Nigeria: il governo sta negoziando con Boko Haram

Pubblicato il 27 marzo 2018 alle 14:31 in Africa Nigeria

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Il governo nigeriano sta intrattenendo colloqui con i militanti del gruppo fondamentalista nigeriano Boko Haram, per raggiungere un cessate il fuoco e assicurare la fine delle ostilità.

La notizia è stata diffusa dal Ministero dell’Informazione della Nigeria, lunedì 26 marzo. È la prima volta dal 2009 in cui il governo di Abuja ha reso noto di essere in trattativa con i terroristi in merito ad un cessate il fuoco. In passato, tuttavia, il presidente Muhammadu Buhari aveva ripetutamente affermato di essere disponibile al dialogo. “Pochi lo sanno, ma è da un po’ di tempo che stiamo trattando per cessare le ostilità”, ha spiegato il ministro dell’informazione, Lai Mohammed, in un comunicato ufficiale. A suo dire, nel frattempo, è stata concordata una tregua di una settimana che è iniziata il 19 marzo, che ha permesso il rilascio delle studentesse di Dapachi, rapite dai militanti di Boko Haram il 19 febbraio.

Boko Haram, attivo in Nigeria dal 2009, ha causato la morte di almeno 20,000 persone, forzando 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case e causando una grave crisi umanitaria. Nel nord-est del Paese 450.000 bambini stanno rischiando di morire di fame. La furia dei jihadisti ha raggiunto anche gli Stati vicini, come il Ciad, il Niger e il Camerun, dove più di 2.000 scuole sono state chiuse. Secondo le stime del governo americano, nel 2015, Boko Haram è stato il terzo gruppo terroristico del mondo per numero di attentati, pari a 491, con un totale di 5450 vittime, secondo soltanto ai talebani e all’ISIS. Le violenze, gli stupri e i sequestri perpetrati dal gruppo nel corso degli ultimi anni sono innumerevoli. In particolare, i jihadisti utilizzano soprattutto donne e bambine che, dopo essere state rapite, vengono costrette dai miliziani a diventare kamikaze.

Il 25 dicembre 2016, Buhari aveva riferito che l’esercito nazionale aveva preso il controllo dell’ultima base di Boko Haram, nel nord-est dello stato del Borno. Il primo gennaio 2017, tuttavia, il gruppo terroristico aveva smentito la sconfitta attraverso la pubblicazione di un video e, da allora, si sono verificati sistematicamente attacchi che hanno messo a dura prova la sicurezza del Paese, soprattutto nelle aree più remote. L’ultimo attentato è avvenuto il 2 marzo, quando i jihadisti hanno preso di mira un avamposto militare di guardia a un campo che ospita circa 55.000 rifugiati a a Rann, nello Stato del Borno, uccidendo 3 operatori umanitari. Il primo gennaio 2018, Buhari ha ammesso che, nonostante la sconfitta tecnica dei jihadisti nigeriani, continuano a verificarsi attentati sparsi. A suo avviso, “nemmeno le migliori forze di polizia potrebbero sventare determinati attacchi criminali”. 

Secondo l’esperto Anthony Goldman, i negoziati con i militanti sono molto difficili a causa delle divisioni interne al gruppo. Quando l’8 marzo 2015, in seguito al giuramento di fedeltà all’ISIS da parte di Boko Haram, Abu Musa al-Barnawi, figlio di Mohammed Yusuf, venne nominato nuovo capo dell’organizzazione, il leader originale, Abubakar Shekau si rifiutò di cedere la guida dei jihadisti nigeriani, rimanendo al potere, provocando una spaccatura in seno all’organizzazione. Goldman spiega che esistono diverse fazioni, alcune delle quali hanno commesso diverse atrocità e hanno una visione del mondo che è incompatibile con la democrazia. Altre fazioni, invece, sono più pronte a colloquiare con il governo per raggiungere una tregua.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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