UE – Turchia: nessuna soluzione concreta raggiunta al vertice bilaterale di Varna

Pubblicato il 27 marzo 2018 alle 18:28 in Europa Turchia

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L’Unione Europea e la Turchia non sono riuscite a raggiungere una soluzione concreta in merito a diverse questioni fonti di tensioni tra Ankara e i governi europei.

Lunedì 26 marzo, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha partecipato ad un incontro con il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, in Bulgaria, a Varna, per cercare di trovare un compromesso sull’entrata della Turchia nell’UE e sulla gestione dei flussi migratori e della lotta al terrorismo. Secondo quanto riportato dalle conclusioni ufficiali pubblicate sul sito del Consiglio europeo, Turchia e UE hanno concordato di intensificare i rapporti su più livelli, stabilendo anche i parametri per il futuro.

In merito alla candidatura di Ankara per entrare a far parte dell’Unione, il comunicato riferisce che la Turchia si è impegnata a sviluppare e ad attuare gli standard di un regime democratico, gestendo in maniera efficace le minacce alla propria sicurezza dopo il fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016. Tuttavia, i leader dell’UE rimangono perplessi e dubbiosi di fronte ai metodi utilizzati dalle autorità turche, i quali non hanno rispettato le libertà fondamentali dei cittadini e la legge. A tale proposito, Ankara viene esortata a collaborare con il Consiglio di Europa e con l’UE in generale, che si è detta pronta ad assisterla.

Ankara aveva manifestato per la prima volta il desiderio di entrare a far parte dell’Unione nel 1963. Per poter raggiungere tale obiettivo, il Paese avrebbe dovuto prima allinearsi alle politiche di Bruxelles e, pertanto, dal 2003, Erdogan, che allora era primo ministro, aveva approvato alcune riforme, come il riconoscimento della minoranza curda e l’abolizione della pena di morte. Tuttavia, negli anni le trattative per l’entrata del Paese nell’Unione Europea si sono arenate, causando attriti fra le due parti. Le relazioni fra Ankara e Bruxelles sono ulteriormente peggiorate in seguito agli arresti di massa e ai licenziamenti perpetrati dal governo di Erdogan in seguito al fallito colpo di Stato. Il 5 gennaio, in occasione di un incontro con il presidente francese, Emmanuel Macron, Erdogan si era detto “seriamente stanco” di aspettare la decisione di Bruxelles in merito all’entrata della Turchia nell’UE, aggiungendo che la lunga attesa potrebbe costringere Ankara a voltare le spalle all’Europa.

In ambito migratorio, il documento dichiara che UE e Turchia rimangono partner molto stretti. In particolare, Bruxelles ha apprezzato tutte le mosse fatte da Ankara, ringraziandola per aver accolto 3 milioni di rifugiati siriani nel corso degli anni passati. L’UE riconferma il proprio supporto, promettendo di assistere le autorità turche anche in futuro. Occorre ricordare che il 18 marzo 2016, la Turchia e l’UE hanno firmato un patto per bloccare i flussi migratori diretti in Europa, con l’obiettivo di limitare il traffico di esseri umani e favorire l’immigrazione legale per diminuire la mortalità nella tratta del Mar Egeo durante le traversate. L’accordo si è basato su alcuni punti importanti. In primo luogo, tutti i migranti irregolari, giunti in Grecia successivamente al 20 marzo 2016, sono stati rimandati in Turchia, dove, in base al principio del non-respingimento, sono stati accolti e protetti secondo gli standard previsti dal diritto internazionale. In secondo luogo, il patto ha previsto che per ogni rifugiato siriano rimandato in Turchia, un altro rifugiato fosse assegnato ad un altro Paese europeo per il ricollocamento.

Infine, in relazione alla lotta al terrorismo, l’UE vuole approfondire la collaborazione con la Turchia, soprattutto per contrastare il fenomeno dei foreign fighter. Tusk e Junker hanno espresso le proprie perplessità in merito alla situazione ad Afrin, in Siria.  Il 20 gennaio, Ankara aveva lanciato l’operazione Ramo d’Olivo contro il distretto di Afrin per “liberare il territorio dal terrorismo” e a creare una zona di sicura dell’estensione di 30 km al confine tra Turchia e Siria. La zona è sotto il controllo delle People’s Protection Units (YPG), parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare curdo ritenuto un’organizzazione terroristica da Ankara.

Da parte sua, Erdogan ha affermato che sarebbe “un grave errore” escludere la Turchia dalla sua politica espansiva. “La nostra operazione antiterrorismo non solo sta contribuendo alla sicurezza interna della Turchia e della Siria, ma anche dell’Europa”, ha affermato il leader di Ankara, il quale ha aggiunto di aspettarsi un forte supporto da parte dell’UE in merito a questioni legate al terrorismo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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