Continuano i raid antiterrorismo: 5 arresti legati alla rete di Anis Amri

Pubblicato il 29 marzo 2018 alle 10:27 in Europa Italia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Una nuova operazione antiterrorismo ha portato all’arresto di 5 tunisini sospettati legati alla rete di Anis Amri, il terrorista che il 19 dicembre 2016 ha ucciso 12 persone e ne ha ferite altre 48 a Berlino, lanciandosi alla guida di un camion contro la folla presso i mercatini di Natale presso il Kaiser Wihelm Memorial Church.

I raid sono stati condotti dagli uomini della Ucigos (Ufficio centrale per le investigazioni generali e per le operazioni speciali) e della Digos di Roma e Latina. I reati riconducibili agli arrestati sono l’addestramento, attività con finalità di terrorismo internazionale e associazione a delinquere finalizzata alla falsificazione dei documenti e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nel frattempo, sono in corso altre operazioni antiterrorismo nelle province di Caserta, Napoli, Matera e Viterbo.

Già nel marzo 2017, le autorità italiane avevano espulso un tunisino residente a Latina che era sospettato di avere legami con Amri, in quanto il suo numero di telefono era stato rinvenuto nel cellulare del terrorista, ucciso da una pattuglia di polizia la notte del 23 dicembre 2016 a sesto san Giovanni, vicino a Milano. L’attentatore di Berlino, prima della strage, era già noto sia alle autorità italiane sia alle autorità tedesche. Dopo essere giunto a Lampedusa dalla Tunisia a bordo di un barcone di migranti, l’11 aprile 2011, Amri era stato condannato a 4 anni di carcere per aver dato fuoco a un centro di accoglienza. Le autorità italiane avevano emesso un provvedimento di espulsione che non era mai stato attuato per via di un ritardo di scambi di documenti da parte della Tunisia. Nonostante fosse stato segnalato alla polizia europea, Amri si era poi stabilito a Berlino nel febbraio 2016, dove aveva iniziato a spacciare cocaina nel quartiere di Kreuzberg, facendosi notare anche dalle autorità tedesche. Nel giugno 2016, la Germania aveva emesso un provvedimento di espulsione che, ancora una volta, non era stato eseguito giacché Armi, non essendo in possesso di un documento valido, non poté essere rimpatriato.

Quello del 29 marzo è stato il quarto arresto per terrorismo effettuato dalle autorità italiane nel giro di quindici giorni. Il primo è avvenuto il 15 marzo a Viterbo, dove le forze dell’ordine hanno arrestato un 24enne di origini lettoni, trovato in possesso di materiale utile al confezionamento di ordigni esplosivi. Il secondo arresto si è verificato il 27 marzo a Foggia, dove la polizia ha trattenuto un uomo di origine egiziana, in possesso della cittadinanza italiana, sospettato di essere un membro dell’ISIS e di aver sfruttato l’associazione culturale locale Al-Dawa per promuovere le attività terroristiche, diffondere la propaganda jihadista e indottrinare i bambini del centro, incitandoli a uccidere gli infedeli. Il terzo arresto è avvenuto il 28 marzo a Torino, dove il 23enne Elmahdi Halili, di origine marocchina ma naturalizzato italiano, sospettato di essere affiliato allo Stato Islamico è stato trattenuto dalle forze di sicurezza. Halili è stato arrestato insieme ad altre persone, sia straniere sia italiane, accusate di appartenere agli ambienti dell’estremismo islamico del nord Italia e di aver preso parte in modo attivo a una campagna di radicalizzazione e proselitismo, condotta soprattutto su internet.

Secondo i dati del Ministero dell’Interno, dal primo gennaio al 29 marzo 2018, sono 29 le persone che sono state espulse dall’Italia perché considerate una minaccia alla sicurezza nazionale. Alla luce delle ultime operazioni antiterrorismo, il 28 marzo, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha presieduto una riunione straordinaria al Viminale del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA), alla quale hanno preso parte anche i vertici delle forze di Polizia e dell’Intelligence. Nel corso dell’incontro, è stato concordato di tenere alta l’allerta, aumentando le misure di sicurezza, soprattutto negli obiettivi considerati più sensibili. A tal fine, tutte le forze dell’ordine e di intelligence saranno impegnate senza sosta sul fronte antiterrorismo per garantire la sicurezza dei cittadini. Secondo quanto riferito da Minniti nel corso di un’intervista rilasciata il 28 marzo, lo strumento più importante per la prevenzione dell’estremismo religioso è il rimpatrio, per ragioni di sicurezza nazionale. Ciò, ha spiegato il ministro, consente di intervenire all’inizio della radicalizzazione, prima ancora che si sviluppi un progetto terroristico.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.