Turchia: iniziata l’operazione a Sinjar

Pubblicato il 27 marzo 2018 alle 6:03 in Iraq Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che le forze di sicurezza irachene sarebbero “parzialmente intervenute” nel distretto di Sinjar, situato nel nord-ovest dell’Iraq, al confine con la Siria.

Lunedì 26 marzo, Erdogan ha dichiarato: “La nostra speranza è che l’Iraq porti a termine l’operazione completamente. Se non lo farà, terremo alcuni incontri bilaterali e faremo quello che sarà necessario a Sinjar. Non abbiamo molta tolleranza per Sinjar” e ha aggiunto: “Un inviato iracheno si recherà in visita in Turchia il 26 marzo per incontrare il capo della nostra Intelligence”. In merito alla questione, l’agenzia di stampa Anadolu ha riferito che Baghdad avrebbe iniziato a schierare le proprie truppe a Sinjar, nelle aree dalle quali i combattenti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) si sarebbero ritirati qualche giorno prima, venerdì 23 marzo. Da parte sua, il portavoce dell’esercito iracheno, il brigadier generale Yahya Rasool, ha confermato la notizia, annunciando che le truppe irachene sarebbero state schierate a Sinjar e nel villaggio di Sinun, situato nello stesso distretto.

Stando a quanto riferito da alcune fonti, venerdì 23 marzo, i combattenti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) si sarebbero ritirati dal territorio di Sinjar, dopo che Ankara aveva minacciato di attraversare il confine e di avviare un’operazione militare contro di loro. Il PKK aveva preso il controllo del distretto nel 2014, quando aveva iniziato a sostenere la comunità yazida contro lo Stato Islamico, che, ritenendo la comunità eretica, aveva sterminato i suoimembri, uccidendo gli uomini, riducendo in schiavitù le donne e arruolando i bambini tra le proprie fila. Secondo le Nazioni Unite, si sarebbe trattato di un vero e proprio genocidio, dal momento che almeno 3.000 yazidi sarebbero stati uccisi dall’ISIS e 6.000 ridotti in schiavitù. In questo contesto, la Kurdistan Communities Union (KCK) aveva emanato un comunicato, nel quale affermava che “le forze di guerriglia erano intervenute a Sinjar per proteggere gli yazidi dal genocidio. Dopo aver raggiunto tale obiettivo, le forze si stanno ritirando”.

Le dichiarazioni del presidente turco sono giunte dopo che, il giorno precedente, domenica 25 marzo, Erdogan aveva annunciato che Ankara aveva iniziato le operazioni nel distretto iracheno di Sinjar. In occasione di un discorso pronunciato mentre si trovava nella provincia di Trabzon, il capo di stato turco aveva dichiarato: “Avevamo detto che saremmo entrati a Sinjar. Adesso, le operazioni sono iniziate. I combattimenti sono interni ed esterni”. Da parte sua, il Joint Operations Command iracheno aveva negato la notizia, affermando che nessuna forza straniera avrebbe attraversato il confine con l’Iraq. In questo contesto, il Comando aveva dichiarato: “L’Operations Command ha confermato che la situazione a Ninive, a Sinjar e nelle aree di confine è sotto il controllo delle forze di sicurezza irachene e che non c’è alcuna ragione per cui le truppe attraversino il confine iracheno per raggiungere queste aree”.

La notizia di una possibile campagna militare turca nel territorio settentrionale dell’Iraq era già stata annunciata l’8 marzo, quando il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva dichiarato che le operazioni contro i combattenti curdi, che erano state avviate nel distretto siriano di Afrin il 20 febbraio, sarebbero state estese al territorio iracheno e che si sarebbero svolte in collaborazione con il governo di Baghdad.

Negli scorsi mesi, le truppe turche avevano già colpito alcune postazioni dei soldati turchi nel nord dell’Iraq. Tra il 10 e l’11 marzo, gli aerei da guerra turchi avevano distrutto almeno 18 obiettivi appartenenti al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel nord dell’Iraq. Precedentemente, il 1 febbraio, lo Stato Maggiore turco aveva annunciato di aver neutralizzato 49 terroristi del PKK nel territorio iracheno. In tale occasione, la Turchia aveva affermato che i raid aerei avrebbero fatto parte dell’operazione Ramo d’Olivo. Qualche giorno prima, il 23 gennaio, Ankara aveva lanciato raid nel nord del Paese contro alcuni soldati curdi, che erano stati accusati di stare preparando un attacco al confine con la Turchia. 

Le operazioni di Ankara nel territorio iracheno si erano svolte nel contesto di un accordo tra Iraq e Turchia, mirato a contrastare i membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel territorio iracheno. Il 21 gennaio, in occasione di un incontro tra il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, e il ministro degli Esteri, Ibrahim Al-Jafaari, Ankara e Baghdad avevano intrapreso le negoziazioni per condurre un’operazione congiunta mirata a contrastare la presenza dei membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel distretto di Sinjar, situato nel nord dell’Iraq, al confine con la Siria. Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) sarebbe particolarmente attivo nel territorio settentrionale dell’Iraq, ma, recentemente, avrebbe rafforzato la sua presenza anche al confine con la Siria, al fine di sostenere le postazioni delle People’s Protection Units (YPG), situate nel nord del Paese, dove i curdi controllano circa un quarto del Paese, grazie alla collaborazione con gli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.