Washington a Mosca, “la Russia non si comporti come una vittima”

Pubblicato il 30 marzo 2018 alle 9:32 in Russia USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Russia ha annunciato che espellerà 60 diplomatici americani e che chiuderà il consolato statunitense a San Pietroburgo, in risposta all’espulsione da parte di Washington di 60 funzionari russi e della chiusura del consolato di Mosca a Seattle. Il Ministero degli Esteri russo ha dichiarato che gli ufficiali americani, 58 dei quali appartenenti alla missione diplomatica a Mosca e 2 a Yekaterinburg, sono stati dichiarati “persone non gradite per attività incompatibili con il loro status”. Di conseguenza, ha annunciato il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, dovranno lasciare la Russia entro il 5 aprile.

In reazione, il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert, ha affermato che “Mosca non dovrebbe comportarsi come una vittima”, respingendo il fatto che la Russia stia attuando una risposta reciproca e simmetrica a quella messa in atto da Washington il 26 marzo. Allo stesso modo, l’addetta stampa della Casa Bianca, Sarah Sanders, ha dichiarato che la mossa russa segna un peggioramento delle relazioni tra USA e Russia.

In seguito al ricovero dell’ex spia russa Sergei Skripal e della figlia Julia per via di un avvelenamento con gas nervino, avvenuto il 4 marzo a Salisbury, in Regno Unito, la premier inglese, Theresa May, ha puntato il dito contro il Cremlino accusandolo di essere responsabile dell’accaduto. Nei giorni subito dopo l’attacco, Londra ha espulso 23 diplomatici russi. Dall’altra parte, la Russia ha negato, e continua a negare, le accuse. Dopo l’espulsione dei 60 diplomatici russi da parte degli Stati Uniti, altri Paesi occidentali più l’Australia si sono schierati con il Regno Unito, attuando misure contro Mosca. Ne è conseguito che, complessivamente, più di 100 funzionari del Cremlino sono stati espulsi da 27 Paesi. Il 28 marzo, anche la NATO si è unita al blocco statunitense, riducendo il personale della missione russa da 30 a 20 persone. Fin dallo scoppio del caso, Mosca è sempre stata sulla difensiva, affermando di attuare una risposta pari a quella messa in atto da Washington e dai suoi alleati. Non a caso, dopo l’espulsione dei 23 diplomatici russi dal Regno Unito, Mosca ha mandato via a sua volta 23 funzionari inglesi, chiudendo alcune rappresentanze del Paese in Russia.

Ad avviso di Lavrov, l’esclusione globale subita da Mosca “è completamente inaccettabile”. Nei giorni passati, il ministro russo ha altresì insinuato che i Paesi europei e occidentali che hanno espulso i diplomatici russi abbiano subito forti pressioni da parte degli Stati Uniti. “Il ricatto, come tutti sappiamo bene, è la principale risorsa di Washington nelle relazioni internazionali”, ha affermato Lavrov.

Nel frattempo, le condizioni del 66enne Skripal rimangono critiche, mentre quelle della figlia Yulia, che ha 33 anni, sono stabili. Secondo le ricostruzioni degli agenti inglesi, i due sono stati trovati accasciati su una panchina in un complesso commerciale all’aperto a Salisbury, senza alcuna ferita visibile. La polizia metropolitana di Londra ha riferito che la più alta concentrazione dell’agente nervino è stata rilevata sulla porta principale della proprietà di Skripal a Salisbury.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.