Sudan e Qatar firmeranno un accordo per il porto di Suakin, sul Mar Rosso

Pubblicato il 28 marzo 2018 alle 12:32 in Qatar Sudan

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Il Sudan e il Qatar firmeranno un accordo del valore di 4 miliardi di dollari per costruire congiuntamente il porto di Suakin, sulle coste del Sudan, che affaccia sul Mar Rosso.

La notizia è stata resa nota dal ministro dei Trasporti sudanese, Makawi Mohamed Awad, nel corso di una visita degli ufficiali qatarini, avvenuta domenica 25 marzo. In base al patto, Khartoum riceverà il 51% dei ricavati del progetto, mentre Doha riceverà il 49%. “Questa inziativa mira a far ricoprire al porto di Suakin un ruolo di rilevanza economica, in quanto affaccia sul Mar Rosso ed è un punto di entrata diretto in Africa”, ha spiegato il ministro sudanese. È previsto che nel mese di aprile Doha invii una nave nel porto sudanese per riavviare gli scambi commerciali tra i due Paesi. Suakin, posizionato nord-est del Sudan, è un’area di 20 km quadrati e dista circa 560 km da Khartoum. Per molti secoli, il sito è stato un importante snodo commerciale del Mar Rosso.

Secondo quanto riferito da Reuters, l’accordo è stato preparato, ma i suoi costi finali e altri dettagli non sono ancora stati concordati. Ad avviso dell’emittente, il patto non sarà gradito dall’Egitto, che ha tagliato i rapporti con il Qatar il 5 giugno 2017, data dello scoppio della crisi del Golfo. Quel giorno, il Cairo, insieme a Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein hanno annunciato la fine dei rapporti diplomatici con il Qatar, richiamando i propri ambasciatori da Doha. Tali Paesi accusano le autorità qatarine di sostenere il terrorismo nella regione e di finanziare le organizzazioni terroristiche, in quanto il Qatar non considera organizzazioni terroristiche Hezbollah, Hamas e la Fratellanza musulmana, i cui esponenti vengono ospitati nel Paese. L’Arabia Saudita classifica la Fratellanza Musulmana come organizzazione terroristica dal marzo 2014 ed Hezbollah dal marzo 2016.

In merito al porto di Suakin, il Sudan aveva firmato un altro accordo con la Turchia, alla fine di dicembre 2017, in base al quale Ankara avrebbe dovuto costruire dock navale per posizionarvi imbarcazioni militari e civili. Al momento, non è ancora chiaro se il nuovo accordo con il Sudan sarà compatibile con quello firmato con la Turchia.

Occorre ricordare che anche i rapporti tra il Sudan e l’Egitto sono stati caratterizzati da tensioni nei mesi passati in merito alla questione della Grand Ethiopian Rainassance Dam (GERD), il futuro sistema idro-elettrico più grande di tutto il continente africano. Il progetto della diga era stato avviato nel 2011 dalle autorità di Addis Abeba uno dei principali attori del Corno d’Africa sul piano economico e della sicurezza, con l’obiettivo di attingere dal bacino del fiume Nilo Azzurro, secondo principale affluente del Nilo, che attraversa il Sudan e l’Egitto. Sia il Cairo sia Kharotum temono che la diga possa danneggiare e limitare le rispettive risorse idriche. L’Etiopia, tuttavia, sostiene che la GERD non avrà alcun effetto negativo sull’Egitto e sul Sudan e che, al contrario, costituisce un progetto necessario allo sviluppo economico dell’area. La situazione è complicata dal fatto che i due trattati che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, risalenti al 1929 e al 1959, i quali attribuiscono all’Egitto una percentuale maggiore, vengono considerati ingiusti dall’Etiopia e dal Sudan. Inoltre, il Cairo accusa Khartoum di essersi schierata in favore di Addis Abeba, mentre le autorità sudanesi sostengono che l’Egitto sostenga gruppi di ribelli attivi all’interno dei territori etiopi. Sulla base di tale convinzione, il 4 gennaio, il governo sudanese ha ritirato i propri ambasciatori in Egitto per effettuare consultazioni in merito alla questione.  Per cercare di sedare le tensioni, il 16 gennaio, al-Sisi ha dichiarato in diretta nazionale di non avere intenzione di iniziare una guerra con l’Etiopia e il Sudan. Il giorno seguente, il premier etiope si è recato in visita ufficiale al Cairo, per chiarirsi con al-Sisi, in merito alla disputa sul completamento della GERD. I colloqui sulla questione si sono interrotti dallo scorso 15 febbraio, data in cui il premier etiope, Hailemariam Desalegn, ha presentato le dimissioni per avviare una transizione di potere democratica. Il giorno seguente, la coalizione governativa ha indetto uno stato di emergenza della durata di 6 mesi, che è stato poi ratificato dal Parlamento di Addis Abeba il 2 marzo. Successivamente, il 19 marzo, il presidente sudanese, Omar al-Bashir, è arrivato in visita ufficiale al Cairo , per colloquiare con il leader egiziano, Abdel Fattah al-Sisi.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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