Arabia Saudita: colpiremo l’Iran in risposta agli attacchi degli Houthi

Pubblicato il 27 marzo 2018 alle 13:41 in Arabia Saudita Iran

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La coalizione araba, a guida saudita, che combatte in Yemen, ha minacciato l’Iran di ritorsioni, dopo che i missili lanciati dagli Houthi contro il territorio saudita avevano causato la morte di una persona e il ferimento di altre due.

Lunedì 26 marzo, in occasione di una conferenza stampa, il portavoce della coalizione, Turki Al-Malki, ha accusato l’Iran di aver fornito agli Houthi i missili balistici, che erano stati lanciati contro Riad nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 marzo, e ha dichiarato che la coalizione “ha il diritto di colpire” Teheran. In questo contesto, Al-Malki ha affermato: “Si tratta di un’escalation pericolosa da parte degli Houthi, che non si sarebbe potuta verificare senza il supporto dell’Iran, che ha fornito i missili balistici ai ribelli” e ha aggiunto: “Ci riserviamo il diritto di rispondere contro l’Iran al momento giusto e nel posto giusto, secondo il diritto internazionale, che si basa sul diritto innato di difendere il proprio popolo e la propria terra”. Il portavoce della coalizione avrebbe anche mostrato un missile iraniano, che ha affermato essere stato contrabbandato da Teheran all’interno del territorio dello Yemen.

Durante il suo discorso, Al-Malki ha altresì dichiarato che i crimini commessi dall’Iran costituirebbero una minaccia enorme nei confronti della sicurezza regionale e nazionale, oltre a una violazione del diritto internazionale e delle Risoluzioni delle Nazioni Unite. Di conseguenza, secondo il portavoce della coalizione, la comunità internazionale e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU dovrebbero adottare le misure necessarie per dichiarare il governo iraniano responsabile delle violazioni delle Risoluzione del Consiglio di Sicurezza.

In questo contesto, in merito all’attacco contro Riad condotto dagli Houthi, martedì 27 marzo, il rappresentante dell’Arabia Saudita presso le Nazioni Unite, Abdullah Al-Maalami, ha inviato una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, e al presidente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Karel van Oosterom, nella quale chiede di attribuire all’Iran la responsabilità di aver fornito le armi ai ribelli yemeniti.

Nella notte di domenica 25 marzo, i ribelli yemeniti avevano lanciato 7 missili balistici contro il territorio dell’Arabia Saudita. I razzi, che miravano quattro diverse aree del Regno, Riad, Khamis Mushait, Najran e Jizan, erano stati immediatamente intercettati e distrutti dalle forze di difesa saudite, tuttavia i frammenti dei missili sarebbero “piovuti su alcuni quartieri residenziali”, causando la morte di un uomo egiziano, residente nel Regno, e il ferimento di altri due, oltre a danni materiali alle strutture civili. Si era trattato della prima in cui questi attacchi avevano causato vittime all’interno del territorio saudita.

Da parte sua, l’Iran ha immediatamente respinto le accuse dell’Arabia Saudita. Martedì 27 marzo, un esponente politico del Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana, il brigadier generale Yadollah Javani, ha dichiarato che l’Iran non avrebbe fornito i missili balistici agli Houthi e ha aggiunto: “Tutti sanno che tutte le rotte per mandare le armi allo Yemen sono bloccate. Gli yemeniti hanno raggiunto la capacità di produrre armi difensive, tra le quali i missili, da soli. Un risultato inconcepibile per i sauditi”.

Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile dal 21 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo zaidita sciita, che ha la propria base nella capitale Sana’a e che si è alleato con il presidente yemenita destituito Ali Abdullah Saleh. Dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, che hanno la propria base ad Aden. Il presidente Rabbo Mansour Hadi è l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. La coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Mansur Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita e l’Iran sostengono parti avverse nel conflitto in Yemen. Riad è intervenuta direttamente nel conflitto, supportando il presidente destituito, Rabbo Mansour Hadi, tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. Teheran, invece, sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. L’Arabia Saudita ritiene che sia l’Iran ad armare il gruppo ribelle yemenita. In questo senso, Riad avrebbe interpretato la caduta del missile degli Houthi nel territorio saudita come un “atto di guerra” da parte di Teheran.

Il primo attacco degli Houthi contro il territorio saudita era avvenuto il 4 novembre 2017, quando gli Houthi avevano lanciato un missile balistico contro l’aeroporto internazionale King Khaled, situato nella capitale dell’Arabia Saudita. Le forze della coalizione avevano tempestivamente intercettato il razzo, che era stato dirottato in una zona disabitata a est dell’aeroporto. Qualche giorno più tardi, il 7 novembre, il principe saudita, Mohammed bin Salman, aveva accusato Teheran di “aggressione militare diretta”, che sarebbe stata considerata un “atto di guerra” e la coalizione araba aveva chiuso tutti gli accessi aerei, marittimi e di terra in Yemen, al fine di contrastare l’invio delle armi agli Houthi da parte dell’Iran. Già in tale occasione, lunedì 7 novembre 2017, la coalizione araba, a guida saudita, aveva accusato l’Iran di fornire missili balistici agli Houthi “con l’obiettivo di colpire il Regno [dell’Arabia Saudita], il suo popolo e i suoi interessi vitali”. Da parte sua, l’Iran aveva immediatamente respinto le accuse dell’Arabia Saudita, affermando che l’attacco dei ribelli yemeniti sarebbe giunto in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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