Regno Unito all’Iran: smettete di inviare le armi ai ribelli Houthi in Yemen

Pubblicato il 27 marzo 2018 alle 8:29 in Iran UK

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Il Regno Unito ha esortato l’Iran a interrompere l’invio di armi ai ribelli sciiti Houthi in Yemen e di sfruttare la sua influenza per porre fine al conflitto. La richiesta è stata effettuata attraverso un comunicato congiunto del segretario degli esteri inglese, Boris Johnson, e dal segretario per lo Sviluppo Internazionale, Penny Mordaunt, lunedì 26 marzo. “Se Teheran ha davvero intenzione di favorire una soluzione politica alla guerra in Yemen, come ha pubblicamente affermato, allora dovrebbe smettere di mandare armi agli Houthi, alimentando in conflitto e le tensioni e mettendo in pericolo la sicurezza e la pace internazionale”, hanno dichiarato i due funzionari inglesi

La guerra civile in Yemen, combattuta tra gli Houthi e le forze fedeli al presidente yemenita Mansour Hadi, è scoppiata il 21 marzo 2015. Pochi giorni dopo, il 26 marzo, l’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto a capo di una coalizione composta da Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, a supporto del presidente Hadi. L’Iran, che sostiene gli Houthi, invia segretamente armi al gruppo. Sia la coalizione a guida saudita sia Teheran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, ampliando così l’influenza sciita o sunnita nella regione. 

In tale contesto, il Regno Unito sostiene la coalizione saudita attraverso il rifornimento di armi, ricevendo le critiche di diverse organizzazioni umanitarie, tra cui Amnesty International, la quale ha affermato che le armi inglesi e americane inviate all’Arabia Saudita si stanno prendendo gioco dei trattati militari globali, causando enormi danni ai civili yemeniti.  Il conflitto ha provocato inoltre una grave crisi umanitaria nell’ambito della quale,  secondo un report dell’UNICEF del 16 gennaio, più di 5.000 bambini sono stati uccisi o feriti negli scontri, mentre altri 400.000 soffrirebbero di gravi forme di malnutrizione.  L’Unicef ritiene altresì che coalizione araba a guida saudita sia responsabile dell’uccisione del 51% dei bambini rimasti vittime della guerra in Yemen nel 2016. 

Nonostante le critiche, la Gran Bretagna ha sempre continuato a sostenere l’Arabia Saudita, affermando che ha il diritto di difendere la propria sicurezza nazionale. Accanto a Londra, il supporto americano alla coalizione saudita è iniziato con l’amministrazione Obama sotto forma di rifornimenti a mezz’aria e assistenza di intelligence. Il presidente Donald Trump ha poi ordinato il primo raid aereo americano in Yemen il 5 luglio 2017, con il duplice obiettivo di sostenere l’Arabia Saudita e di inviare un messaggio di guerra all’Iran, ritenuto il suo principale nemico in Medio Oriente. Successivamente, l’amministrazione Trump ha ulteriormente rafforzato il proprio sostegno militare nei confronti di Riad e, il 20 maggio 2017, in occasione del suo viaggio nella capitale saudita, ha firmato con l’Arabia Saudita un accordo sulle armi del valore di 110 miliardi di dollari. Infine, il 20 marzo, il Senato americano si è espresso a sfavore di una proposta del Congresso per porre fine all’appoggio americano alla campagna aerea di Riad. Tale proposta era stata avanzata alla luce della crisi umanitaria. Con 55 voti contrari e 44 a favore, la risoluzione, non gradita all’amministrazione Trump, è stata ufficialmente respinta.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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