Macron: la Francia supporterà le Syrian Democratic Forces

Pubblicato il 30 marzo 2018 alle 17:27 in Francia Siria

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Il presidente Emmanuel Macron ha giurato il supporto francese alle Syrian Democratic Forces (SDF), una coalizione formata da combattenti arabi e curdi che combatte contro l’ISIS in Siria al fianco della coalizione internazionale a guida americana.

Le autorità di Parigi hanno reso noto che tale dichiarazione è stata rilasciata a margine di un incontro tra il leader francese e una delegazione delle SDF, avvenuto giovedì 29 marzo. Ad avviso di Macron, i combattenti arabi e curdi hanno svolto, e stanno contundano a svolgere, un ruolo chiave nella lotta contro i militanti dello Stato Islamico. Per tale ragione, la Francia, che ha come priorità la lotta al terrorismo internazionale, ha giurato di fornire supporto, soprattutto per stabilizzare la posizione dei curdi siriani nel nord-est della Siria per prevenire l’eventuale ritorno dei terroristi in attesa della fine del conflitto siriano. Durante l’incontro, secondo quanto riportato da Reuters, Macron si sarebbe offerto come mediatore per cercare di risolvere il conflitto tra la Turchia e i combattenti delle SDF.

Tale fatto ha provocato la reazione del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il quale ha condannato la mossa francese, rifiutando altresì l’offerta di Macron. “Non abbiamo bisogno di un mediatore, da quando la Turchia negozia con i terroristi? Come avete potuto pensare a una cosa simile? Voi potete sedervi al tavolo delle trattative con i terroristi, ma la Turchia li combatte come sta facendo ad Afrin”, ha tuonato Erdogan. Occorre ricordare che il braccio armato delle SDF è formato dalle People’s Protection Units (YPG), un gruppo di curdi siriani che Ankara considera un’organizzazione terroristica al pari del Kurdistan Worker’s Party (PKK), entità dichiarata illegale nel 1984 in Turchia.

Le YPG costituiscono il fulcro di una serie di dinamiche ed equilibri nel nord della Siria e stanno determinando i rapporti tra la Turchia e gli Stati Uniti, il Regime siriano del presidente Bashar al-Assad e, adesso, anche con la Francia.

Per quanto riguarda gli USA, le tensioni sono iniziate nel corso della primavera del 2017, quando Ankara ha cominciato a chiedere insistentemente alla coalizione internazionale contro l’ISIS a guida americana di smettere di sostenere le SDF e, di conseguenza, anche le YPG, che costituiscono il suo braccio armato. Nonostante gli avvertimenti, il presidente Donald Trump, il 9 maggio scorso, ha ordinato l’invio di armi ai combattenti curdo siriani, facendo infuriare Erdogan. Tuttavia, Washington ha sempre assicurato che avrebbe monitorato il trasferimento delle armi per assicurare che ciò non accadesse. Il 30 maggio 2017, il Pentagono ha annunciato l’invio dei primi carichi di armi leggere e di veicoli militari ai curdi siriani, fornendo alla Turchia la lista completa di tutti gli elementi trasferiti alle YPG, cercando di rassicurare Erdogan. A tale fine, gli USA hanno poi regolarmente aggiornando gli ufficiali turchi sulla questione. Nel mese di novembre 2017, Reuters ha riportato che il Pentagono aveva addirittura reso noto di stare effettuando un aggiustamento alle armi inviate ai curdi siriani, per risolvere la disputa con la Turchia. Successivamente, dopo la liberazione delle principali roccaforti dell’ISIS in Siria, il 24 novembre 2017, il presidente americano ha riferito alla Turchia che avrebbe smesso di fornire armi alle milizie curde, al fine di “riaffermare una partnership strategica” con Ankara.

Il 20 gennaio, tuttavia, l’esercito turco ha lanciato l’operazione Ramo d’Olivo nel distretto di Afrin, inaugurando una campagna militare mirata a “liberare il territorio dal terrorismo” e a stabilire una zona cuscinetto dell’estensione di 30 km al confine tra la Siria e la Turchia. Erdogan aveva minacciato di colpire militarmente Afrin dopo che, il 14 gennaio, la coalizione internazionale a guida americana aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30.000 persone, la metà delle quali sarebbero state veterani delle SDF.

La nuova operazione turca ha contribuito a riaccendere le tensioni con Washington, che il 12 febbraio ha stabilito che il budget previsto per il 2019 avrebbe incluso lo stanziamento di 550 milioni di dollari per l’addestramento delle SDF e la formazione di una forza di sicurezza di confine in Siria.

In merito ai contrasti con il regime siriano di Assad, il 20 marzo, il Ministero degli Esteri di Damasco ha condannato l’occupazione di Afrin da parte delle forze turche, definendola “un atto illegittimo, che contraddice la Carta delle Nazioni Unite e i principi del diritto internazionale” e ha intimato all’esercito turco di ritirarsi dal territorio siriano. Le dichiarazioni del governo siriano sono state rilasciate dopo che, il giorno precedente, il 18 marzo i soldati turchi, sostenuti dall’Esercito siriano libero (Esl), avevano annunciato di aver conquistato la città di Afrin.

Infine, per quanto riguarda la Francia, Macron ha assicurato di non avere alcuna intenzione di lanciare operazioni militari nel nord della Siria al di fuori delle attività contro l’ISIS della coalizione internazionale a guida americana.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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