Iran: l’UE probabilmente non imporrà nuove sanzioni

Pubblicato il 31 marzo 2018 alle 9:58 in Europa Iran

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L’Unione Europea probabilmente non imporrà nuove sanzioni sull’Iran, in seguito al rifiuto, da parte di numerosi Paesi, delle misure proposte da Regno Unito, Francia e Germania, che avevano l’obiettivo di convincere il presidente statunitense, Donald Trump, a non ritirarsi dall’accordo.

Mercoledì 28 marzo, Italia, Spagna e Austria hanno tenuto un incontro a porte chiuse, decidendo di rifiutare il piano proposto da Londra, Parigi e Berlino, che prevedeva nuove sanzioni riguardanti il congelamento dei patrimoni e il divieto di viaggiare a 15 soggetti tra cui persone, compagnie e gruppi connessi al programma missilistico balistico di Teheran e il suo coinvolgimento nella guerra civile siriana.

Secondo la parte italiana, queste restrizioni non sarebbero abbastanza per soddisfare Trump, che ha imposto il giorno del 12 maggio come termine ultimo per inasprire il patto, pena l’abbandono da parte degli Stati Uniti. Inoltre, Roma è altresì preoccupata del fatto che queste sanzioni danneggerebbero gli accordi di investimento pari a 5 miliardi di euro pianificati con Teheran. Ci sono state lamentele anche per la velocità con la quale Londra, Parigi e Berlino hanno tentato di far approvare la nuova decisione.

Secondo un diplomatico rimasto anonimo, durante la riunione l’Italia preferirebbe optare per il dialogo per risolvere la questione, poiché le restrizioni potrebbero indebolire la propria posizione e non convincere gli Stati Uniti. La Spagna avrebbe richiesto ai tre membri della riunione di considerare bene le implicazioni di tale decisione.

Federica Mogherini, l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, si era dichiarata contraria a cambiare i termini dell’accordo sul nucleare iraniano, nonostante la minaccia di Trump di uscirne. A suo avviso, se il patto dovesse essere annullato, creerebbe ulteriori minacce e preoccupazioni nella regione mediorientale. La speranza dell’UE è che l’Iran si convinca ad interrompere lo sviluppo di missili per non peggiorare l’instabilità dell’area.

Un funzionario del Dipartimento di Stato americano, Brian Hook, all’inizio di questo mese aveva dichiarato che, in seguito a una serie di incontri tenutisi a Berlino e a Vienna, Trump aveva comunicato di voler raggiungere un accordo “supplementare” con i firmatari europei. Il nuovo patto coinvolgerebbe il programma balistico iraniano, le attività regionali del Paese, la scadenza di alcune parti dell’accordo entro la metà del decennio del 2020 e delle ispezioni delle Nazioni Unite più severe.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), è stato concluso dall’Iran e dai 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, quali USA, Inghilterra, Francia, Russia, Cina e in più la Germania, il 14 luglio 2015. Tale accordo prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Fin dalla propria campagna elettorale, Trump ha definito il patto “un disastro”, affermando di volerne uscire al più presto. Ne è conseguito che, il 13 settembre 2017, il leader della Casa Bianca ha annunciato la de-certificazione del JCPOA, incaricando il Congresso di modificare la legislazione relativa, al fine di contrastare più efficacemente il programma missilistico iraniano, in quanto il patto non impedisce all’Iran di testare missili. L’Unione Europea si è subito schierata a favore dell’accordo nucleare, andando contro alla decisione del presidente americano che, il 12 gennaio 2018 ha deciso di certificare l’accordo nuovamente, ma “per l’ultima volta”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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