Sudafrica: la questione dell’espropriazione dei terreni senza compensazione

Pubblicato il 29 marzo 2018 alle 8:32 in Africa Sudafrica

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Il partito di governo sudafricano, Africa National Congress (ANC), vuole cambiare la Costituzione per permettere l’espropriazione dei terreni da parte dello Stato, senza alcuna compensazione, al fine di meglio gestire le disparità razziale tra i proprietari terrieri.

Tali disparità, secondo quanto riportato dal quotidiano Africa News, persistono dalla fine del regime di apartheid nel 1994. Occorre sapere che, durante gli anni dell’apartheid, i cittadini neri, che ancora oggi costituiscono l’80% della popolazione, non potevano possedere terreni al di fuori delle “Homelands”, appezzamenti di terra che erano stati assegnati dal governo bianco segregarli. Una volta terminato il regime di apartheid, l’ANC ha iniziato a comprare le fattorie e le terre ai proprietari bianchi per ridistribuirle tra la popolazione di colore. Tuttavia, i progressi da allora sono stati molto lenti, dal momento che, secondo le stime governative, soltanto il 4% dei cittadini neri possiede terreni privati e l’8% delle fattorie è passato nelle loro mani. Tali numeri son o ben lontani dal 30% che era stato prefissato per il 2014.

In linea con la promessa di attuare riforme per velocizzare i procedimenti di redistribuzione delle terre, l’ANC, nel dicembre 2017, ha adottato una risoluzione per espropriare i terreni, senza compensazione in cambio, per ridistribuirla in modo equo tra la popolazione nera del Sud Africa, promettendo di effettuare tale operazione senza danneggiare la crescita economica e la produzione agricola. Dal momento che, per attuare la risoluzione, è necessaria una riforma costituzionale, il partito radicale di opposizione Economic Freedom Fighters (EFF) ha presentato una mozione al Parlamento alla fine del mese di febbraio, che è stata appoggiata dal partito di governo, il quale possiede circa 2/3 dei seggi parlamentari. Tale mozione, tuttavia, è stata opposta dalla Democratic Alliance (DA), ad avviso della quale cambiamenti alla Sezione 25 della Costituzione andrebbero a discapito dei diritti di proprietà e dei potenziali investitori. Nonostante ciò, la mozione è stata adottata con 241 voti favorevoli e 83 contrari. È previsto che, entro il 30 agosto 2018, un comitato incaricato riveda la Costituzione e fornisca un rapporto per decidere i cambiamenti.

All’inizio del mese di marzo, David Masondo, membro del Comitato per la Trasformazione Economica dell’ANC, ha assicurato che le espropriazioni non riguarderanno quelle terre che vengono sfruttate in modo produttivo ma, al contrario, quelle inutilizzate o impiegate per fini speculativi. Il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, eletto lo scorso 15 febbraio, si è detto intenzionato a voler risolvere la questione dei terreni nel minor tempo possibile, pur assicurando la continuità della produzione e il mantenimento della sicurezza.

L’AfriForum, un’organizzazione che rappresenta la maggior parte dei bianchi sudafricani, ritiene che le riforme metterebbero in pericolo gli investimenti stranieri nel Paese, e potrebbero altresì avere un impatto devastante sull’agricoltura locale, la quale rappresenta circa il 3% del PIL nazionale. Tali considerazioni sono state effettuate anche da alcuni analisti, secondo i quali l’espropriazione delle terre senza compensazione farebbero collassare l’economia. A loro avviso, inoltre, l’ANC ha interesse ad attuare velocemente tali cambiamenti per assicurarsi il voto dei cittadini neri, i quali costituiscono i suoi maggiori sostenitori, in vista delle elezioni del 2019.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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