Più di 100 diplomatici russi espulsi da più di 20 Paesi

Pubblicato il 27 marzo 2018 alle 10:31 in Russia UK USA e Canada

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Più di 100 diplomatici russi sono stati espulsi da più di 20 Paesi tra l’Europa e il Nord America in segno di aperta condanna nei confronti di Mosca per l’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal e della figlia Julija, avvenuto a Salisbury, in Regno Unito, il 4 marzo.

Lunedì 26 marzo, l’amministrazione Trump ha ordinato l’espulsione di 60 funzionari dell’intelligence russi che lavoravano tra l’ambasciata russa e la sede dell’Onu di New York, facendo altresì chiudere il consolato di Mosca a Seattle, nello Stato di Washington. La mossa del leader della Casa Bianca è stata appoggiata da 16 governi europei e da altri Stati, che a loro volta hanno ordinato l’espulsione di funzionari russi, rispettivamente:

  • Croazia, Estonia, Finlandia, Lettonia, Ungheria, Romania e Svezia, 1 diplomatico;
  • Italia, Danimarca, Olanda e Spagna 2 diplomatici;
  • Repubblica Ceca e Lituania 3 diplomatici;
  • Francia, Germania e Polonia 4 diplomatici;

Per quanto riguarda i paesi non europei, hanno espulso:

  • Albania e Australia 2 diplomatici;
  • Canada 4 diplomatici;
  • Ucraina 13 diplomatici.

Tali espulsioni si aggiungono alle 23 effettuate dal Regno Unito in seguito al caso Skripal. Secondo quanto riportato dal quotidiano inglese The Independent, l’amministrazione Trump ha riferito che i 60 funzionari che hanno ricevuto l’ordine di lasciare gli USA erano spie russe sotto copertura, persino quelli che lavoravano all’Onu. La mossa di Trump segue le sanzioni imposte dal tesoro americano il 16 marzo contro 19 tra individui ed entità russe vicine al presidente Vladimir Putin, come condanna al Cremlino per l’attacco chimico compiuto a Salisbury. Al momento L’ex spia e la figlia si trovano ancora in condizioni critiche all’ospedale. Secondo quanto riportato dalla premier inglese Theresa May, più di 130 persone sarebbero potute essere infettate a gas nervino utilizzato per colpire Skripal, e che almeno 50 persone sono finite in ospedale. Tra le altre motivazioni delle sanzioni, gli ufficiali americani hanno indicato anche la presunta interferenza di Mosca nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016 e alcuni cyber attacchi compiuti dalla Russia nei confronti di alcune strutture nucleari. Nonostante il presidente Trump avesse sempre espresso il desiderio di mantenere buone relazioni, con l’espulsione dei 60 diplomatici russi è evidente che la sua posizione è cambiata. Tuttavia, il comunicato della Casa Bianca lascia aperto uno spiraglio, riferendo a Mosca di essere disposto a rilanciare i rapporti se questa cambierà atteggiamento.

Per tutta risposta, la Russia ha giurato una reazione severa e “simmetirca”. Il vice ministro degli esteri russo, Sergei Ryabkov, ha riferito che il Cremlino rimane tuttavia aperto al dialogo costruttivo. “Vorrei sperare che i rapporti tra USA e Russia torneranno ad essere buoni”, ha riferito il vice ministro, precisando che la Russia non vuole chiudere il dialogo strategico con gli Stati Uniti che, a suo avviso, è necessario a entrambi i Paesi.

Skripal era un ex agente dell’intelligence militare che ha lavorato per l’intelligence inglese. Il 4 marzo, lui e sua figlia Julija sono stati ricoverati in condizioni molto gravi per essere venuti a contatto con l’agente nervino A234. La May ha puntato subito il dito contro la Russia, accusandola di aver architettato l’attacco. Dall’altra parte, il Cremlino ha respinto fortemente le accuse e ha offerto di aiutare le autorità inglesi nelle indagini. Mosca ha poi richiesto di poter analizzare i campioni dell’agente nervino con cui sono stati avvelenati Skripal e la figlia, ma Londra ha negato l’autorizzazione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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