Siria: arrestati gli evacuati dal Ghouta

Pubblicato il 27 marzo 2018 alle 11:36 in Medio Oriente Siria

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Il governo siriano del presidente Bashar Al-Assad ha arrestato migliaia di uomini che stavano fuggendo dal territorio del Ghouta orientale, secondo quanto riferito dal quotidiano The New Arab.

La notizia, riferita da The New Arab, si baserebbe sulle testimonianze dei familiari dei combattenti ribelli che sarebbero stati arrestati, riportate dal sito di opposizione Zaman Al-Wasl sabato 24 marzo. In questo contesto, Mohammed Al-Basha, che avrebbe utilizzato uno pseudonimo per paura di ripercussioni, ha dichiarato che gli uomini, di età compresa tra i 16 e i 50 anni, che sono stati evacuati da Hammouriyah sarebbero stati mandati nel “campo di detenzione di massa” di Al-Duwair, privo dei servizi di base, situato nell’area di Adra, a nord-est di Damasco. Al momento, il centro starebbe ospitando più di 6.000 persone.

Hossam Al-Masri, parente di un detenuto di Al-Duwair, ha riferito che le autorità avrebbero consentito alle donne e ai bambini, sotto i 15 anni, di abbandonare il centro, ma avrebbero imposto severe restrizioni alle visite dei prigionieri.

L’1 marzo, la Russia aveva imposto una tregua giornaliera di 5 ore nel territorio siriano del Ghouta orientale, entrata in vigore nella mattinata del giorno successivo, il 2 marzo, con l’obiettivo di consentire l’arrivo dei convogli umanitari nell’area e l’evacuazione dei civili. Si era trattato del terzo tentativo fatto per porre fine ai combattimenti tra le forze governative e i ribelli siriani. Il primo tentativo risaliva al 24 febbraio, quando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva imposto nel territorio una tregua della durata di 30 giorni. Il cessate-il-fuoco era stato imposto in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito il territorio del Ghouta siriano nella settimana precedente, a partire dal 18 febbraio. La misura era stata violata poche ore dopo la sua imposizione, il 25 febbraio. Al fine di porre fine all’escalation di violenza e di permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche, il 26 febbraio, Mosca aveva imposto una “pausa umanitaria”, che sarebbe dovuta entrare in vigore il giorno successivo, il 27 febbraio, e durare 5 ore, dalle 9:00 alle 14:00. Anche in questo caso, la tregua era stata immediatamente violata dagli scontri tra le forze governative e i ribelli.

Oltre a ciò, le truppe di Al-Assad avevano diviso il territorio in 3 zone e avevano avviato trattative segrete con i singoli gruppi di ribelli in ogni area, applicando il principio del “divide et impera”, secondo il quale il migliore espediente per controllare e governare un popolo sarebbe dividerlo, provocando rivalità e fomentando discordie. In questo contesto, il 21 marzo, il primo gruppo di ribelli, Ahrar Al-Sham, avevano deciso di terminare i combattimenti in cambio di un corridoio sicuro che permettesse loro di raggiungere il governatorato di Idlib, situato nord-ovest della Siria, ancora sotto il controllo dell’opposizione, o di essere assolti dalle autorità siriane, nel caso in cui decidessero di rimanere nell’area. Si era trattato del primo accordo di questo genere concluso tra la Russia e l’opposizione siriana all’interno dell’enclave. Il secondo gruppo, Failaq al-Rahman, aveva annunciato l’imposizione del cessate-il-fuoco il giorno successivo, il 22 marzo, al fine di negoziare i termini per l’abbandono del territorio da parte dei soldati dell’opposizione. Al momento sarebbero in corso le trattative per negoziare il cessate il fuoco con l’ultimo grande gruppo di ribelli rimasto nell’enclave siriana, Jaish Al-Islam.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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