Palestina: Onu apre indagine sugli scontri di Gaza

Pubblicato il 31 marzo 2018 alle 10:44 in Israele Palestina

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Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha richiesto l’apertura di una indagine indipendente per quanto riguarda gli scontri avvenuti a Gaza tra i palestinesi e le truppe israeliane in occasione del Giorno della Terra, mentre i membri del Consiglio di Sicurezza hanno richiesto moderazione da entrambe le parti.

Il Consiglio di Sicurezza si era riunito per un incontro d’emergenza, convocato dal Kuwait, nella sera di venerdì 30 marzo, in seguito agli scontri che hanno visto la morte di almeno 17 persone e più di 750 feriti. Tuttavia, i membri dell’organo delle Nazioni Unite avevano deciso di non intraprendere alcuna azione o di inviare alcun messaggio per quanto riguardava gli avvenimenti a Gaza.

L’ambasciatore palestinese, Riyad Mansour, ha dichiarato di essere deluso dal fatto che il Consiglio di Sicurezza non abbia condannato ciò che egli ha definito un “massacro atroce” di dimostranti pacifici e per il fatto che nessuno abbia supportato la sua richiesta di fornire protezione ai civili palestinesi. Mansour ha spiegato che i palestinesi si aspettano che “il Consiglio di Sicurezza si prenda le proprie responsabilità e rifiuti questa situazione, che costituisce chiaramente una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”.

L’ambasciatore israeliano, Danny Danon, ha dichiarato che “la comunità internazionale non verrà raggirata da un raduno di terroristi violenti e ben organizzati nascosta sotto la facciata di una marcia pacifica”. Il diplomatico ha affermato che i palestinesi “sono arrivati così in basso così da utilizzare le Nazioni Unite per diffondere bugie su Israele mentre gli israeliani non prendono parte alle riunioni a causa della Pasqua ebraica”.

All’ONU, in molti hanno sottolineato che la situazione è preoccupante ed è necessario trattarla con delicatezza. Gli Stati Uniti hanno richiesto il coinvolgimento di tutti i membri per attenuare le tensioni. Russia e Cina hanno sottolineato la necessità di migliorare gli sforzi diplomatici verso la risoluzione del conflitto tra israeliani e palestinesi.

Le proteste erano iniziate al confine tra Gaza e Israele, in occasione del Giorno della Terra, che si commemora il 30 marzo per ricordare l’uccisione di 6 cittadini arabi di Israele da parte delle forze di sicurezza israeliane, avvenuta il 30 marzo 1976, durante le manifestazioni contro la confisca dei territori palestinesi nel nord di Israele. Durante la protesta, che durerà sei settimane, le famiglie palestinesi vivranno nelle tendopoli piantate in un territorio di confine tra la Striscia di Gaza e Israele, adiacente alla frontiera israeliana, considerato un’area sensibile dalle forze israeliane, alla quale non i palestinesi non potrebbero avere accesso. La manifestazione, il cui obiettivo sarebbe il ritorno dei rifugiati palestinesi nei territori in cui adesso sorge Israele, si concluderà con una marcia di protesta, che si terrà martedì 15 maggio, in occasione dello Yawm Al-Nakba, il Giorno della Nakba, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948, anno della creazione dello Stato di Israele, la cui indipendenza viene festeggiata il giorno precedente, il 14 maggio. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, la protesta sarebbe supportata da numerose fazioni palestinesi, tra le quali Hamas.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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