La NATO espelle 10 membri della missione russa

Pubblicato il 28 marzo 2018 alle 10:29 in NATO Russia

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La NATO ha ridotto il personale della missione russa da 30 a 20 persone.

Il segretario generale dell’alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, ha affermato che, con tale mossa, la NATO si è voluta unire alla condanna internazionale contro la Russia, in merito all’attacco con il gas nervino contro l’ex spia russa, Sergei Skripal, avvenuto a Salisbury, in Regno Unito, il 4 marzo. Secondo quanto si legge nel comunicato ufficiale dell’alleanza, Stoltenberg ha ritirato l’accreditamento di 7 membri dello staff della missione russa presso la NATO e ha negato le richieste ad altri 3 diplomatici russi, riducendo da 20 a 30 il personale del Cremlino.

Sono 27 i Paesi che, fino ad ora, hanno espulso funzionari russi. Dopo il Regno Unito, che subito dopo lo scoppio del caso Skripal aveva mandato via 23 diplomatici, gli Stati Uniti, lunedì 26 marzo, ha ordinato l’espulsione di 60 ufficiali di Mosca che lavoravano all’ambasciata russa e presso l’Onu a New York, chiudendo anche il consolato russo a Seattle, nello Stato di Washington. Nelle ore successive, diversi Paesi europei e non si sono uniti alla condanna internazionale contro il Cremlino, espellendo a loro volta diversi diplomatici russi. Gli ultimi ad essersi aggiunti sono il Belgio e l’Irlanda, che hanno mandato via un funzionario di Mosca, e la Moldavia, che ha cacciato 3 diplomatici russi.  

La Russia ha sempre smentito le accuse in merito alla morte di Skripal, e ha giurato una risposta “simmetrica” alle mosse dei Paesi. Il 27 marzo, il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, ha affermato che Mosca non tollererà il comportamento e “l’odiosità” degli Stato occidentali, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale russa TASS. “La conclusione è che avevamo ragione a pensare che ormai sono davvero pochi gli Stati indipendenti nel mondo moderno e in Europa”, ha dichiarato Lavrov, aggiungendo che, a suo avviso, quanto sta accedendo è il risultato di pressioni e ricatti effettuati dagli USA per manovrare la scena internazionale.

La decisione della NATO avviene a più di venti giorni di distanza da un apparente riavvicinamento tra l’alleanza atlantica e Mosca, i cui rapporti sono caratterizzati da tensioni da anni. Il 7 marzo, il presidente del Comitato Militare della NATO, il generale Petr Pavel dell’esercito della Repubblica Ceca, aveva affermato che avrebbe voluto rilanciare le attività del NATO-Russia Council per cercare di gestire e risolvere le questioni in sospeso tra le due entità. Tuttavia, a suo avviso, la Russia avrebbe dovuto dimostrare attraverso le azioni, e non solo a parole, di essere pronta e favorevole a tale sviluppo. Il NATO-Russia Council (NRC), stabilito il 28 maggio 2002 in occasione di un summit tra Mosca e l’alleanza atlantica tenutosi a Roma, ha sostituito il Permanent Joint Council (PJC), un forum di consultazione e cooperazione fondato nel 1997 che creò le basi delle relazioni tra la Russia e la NATO.

Occorre ricordare che i rapporti tra la Russia e la NATO sono peggiorati nel febbraio 2014, data dello scoppio del conflitto russo-ucraino, nell’ambito del quale l’alleanza atlatntica si è schierata a favore della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, condannando l’annessione della Crimea da parte della Russia. Il primo aprile 2014, la NATO ha poi deciso di sospendere ogni cooperazione civile e militare con Mosca, lasciando aperti solo alcuni canali di comunicazione politici e militari. Nel corso del tempo sono nati nuovi motivi di scontro. Uno di questi è il supporto di Mosca ai separatisti ucraini. Dall’inizio della guerra dell’Ucraina orientale nell’aprile 2014, i Paesi occidentali hanno accusato il Cremlino di supportare i separatisti ucraini filo-russi, fornendo loro armi ed equipaggiamento militare, alimentando così gli scontri e l’instabilità della regione. Dall’altra parte, la Russia non ha mai ammesso il proprio coinvolgimento diretto negli scontri, dichiarando che i russi che stanno combattendo con i separatisti sono soltanto dei “volontari”. Un altro motivo di è costituito dal conflitto in Siria. Al suo scoppio, nel marzo 2015, la Russia è schierata, insieme all’Iran e alle milizie sciite libanesi di Hezbollah, a favore del regime di Bassar al-Assad, mentre NATO, USA, Turchia Arabia Saudita e Qatar si sono dichiarate a favore dei ribelli. Questa situazione ha creato uno scontro indiretto tra la Russia e i Paesi dell’alleanza. Dal 2015, Mosca compie bombardamenti in Siria, che hanno causato la morte di numerosi civili e le condanne del blocco occidentale. Infine, un ulteriore motivo di scontro tra i membri della NATO e la Russia è stato determinato, nell’ottobre 2016, dal passaggio nel Mediterraneo della flotta navale russa guidata dalla Kuznecov, unica portaerei di Mosca, diretta verso le coste siriane in supporto ad Assad.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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