Turchia: nuove minacce contro Manbij

Pubblicato il 30 marzo 2018 alle 6:03 in Medio Oriente Turchia

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La Turchia ha minacciato nuovamente di intraprendere una campagna militare contro il distretto siriano di Manbij, “se il territorio non verrà liberato dalla presenza dei terroristi”.

Secondo un comunicato ufficiale, emanato mercoledì 28 marzo, il Consiglio di sicurezza nazionale turco, con a capo il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che “durante l’incontro, è stato deciso che i terroristi di Manbij devono essere allontanati dalla regione il prima possibile, altrimenti la Turchia prenderà l’iniziativa”. Durante la riunione, il Consiglio ha deliberato che le People’s Protection Units (YPG), il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), lo Stato Islamico e l’organizzazione terroristica Fetullah (FETO) costituiscono una minaccia nei confronti della sicurezza del Paese.

Si tratta della seconda volta che Ankara minaccia Manbij nel giro di una settimana. Il 22 marzo, in un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa nazionale turca Anadolu, il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, aveva dichiarato che la Turchia avrebbe allontanato i soldati delle People’s Protection Units (YPG) dal confine orientale della Siria, se non avesse raggiunto un accordo con gli Stati Uniti sulla questione della restituzione del territorio ai “suoi veri proprietari”, ovvero gli arabi. Secondo il progetto, illustrato dal ministro turco qualche giorno prima, il 13 marzo, la Turchia e gli Stati Uniti avrebbero supervisionato il ritiro delle People’s Protection Units (YPG) dalla cittadina di Manbij, situata nel governatorato di Aleppo, vicino alla riva occidentale del fiume Eufrate, e sarebbero diventati i garanti della sicurezza nel territorio. Il piano prevedrebbe che le forze curde non partecipino all’amministrazione locale della cittadina, che gestirebbe il territorio in accordo con la popolazione. Si tratterrebbe di un modello che verrà sperimentato a Manbij e che, se si rivelerà di successo, sarà imposto anche ad altri territori, nei quali le People’s Protection Units (YPG) hanno assunto il controllo dopo la sconfitta dell’ISIS. Al momento, Ankara e Washington avrebbero raggiunto “un’intesa, non un accordo” completo sulla stabilizzazione della città di Manbij e di altre aree controllate dalle People’s Protection Units (YPG) nel nord della Siria, secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu il 21 marzo.

In tale occasione, il Consiglio ha dichiarato altresì che “oltre alla Siria, ci si aspetta che anche l’Iraq impedisca ai gruppi terroristici di condurre operazioni in numerosi luoghi in Iraq, tra i quali Sinjar e le montagne di Qandil”.

In merito alla situazione di Sinjar, il 23 marzo, i combattenti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) si erano ritirati dal territorio, a causa delle minacce di Ankara di attraversare il confine e avviare un’operazione militare contro di loro, dopo quasi quattro anni di occupazione. Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) aveva preso il controllo del distretto nel 2014, quando aveva iniziato a sostenere la comunità yazida contro lo Stato Islamico, che, ritenendo la comunità eretica, aveva sterminato i suoi membri, uccidendo gli uomini, riducendo in schiavitù le donne e arruolando i bambini tra le proprie fila. Qualche giorno più tardi, il 26 marzo, il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, aveva ordinato alle forze irachene di rafforzare la propria presenza al confine con la Turchia, al fine di prendere il controllo del territorio e impedire ai combattenti curdi di lanciare attacchi nell’area di confine.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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