trump, promettendo che in futuro trasferirà i fondi governativi ricavati dai tagli all’apparato militare estero verso spese di economia interna, in primis l’occupazione e le infrastrutture nazionali. “Torneremo a volgere il nostro sguardo al nostro Paese, a cui apparteniamo, e dove vogliamo stare”, ha concluso il presidente in merito a tale argomento.

Durante l’intervento presidenziale di giovedì, Trump ha altresì annunciato che le truppe nazionali sono prossime alla messa in sicurezza definitiva del territorio precedentemente conquistato e reclamato dai militanti dello Stato Islamico. “Ce ne andremo dalla Siria molto presto. Molto, molto presto. Che siano altri adesso ad occuparsene”, ha affermato il presidente tra gli applausi dei connazionali. Trump non ha specificato chi siano “gli altri” in questione, in grado di occuparsi del Paese, tuttavia, le due principali potenze che nella regione appoggiano apertamente il governo siriano – nonché le uniche che sono autonomamente in grado di affiancarlo militarmente – sono la Russia e l’Iran. Il progetto esposto da Trump prevede che le restanti porzioni di terre saranno tutte, “al 100%”, sottratte al califfato islamico dalle forze statunitensi in tempi molto rapidi, per permettere al Paese di tornare a pensare alla propria politica interna.

Gli Stati Uniti hanno dispiegato un totale di oltre 2mila soldati americani sul territorio della Siria orientale, cooperando con le forze militari locali con lo scopo di sconfiggere il gruppo terroristico dello Stato Islamico e, al contempo, cercando di rimanere imparziali e senza intervenire nella guerra civile, che imperversa nel Paese dal 15 marzo 2011. Il desiderio del presidente Trump di porre fine al più presto all’impegno concreto del suo Paese in Medio Oriente è diametralmente opposto alla nuova strategia militare annunciata nel mese di gennaio dall’allora segretario di Stato, Rex Tillerson. Nel frattempo, Tillerson, il quale era entrato in carica il 1 febbraio 2017, è stato sollevato dal suo incarico per volere presidenziale in data 13 marzo, e ha ufficialmente cessato il suo mandato in data odierna, il 31 marzo, per essere sostituito da Mike Pompeo, precedentemente direttore della CIA.

Nel mese di dicembre, e poi nuovamente a gennaio, durante un discorso tenuto dal segretario di Stato presso la Stanford University, Tillerson aveva annunciato che le truppe statunitensi sarebbero rimaste in Siria per garantire la sicurezza nella regione ed evitare che l’ISIS – o al-Qaeda – potessero riconquistare parte dei territori liberati in questi mesi dall’occupazione jihadista. La presenza americana avrebbe dovuto inoltre agire a mo’ di deterrente per l’Iran, affinché non si espandesse ulteriormente nel Medio Oriente, minaccia lamentata più volte dagli Stati vicini. In tale occasione, Tillerson aveva inoltre avvertito che ritirare totalmente le truppe americane dalla regione avrebbe potuto incoraggiare il presidente siriano, Bashar al-Assad, a perpetrare repressioni violente dell’opposizione e dell’ala di popolazione schierata contro il suo governo.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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