Rep. Dem. del Congo: ribelli attaccano abitazione del presidente Kabila

Pubblicato il 30 marzo 2018 alle 14:31 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Un gruppo di ribelli Mai-Mai, della Repubblica Democratica del Congo, ha ucciso un soldato nel corso di un attacco contro una delle case del presidente Joseph Kabila, nella città di Beni, giovedì 29 marzo.

Secondo quanto riferito dall’esercito congolese, Kabila non era presente al momento dell’assalto, che è stato poi respinto dai soldati. Si tratta della seconda intrusione nel corso di tre mesi e, ad avviso degli ufficiali di sicurezza, dimostra il deterioramento della situazione del Paese africano, stretto in una morsa di violenze dal dicembre 2016. L’assalto precedente si era verificato nella provincia di North Kivu, alla fine del dicembre 2017 e, anche in quella occasione, un poliziotto aveva perso la vita.

L’episodio è avvenuto a qualche giorno di distanza da ulteriori scontri che si sono verificati nella provincia di Ituri, nel nord-est del Paese, durante i quali sono stati uccidi 13 ribelli da parte dei soldati congolesi. Ituri costituisce l’ultima zona del Paese ad essere stata invasa dalle violenze. Secondo quanto riferito dal portavoce dell’esercito, Jules Ngongo, le rappresaglie hanno avuto luogo presso i villaggi di Jemi, e Penyi, nel territorio di Djugu.

Dopo aver guadagnato l’indipendenza dal Belgio, nel 1960, La Repubblica Democratica del Congo, Stato africano ricco di risorse, non è mai riuscito ad effettuare una transizione di potere pacifica. La violenza ha raggiunto il culmine e si è estesa in tutta la nazione dopo che l’attuale presidente, Joseph Kabila, nel dicembre 2016, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Da allora, il conflitto ha spinto più di 1 milione e mezzo di congolesi ad abbandonare le proprie case, mentre più di 3.000 sono morti, tra l’ottobre 2016 e l’agosto 2017, nella sola regione di Greater Kasai. Il 4 agosto 2017, l’UNICEF ha denunciato la situazione, rendendo noto che la Repubblica Democratica del Congo sta affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. La situazione è talmente grave che, oltre agli scontri continui, nel Paese sono diffuse pratiche come la tortura, i rapimenti, le esecuzioni e il reclutamento di bambini soldato. Tajudeen Oyewale, rappresentante dell’UNICEF per la Repubblica Democratica del Congo, ha riferito che complessivamente 850,000 bambini sono stati dispersi nel corso delle violenze. Il 20 marzo, le Nazioni Unite hanno condannato le forze di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo per le uccisioni compiute durante operazioni illegali e ingiustificate per sedare le proteste durante il 2017 e nei primi mesi del 2018. Secondo quanto riferito dall’ufficio per i Diritti Umani dell’Onu, le autorità congolesi hanno fatto ricorso all’uso della forza contro i manifestanti, cercando di insabbiare le violazioni dei diritti umani nascondendo i cadaveri delle vittime. Il presidente Kabila ha sempre smentito le accuse.

I Mai-Mai comprendono una serie di bande armate createsi per contrastare l’invasione del Ruanda nel corso degli anni Novanta. Da allora, tali gruppi sono mutati, trasformandosi in milizie etniche, talvolta entrando a far parte di reti di trafficanti e criminali.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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